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Dom. 21-10-18 (Leopolda)

Non partecipo alla Leopolda, e del resto, chi mai ascolta la mia vocina sommessa, lanciata nel vuoto? Comunque, mi permetto di riassumere quanto voglio sperare che venga detto in questa occasione, che è anche la sintesi di tanti miei precedenti interventi, volti a parare i guai da cui è scaturito il consenso popolare tributato a Lega e M5S.
Primo, pensioni, revisione legge Fornero. Trovo madornale che la UE non abbia proceduto per prima cosa a fissare un’età pensionabile uguale per tutti gli Stati membri. E’ inutile predicare il rispetto di certi parametri economici se poi si permette di mandare all’aria i rispettivi bilanci con date diverse di pensionamento. E’ chiaro che il popolo plaude all’idea che si vada in pensione a 62 anni invece che a 66, ma ci vuole appunto una regola perentoria per impedire l’arbitrarietà di decisioni in questo ambito cruciale:
Secondo. Assenza di lavoro giovanile, ragion per cui la grande massa degli elettori dai 18 anni fino ai 30 e oltre hanno votato M5S. Bisogna che lo Stato, seguendo l’esempio decisivo del new deal roosveltiano, intervenga con massicce assunzioni. Io domenica scorsa ho indicato un limitatissimo intervento, di assegnare tante quote per cattedre universitarie quanti sono gli idoneati promossi nei concorsi nazionali. Roba da poco, cui il MBC dovrebbe aggiungere ben più abbondanti assunzioni, in accordo con Comuni e Regioni. Più in genere, diamo uno sbocco alla riforma universitaria del tre più due, che attualmente non serve a nulla, in quanto dopo il triennio non è prevista alcuna possibilità di assunzione, nelle scuole, negli ospedali, nella tutela del territorio e dell’ambiente. Tutto ciò, ovviamente per respingere la sterile linea assistenzialista del reddito di cittadinanza, che è la promessa di dare soldi in tasca perpetuando uno stato di disoccupazione generalizzata.
Terzo, e più difficile, questione immigrati. Sono cadute alcune ipotesi, come quella di distribuirli tra i vari Paesi, che non li vogliono. O di cercare la collaborazione della Libia, per farle impedire le partenze e trattenere in luoghi appositi gli aspiranti all’immigrazione via mare. Diciamo pure che la politica tentata da Minniti in merito è senza sbocco. L’unico esempio è dato da quanto l’UE ha fatto verso la Turchia, dandole una cospicua sovvenzione per farle trattenere gli immigrato, e così chiudendo l’esodo verso l’Occidente. I Paesi di quell’area si sono tutelati, l’unica sarebbe di fare lo stesso con noi, di farci divenire il luogo di accoglienza degli immigrati, e di una loro redistribuzione, ma sensata, a ragion veduta, come di un enorme ufficio di collocazione. Invece li lasciamo evadere dai nostri centri di accoglienza, a errare per le nostre strade, il che ha allarmato la popolazione e l’ha portata ad aderire in massa al discorso xenofobo di Salvini.

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dom. 14-10-18 (idoneazioni)

Faccio tacere una volta tanto la mia “vox clamantis in deserto” rivolta a denunciare il misfatto del Presidente Mattarella che ha regalato il Paese al duo di malfattori Salvini-Di Maio, nonostante che avessero del tutto proclamato il piano criminoso di portarci sull’orlo della bancarotta. Affronto invece un tema più in linea con la mia vecchia professione di docente universitario, anche se ai mie tempi non esisteva la modalità dell’idoneazione nazionale dei candidati a qualche avanzamento nei posti di insegnamento. Ora si deve acquisire una specie di abilitazione ai due ruoli di ordinario e di associato, con prove affidate a commissioni che lavorano on line, con l’obbligo di mettere poi in rete i rispettivi verdetti. Non ci sono limiti di posti, il che consente a queste commissioni di largheggiare nelle promozioni. Infatti, fino a questo livello, il sistema funziona bene, le commissioni si riuniscono abbastanza presto, e la messe degli idonei è larga. Ma poi i promossi devono affrontare delle colonne caudine, in quanto l’idoneità raggiunta è solo un primo passo, devono poi trovare qualche dipartimento dei vari Atenei che sia disposto a chiamarli, avendo nella sua dote la relativa quota di assunzione. La cosa è abbastanza facile quando si tratta dell’avanzamento di persone già incardinate, di ricercatori che sono stati promossi al rango di associati, e di questi ultimi dichiarati ordinari. Ma diventa invece difficile per chi è fuori dal sistema, e dunque esige una quota intera. Molti dunque degli idoneati restano fuori, sono costretti a lunghe attese, con l’ansia che i termini di validità del titolo raggiunto possano scadere. Sarebbe molto semplice ovviare a questo stato di cose, con un provvedimento che per giunta andrebbe del tutto nel senso di dare lavoro ai giovani e di evitare la fuga dei cervelli, che sono finalità proclamate a piene lettere da tutti i governi, compreso il precedente, quindi una volta tanto la mia non è un’accusa all’attuale governo gialloverde. Basterebbe mettere a disposizione una quota, che non ritengo molto rilevante, tale che ci fosse un posto per ogni idoneato, a prescindere dalle disponibilità esistenti presso i singoli dipartimenti e atenei. A questo modo l’assunzione sarebbe assicurata, si tratterebbe solo di aspettare il proprio turno, ma con l’animo tranquillo, sapendo che prima o poi questo arriverebbe. Non credo che la spesa per istituire un provvedimento del genere sarebbe eccessiva, d’altra parte esso andrebbe in una direzione del tutto giusta, in linea con i vari proclami annunciati, che però restano il più delle volte soltanto delle proclamazioni emesse a vuoto.

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Dom. 7-10-18 (new deal)

Qualche giorno fa il salotto di Lilli Gruber ha visto lo scontro tra Renzi e Padellaro, in cui il primo ha rivendicato i meriti del suo governo, mentre Padellaro, nel suo volto di vendicatore dell’affronto che gli è stato fatto di venire licenziato dalla direzione dell’”Unità”, e dunque divenuto un oppositore d’obbligo del renzismo, con la conseguenza di appoggiare la rivolta dei Cinque Stelle, gli obiettava, non senza ragione, come si debba spiegare il crollo delle azioni del Pd, se davvero avesse condotto le cose in modo debito. Io nei miei inutili appunti ho già risposto a suo tempo, quando ammonivo che bisognava seguire il grande esempio offerto dal “new deal” di Roosvelt al momento della grande crisi del ’29. C’è poco da dire, di fronte a queste catastrofi, è la comunità, il governo, lo stato che deve intervenire, ad assicurare lavoro, di fronte all’incapacità, o alla non volontà dei privati, dei borghesi, dei capitalisti, di farlo, in quel momento. Invece Renzi ha creduto un po’ troppo nei “capitani coraggiosi” della nostra industria, che tali non sono, e che hanno approfittato degli sgravi fiscali offerti dal Job’s Act, procedendo poi al licenziamento, o alla non-assunzione di lavoratori, non appena questi sono cessati. L’alternativa era che fossero direttamente lo stato, il governo a creare occasioni di lavoro per i giovani, che sono coloro il cui voto in massima parte è andato a favore dei Pentastellati facendo inclinare del tutto la bilancia da quella parte. Beninteso, il provvedimento giusto non è certo il reddito di cittadinanza, atto sciagurato che favorisce la pigrizia dei giovani, consentendogli di prolungare a loro piacere la condizione di inattività. Per esempio, l’ex-ministro Franceschini, invece di fare l’inutile riforma dei direttori di museo chiamati solo in nome del consumismo, per strappare più ingressi, avrebbe dovuto chiedere fondi per far entrare nelle file dei beni culturali migliaia di nuovi adepti. E così si dica per ogni settore, il paramedico, l’assistenziale in genere, la tutela del verde e dell’ambiente.
L’altro errore è stato quello di imporre qua e là, alle diverse comunità, l’obbligo di accogliere una quota di immigrati, senza nel contempo obbligarli a compiere qualche lavoro utile alla comunità, retribuito secondo le norme vigenti. Lo spostamento massiccio di voti a favore della Lega non è stato tanto la protesta verso i salvataggi, quanto verso questa coabitazione forzata imposta senza contropartite. Se il Pd si ripromettesse di rimediare a queste due gravi deficienze della sua passata gestione, forse otterrebbe qualche grado maggiore di consenso alle prossime tornate elettorali.

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dom. 30-9-18 (ancora Mattarella)

Mi meraviglio che nessuna voce più autorevole abbia ripreso il mio quasi inudibile squittio contro Mattarella e la sua decisione criminosa di affidare il governo a due forze scellerate, la Lega e i Cinque Stelle, i quali, a onor del vero, non avevano fatto mistero dei loro disegni rovinosi e sovversivi. E’ un po’ tardi scoprire ora che la decisione presa di recente di portare il deficit al 2,4% si deve considerare anticostituzionali, ora non c’è più rimedio, dato che se anche il Quirinale si rifiutasse di firmare qualche atto, si sa che basterebbe ripresentarlo e il Presidente sarebbe obbligato a sottoscriverlo. D’altra parte, se per un verso Mattarella si è deciso a protestare con riferimento ad articoli precisi della nostra Costituzione, pare che per altro verso, se si dà retta al quirinalista patentato del “Corriere>”, Marzio Breda, non rinunciato a premere su Tria per indurlo a rimanere nel governo, Quanto a quest’ultimo, vale per lui, ma peggiorato, il detto di Francesco I sconfitto da Carlo V, tutto è perduto tranne l’onore, solo che appunto Tria ha perso pure l’onore, ogni credibilità residua, e non vale neppure l’alibi che sarebbe rimasto abbarbicato alla sua poltrona per “salvare il salvabile”. Quanto meno, nei tre anni prossimi per i quali è stato dichiarato il mantenimento del deficit programmatico non sarà possibile far recedere la cricca al governo, solidale più che mai. E certo il pavido Mattarella non oserebbe imitare il suo predecessore Napolitano nel mandare a casa i leader, se lo spread dovesse impennarsi al di là del sopportabile. Purtroppo non pare che niente ci possa salvare dal passare per le forche caudine di un default dei nostri conti, tale da persuadere il popolo votante dell’errore fatto nel dare piena fiducia ai due partiti nella loro politica disastrosa. Temi bui ci attendono, ma almeno si riconoscano i torti, le colpe in merito di Mattarella.

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Dom. 23-9-18 (pensioni)

Il tema di questo domenicale è del tutto sull’onda dell’altro di una settimana fa, riguarda talune scelte di fondo che la Comunità europea avrebbe dovuto fare già all’atto di fondazione, per essere tale, e che comunque dovrebbe fare al più presto, se vuole sopravvivere. L’altra volta indicavo l’opportunità che i Paesi aderenti si dessero una medesima formula elettorale consistente nel ballottaggio al secondo turno, in modo da avere alla fine un unico partito vincitore, evitando le difficili alchimie cui al giorno d’oggi quasi ogni nazione è condannata. L’altra adozione comune dovrebbe riguardare l’età del pensionamento. Se questa è diversa per i vari Paesi, determina differenze di impiego delle risorse che mi pare rendano impossibile procedere allo stesso passo, come se tra i cavalli di un tiro alcuni avessero le zampe impastoiate. Naturalmente i sindacati dovrebbero avere forte voce in capitolo, nel decidere una materia come questa. Se si arrivasse a stabilire una soglia unica, si porrebbe fine al balletto insopportabile da cui in questi giorni proprio il nostro Paese è afflitto, con le due forze alleate nello sciagurato governo che ci è stato dato dall’insipienza di Mattarella, che tra tante discordie, solo in una cosa marciano compatte, cioè nel pretendere di abbassare la soglia del pensionamento, producendo nei nostri conti pubblici quella voragine cui la legge Fornero aveva tentato di rimediare per rimettere in ordine i nostri conti. Questa tormentosa e affliggente problematica non esisterebbe se all’atto stesso di ingresso nell’EU fossimo stati costretti ad accettare proprio un livello comune di accesso alla pensione, questa è materia essenziale, da non lasciare ad libitum dei singoli Paesi, ne va appunto della loro possibilità di procedere allo stesso passo.

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Dom. 16-9-18 (Svezia)

Il tema di questo domenicale viene dal risultato delle elezioni che si sono appena fatte in Svezia. Ancora una volta una legge elettorale di specie proporzionale si è dimostrata difettosa, anche là dovranno fare sforzi enormi per rappattumare una maggioranza possibile. Il caso si aggiunge ai molti già verificatisi, In Germani, in Italia, in Spagna, perfino la Gran Bretagna non ne è stata indenne. Gli unici due stati dell’Occidente che non hanno patito di questa impasse sono la Francia, per effetto della riforma costituzionale a suo tempo voluta da De Gaulle, che ha introdotto il ballottaggio, di cui ha usufruito Macron, l’unico leader europeo oggi sufficientemente in sella, salvo errori suoi, gli unici che ne possono corrodere il potere. E Beninteso gli USA, che procedono risolutamente a colpi di ballottaggio sia dentro le file dei due unici partiti, sia nello spareggio finale tra questi. E proprio gli USA dimostrano che c’è una provvidenza interna a questo metodo, per cui i vincitori si alternano, nessun partito manda per tre volte consecutive un proprio esponente al governo, e dunque è possibile un ricambio fisiologico. Il nostro Renzi aveva tentato di introdurre anche da noi questo sistema provvidenziale, ma è stato “gambizzato”, dagli elettori, e anche da una pavida corte costituzionale, che ammette il ballottaggio per la nomina dei sindaci ma, chissà perché, non lo concede a livello di elezioni nazionali. Si parla tanto di riforme per l’EU, credo che la prima e più impellente sia proprio di far adottare a tutti i membri della Unione questo sistema del ballottaggio, a costo di espellere chi non lo accetta.

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Dom. 9-9-18 (fuga dai centri)

Merita qualche riflessione il fatto recente di quelle decine di migranti giunti in Italia a bordo della Diciotti di cui per tanti giorni è stato proibito lo sbarco, da parte di Matteo Salvini, ma che poi, accolti dalle diocesi cattoliche del nostro Paese e in particolare sistemati in via provvisoria nella sede di Rocca di Papa, se ne sono andati, insalutati ospiti, cercando di far perdere le loro tracce. E’ del tutto inspiegabile la diversità di reazione proprio da parte di Salvini e della sua cerchia. Dapprima, hanno tentato di impedire lo sbarco di questi disgraziati, nonostante che fossero stati accolti da una inave della nostra marina, il che ha indotto la magistratura a muovere al nostro ministro la ben nota accusa, di sequestro di persona e simili, a mio avviso del tutto a proposito, anche se sicuramente finirà in una bolla di sapone. Avevo lodato l’atteggiamento di Salvini ostile alle navi ONG e alla loro pretesa di sbarcare i loro salvati nei nostri porti. In merito ho fatto ricorso alla similitudine dei gitanti che se si recano a fare dei picnic nei boschi, devono riportarsi a casa i rispettivi avanzi, non possono abbandonarli al primo casolare trovato sul loro cammino. Ma ben diversa è la cosa se il salvataggio è stato effettuato da imbarcazioni ufficiali battenti la nostra bandiera, o da navi di passaggio, che non sono andate apposta alla ricerca di naufraghi. L’obbligo del salvataggio in mare è un dovere umanitario imprescindibile, Ora poi, dati i nuovi ribaltamenti in Libia, l’intera politica impostata da Minniti al momento è andata a farsi friggere, non si può sperare che ci siano interventi della marina costiera libica per impedire le partenze, né che si possano fare in quel Paese dei centri di accoglienza con sufficienti garanzie umanitarie. E dunque, se non si vuole chiudere gli occhi, tirare diritto quando si incontrano casi di annegamento quasi certo, non resta che approdare ai nostri porti. Ma qui giunti, si tratta pur sempre di emigranti clandestini, anche se per le migliori ragioni di fuga da guerre e persecuzioni, comunque queste persone non si possono lasciar andare libere per il nostro territoro, bisogna confinarle, con tutte le garanzie che ci vogliono, per poi assegnarle a ragion veduta, dove risulti la possibilità di un loro utilizzo per lavori riconosciuti e trattati secondo le regole. Non possono invece scorrazzare liberi per il nostro Paese, anche se c’è qualcuno pronto ad accoglierli. E’ proprio questa erranza incontrollata che provoca il consenso massiccio a favore della Lega, e l’ostilità degli altri Paesi, che loro sì, si oppongono a un’immigrazione clandestina, quindi, lo spettacolo sarà sgradevole, ma non ci si può opporre ai blocchi alle frontiere verso la Francia o l’Austria. Sappiamo bene che questa è una imputazione rivolta all’Italua, appunto di non trattenere questi corpi erratici, anzi, in qualche modo di autorizzarli ad andare a premere disordinatamente ai vari confini. L’unico rimedio è di fare dei centri, prima, di accoglienza, poi di avvio ad assunzioni lavorative secondo le buone regole. Purtroppo il PD è stato colpevole di non aver capito tutto questo, di aver permesso alle solite cricche di profittatori di lucrare sui soldi che dovrebbero servire per rendere sopportabili i centri di accoglienza, e soprattutto di aver imposto accoglimenti qua e là, senza provvedere al dopo, a un utilizzo sensato di queste possibili forze-lavoro. E’ curioso che ora la cosa si ripeta anche da parte dei fieri avversari di questo “laissez faire”, che il nostro super-ministro di ferro non abbia nulla da dire quando la questura lascia andarsene liberi, con tante scuse, questi individui appena sbarcati dalla Diciotti.

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Dom. 2-9-18 (Pd alla riscossa)

Uno degli aspetti più spiacevoli di quanto avviene in questi giorni è il maramaldeggiare di tutti contro il Pd, in base al famigerato “vae victis”. Ci si è messo perfino il nostro miglior vignettista, Gianelli, che in una delle sue comparse quotidiane sul “Corriere della sera” ha dedicato uno sfottò proprio al Pd parlando in una sua opposizione “al Diciotti per cento”, collegando la solita accusa che quel partito non sta facendo una opposizione seria all’episodio della nave Diciotti, in cui si è consumato il reato di Salvini, di sequestrare su una nostra nave un centinaio di profughi salvati dal mare. Ma invece proprio in quell’occasione tutti i maggiorenti del PD, Maurizio Martina in testa, sono andati in processione a deplorare, a inveire contro Salvini e compagni. E si è pure realizzata una volta tanto l’unità della sinistra, perché a quel pellegrinaggio della protesta hanno partecipato pure i rappresentanti del LEU, Boldrini in testa. Che fare di più? Mi viene in mente una invenzione atroce del grande Dostoevskij, nel più cupo dei suoi romanzi, “I demoni”, dove alcuni rivoluzionari cercano di convincere un malato terminale a rendersi utile andando ad uccidere un qualche esponente dei poteri forti. In via analoga, si potrebbe cercare anche tra di noi un disgraziato ai suoi ultimi giorni con esortazione di andare a far fuori Salvini e Di Maio. E’ forse questo il tipo di protesta più robusta che l’opinione pubblica pretende da parte del PD? C’è poi il masochismo interno, di quelli che invitano a mutare etichetta, in vista delle prossime elezioni europee, il che mi sembra equivalere alla classica “excusatio non petita”, sarebbe il modo migliore per riconoscere la bancarotta, senza rimedio. Mi sembra curioso che una soluzione del genere venga invocata da un personaggio amletico come Calenda, che solo poco tempo fa reagiva nel modo a mio avviso giusto (tanto che nel mio piccolo l’ho fatto pure io) di correre a iscriversi nel partito ora posto sotto accusa. Per fortuna che Martina ha reagito nel giusto modo a questa stupida ipotesi, da lasciare tra gli altri, a profeti di sventure come Ignazi e la Gualmini, osservando giustamente che sarebbe come partire dalla coda, nella ricerca di ancore di salvataggio. Più che da una questione di etichette, bisogna partire dai contenuti. Sempre nel mio piccolo ho già provveduto a disegnare gli aspetti in cui la politica Pd è risultata deficiente nei tempi passati. Non certo nel mantenere i nostri porti aperti e le nostre navi disponibili ai salvataggi, ma nell’aver affidato la gestione delle hub a cooperative al solito ladrone, pronte ad approfittare, facendo di quei luoghi di riserva delle carceri insopportabili, con l’invito implicito ad andarsene. Un errore è stato pure il voler distribuire i profughi in ordine sparso, qua e là, determinando la protesta della popolazione, e il conseguente passaggio di rilevanti pacchetti di voti verso la Lega. Purtroppo è un vizio a cui non si è ancora posto rimedio, per esempio un centinaio dei profughi liberati a stento da bordo della Diciotti verranno infilati alla spicciolata in vari luoghi della Penisola, a cura del mondo cattolico. Ma che faranno questi disgraziati, se non inquietare con la loro presenza erratica e irregolare il mondo dei “normali”, instillando in loro quella protesta di cui Salvini è il pronto beneficiario? Ci vuole una grande operazione di collocamento, dare un lavoro a questi ospiti d’eccezione, naturalmente secondo tutti i crismi dell’ufficialità, retribuzione regolare, diritti assistenziali eccetera. Inutile insistere perché se li prendano altri Paesi, sappiamo già che questi dicono di no, o ne prendono quantità minime, insignificanti, La soluzione è che noi stessi diventiamo una grande centrale di ricollocamento in tutti i Paesi d’Europa, che di forze lavoro disponibili hanno tanto bisogno. La fuga dei giovani dai lavori pesanti, manuali, avviene dovunque, non è solo un fenomeno di casa nostra.
L’altro grande tema è proprio quello dei giovani, il cui voto ci ha abbandonato in massa e costituisce la cassaforte dei Cinque Stelle. In merito si dovevano studiare forme massicce di assunzione. Franceschini si è reso autore di una riforma inutile, andando ad assumere a peso d’oro alcuni direttori per aumentare le entrate nei nostri musei, invece gli si dovevano dare le risorse per bandire concorsi per centinaia di addetti al sistema museale e dei centri culturali, nelle varie nostre località. Passando a un altro settore, bisogna ammettere che ci siamo dati una riforma universitaria inutile, con quel primo grado triennale che non è stato provvisto di alcuno sbocco nel mondo del lavoro. Ecco un’altra occasione perduta, trovare possibilità professionali subito dopo aver raggiunto quella prima soglia. All’ipotesi malsana e rovinosa del reddito di cittadinanza si deve reagire fornendo accessi concreti ad attività lavorative. Un Pd che ritorni in campo con programmi revisionati, decisi a rimediare alle mancanze del passato, ha ancora buone possibilità di risalire la china.

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Dom. 26-8-18 (ancora Mattarella)

Ritorno ancora a ripetere la necessità di esecrare la condotta del presidente Mattarella, che ha regalato il nostro Paese a Matteo Salvini, forte di appena un 17% di voti, procurando una somma meccanica col malloppo conseguito dai Cinque Stelle. Possibile che nessun altro si associ in questo mio grido di protesta? I miei messaggi sono davvero del tutto solitari? Accuso Mattarella di essere un pavido, di aver temuto le noie di mandare il Paese a nuove elezioni, consegnandolo invece a due malfattori, anzi, al solo numero uno in malaffare Salvini. Come già detto, a lungo avevo ritenuto che egli non si volesse sganciare dall’appoggio del centro-destra per andare al matrimonio con Di Maio contando solo sulla metà dei voti dell’altro, ma non avevo valutato a sufficienaza lo stato di disperazione in cui il capo dei Pentastellati si trovava. Se non fosse riuscito ad andare al governo, gli si sarebbe spalancato il baratro, sarebbe affondato nel nulla, l’avvoltoio Di Battista era pronto a prenderne il posto. E dunque, è stata data a Salvini la possibilità di tenerlo in pugno, di ricattarlo, obbligandolo per esempio a dare la presidenza del consiglio a una marionetta, epriva di ogni peso e autorità. Mattarella ha reiterato la sua condotta improntata a ignavia non intervenendo, nella sua qualità di capo della magistratura e dell’esercito, nei confronti dell’ultimo crimine di Salvini, l’aver obbligato i migranti salvati dalla Diciotti a non scendere a terra, facendone uno strumento di ricatto verso l’Europa, ma soprattutto, un organo di amplificazione propagandistica.
Se qualcuno mi legge, sa che non avevo mancato di approvare la decisione di Salvini avversa alla condotta dele navi non governative, questi strani club di umanitari dediti a un nuovo sport. Mi sembra giusto che, se anche intervengono, non possono poi pretendere di scaricare nei nostri porti i loro salvati, allo stesso modo che se faccio una scampagnata con colazioni al sacco, non posso poi lasciare i rifiuti alla prima cascina che trovo nei dintorni, è buona regola riportarmeli a casa. Ma diverso è il caso se a salvare i naufraghi è una nave italiana, o una nave di passaggio fortuito. Forse Salvini vorrebbe che facessero finta di niente, o che magari dessero una mano a far affondare al più preso i gommoni. E dunque on questi casi non resta che accettare che i sopravvissuti approdino nei nostri porti.
A questo punto, che fare? E’ soltanto provocatorio-ricattatorio proclamare che ci pensino i vari Paesi EU a spartirsi questi poveri disgraziati. Ho già detto che l’unica soluzione razionale deve ispirarsi al modello messo in atto in Turchia, ovvero pagare un Paese perché costituisca un luogo ben atrrezzato di accoglienza dei profughi. Per quelli provenienti dalla Libra, sarebbe bene che un tale luogo fosse trovato in quell’area, ma visto che tutti dicono dell’incapacità che quel Paese provveda a ciò, dovremmo essere noi a prendere il posto della Turchia, a farci carico cioè di una accoglienza ben organizzata, a spese della Comunità europea, coi medesimi miliardi che si danno a quel Paese. C’è una colpa del PD per gli anni passati, quando era al governo, non certo di essere stato accogliente verso gli immigrati, ma di aver lasciato che i centri di soggiorno fossero gestiti da profittatori, e fossero simili a dei colabrodo, con implicito invito agli ospiti ad andarsene, a invadere le nostre strade, o a premere sui confini cercando di passare le frontiere. Oppure, altro errore è stato di procedere ad assegnazioni sparse, qualche decina di profughi qua, altri là, a ripetere il dramma dello sradicamento e dell’assenza di occupazioni. Il modo di procedere è invece di considerare queste concentrazioni di immigrati come tante riserve di mano d’opera, ovviamente da non lasciare al caporalato, da non trattare come riserve indiane, di nuovi schiavi, ma di possibili lavoratori per tutte quelle occupazioni manuali di basso profilo, che i nostri giovani si rifiutano di fare. E dunque, si dovrebbe procedere a una assegnazione ragionata e consapevole di questi possibili lavoratori là dove ne venisse avanzata la richiesta, con l’obbligo di trattarli come si deve. Il che non varrebbe solo per il nostro Paese, ma per ogni altro, soggetto come noi al medesimo fenomeno di rinuncia dei propri giovani ai mestieri considerati di basso profilo, e dunque anche loro bisognosi di ricevere una valida mano d’opera. Mi sembra che questa sia l’unica soluzione possibile, ma è vano sperare che venga accettata da un bruto scatenato come Salvini, agente con implicito o impotente benestare del pavido inquilino che siede al Quirinale.

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Dom. 19-8-18 (passanti)

Chiodo scaccia chiodo, si potrebbe dire. Appena domenica scorsa, 12 agosto, commentavo l’incidente bolognese avvenuto sulla tangenziale, ma sembra già dimenticato, oscurato dalla ben più grave catastrofe genovese. Eppure anche l’incidente di Bologna poteva chiudersi con un tragico bilancio, non inferire a quello della città ligure. C’è stato un solo morto, ma bastava che l’onda di fuoco levatasi dal tamponamento di un’autocisterna con altro veicolo andasse a investire le auto in marcia nella carreggiata contigua, o che colpisse le abitazioni poste a gomito lungo il percorso, e il numero delle vittime poteva crescere a dismisura. Quale il rimedio? Spero che se ne tragga la morale che bisogna abbandonare la folle idea del raddoppio dell’attuale tangenziale, con tutti i pericoli ad essa collegati, e che si rilanci il progetto alternativo, il passante a Nord, in aperta campagna, dove evidentemente incidenti di questa natura, non certo da escludere, non farebbero vittime civili. Ma purtroppo un giro di valzer del sindaco di Bologna ha allontanato questa soluzione soltanto per compiacere, a fini elettorali, i comuni del circondario, che non vogliono essere disturbati dal transito di auto e camion nelle loro vicinanze, o non vogliono subire la perdita di qualche fazzoletto di terreno agricolo. Purtroppo I Pentastellati, se utilmente si oppongono alla sciagurata ipotesi dell’allargamento della tangenziale nell’attuale nociva collocazione, non lo fanno certo a favore del passante in area sicura, ma nel nome della “decrescita felice”, dell’accontentarsi dell’esistente. E’ la stessa concezione che li ha portati, a Genova, a opporsi all’ipotesi, anche là, di un passante a debita distanza dai centri abitati. Eppure, venendo finalmente a Genova, questa pare proprio essere l’unica soluzione ipotizzabile. Certo nessuno può pensare a un rabberciamento del ponte nell’attuale collocazione, appoggiandosi ai due mozziconi residui. Chi si fiderebbe a transitare su una simile incerta e precaria passerella? E dunque, bisogna pensare a una possibilità alternativa, rispettando alcuni criteri che si impongono dopo i due drammatici casi recenti: porre i tracciati a distanza di sicurezza da insediamenti abitativi, e possibilmente anche da rotaie ferroviarie. Compito difficile, a tempi lunghi, ma proprio non vedo quali alternative ci possano essere, a meno che non si possa costruire un ponte in acciaio scorrente a poca distanza da quello andato giù, avendo cura che non passi sopra le teste di case e aziende. Tra parentesi, è da esecrare lo sciacallaggio di Di Maio, io personalmente non avrò pace finché non lo vedrà sprofondare nel nulla, con rammarico che sia stato salvato, come mi è capitato dire, da un provvido, per lui, salvataggio da parte di Mattarella, che gli ha permesso di formare il governo della protesta gratuita. Tra le varie voci emerse alla tv in questa occasione la più saggia e avveduta è stata quella di Di Pietro, che ha ricordato come il governo non si possa costituire in qualità di parte civile, in un eventuale processo contro i Benetton, in quanto sarebbe correo, infatti la concessione prevede che al governo resti un compito di controllo per verificare lo stato dei manufatti. Pare che per interventi del genere il ministero apposito non abbia fondi, ma questo non diminuisce le sue responsabilità, almeno su un piano formale e giuridico. Ma quello che conta per Di Maio è di dare addosso, di istigare all’odio, alla vendetta, soprattutto nei confronti del passato regime, da qui i fischi che nella cerimonia delle esequie di ieri hanno accolto i rappresentanti del Pd. Perfetto risultato ottenuto da Di Maio, nella sua pervicace continuazione della campagna elettorale.

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