Attualità

Dom. 2-10-17

Il tema del giorno mi sembra essere quello dell’ingovernabilità da cui sono minacciati quasi tutti i maggiori Paesi europei. Il colpo di grazia è venuto dalle elezioni tedesche che presentano un rebus così difficile tanto da far prender tempo, a Angela Merkel, uscita a stento vincitrice, fino alla fine dell’anno per formare un governo. La Spagna ha dovuto votare a più riprese, e questo purtroppo sembra il destino che attende anche l’Italia, se non si escogita un meccanismo elettorale capace di farci uscire dai guai. In un editoriale insolitamente perentorio il cauto e moderato Paolo Mieli se la prende con le disfatte dei partiti socialisti in Europa, che però mi pare rientrino nel ritmo mutuamente alterno, una volta la destra, un’altra la sinistra, che dovrebbe essere fisiologico in Paesi maturi e normali. Curiosamente Mieli inneggia a Corbyn, quasi intonando assieme al leader inglese l’inno Red flag e preconizzando una prossima andata al potere del segretario laburista, che però nulla lascia presagire con certezza. Che cosa può spingere la Bray a ritentare l’infausta roulette di elezioni anticipate? E dunque, anche in Inghilterra i laburisti restano al momento lontani dal potere, mentre la Bray ce la farà, anche lei, a costituire il suo bravo mosaico di partitini per giungere ad avere la maggioranza in Parlamento.
L’unico Paese europeo che si salva da questo logoramento è la Francia di Macron, ma non tanto per virtù intrinseche del giovane leader, quanto per meriti lontani di De Gaulle, che paventando una Francia dai troppi formaggi, ovvero dai troppi partiti e partitini, ha imposto una riforma costituzionale fondata, in definitiva, sul ballottaggio. E questa resta l’unica via percorribile per saltar fuori dai rischi di ingovernabilità. Lo aveva ben capito il nostro Renzi, l’unico decisionista di valore, che però è stato fermato dalla congiura dei colpevoli, pronti a fregare i destini dell’Italia per far fuori uno scomodo personaggio deciso a cambiare le cose. E una ipocrita e pavida corte costituzionale ha contribuito al crimine bocciando l’ipotesi del ballottaggio, che pure è usualmente praticata per la elezione dei sindaci. Quello che è valido e compatibile con la nostra costituzione su quel fronte, perché dovrebbe apparire indebito su una base nazionale? E perché la costituzione francese affida la “summa rerum” proprio all’esito di un ballottaggio? E questo non è pure l’esito finale previsto nella maggior democrazia del mondo, negli USA?
Rebus sic stantibus, ritorno a quanto già suggerivo, in questa mia inutile tribuna personale, di tentare una legge elettorale con un premio di maggioranza fissato al 35%, mi pare che la pavida Consulta fin qui sia arrivata. E’ una meta cui potrebbero tendere i tre maggiori blocchi, Pd, Cinque stelle e alleanza di centro-destra. Sarebbe l’unica soluzione che ci potrebbe risparmiare le infinite tribolazioni di una più che certa ingovernabilità a venire.

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