Attualità

Dom. 7-1-18 (la Repubblica)

Ogni giorno acquisto sia “Il corriere della sera” sia “ la Repubblica”, i due quotidiani che dominano il panorama gornalistico italiano e che meno risentono della perdita di lettori. La mia preferenza va al “Corriere” perché le mie vicende personali, nel bene e nel male, sono state legate a più riprese a quel giornale, ma non disconosco l’importanza del concorrente, anche se raramente disposto a concedermi qualche attenzione. Ora però credo di unire la mia voce a quella di molti altri utenti nel deplorare la riforma grafica cui il foglio fondato da Eugenio Scalfari si è sottoposto. I caratteri dei testi risultano quasi illeggibili, e si disperdono in un vasto spazio non sostenute dalle relative immagini, che si ritirano ai margini, quasi dubbiose di stabilire una incidenza più dinamica con le parole. Non parliamo poi dei titoli degli articoli, anch’essi affidati a caratteri deboli, quasi stesi con un di inchiostro simpatico che tende a scomparire alla vista. E non mi sembra neppure felice l’idea di personalizzare i collaboratori di maggiore pregio tracciandone delle incerte silhouettes, anch’esse sempre a un passo dallo sparire, dal venir risucchiato dal debole, evanescente contesto. Per cui, l’unica vera guida per il lettore sono i colonnini laterali dove vengono enunciati gli argomenti, cronaca, economia, cultura, spettacoli, ma aprendo subito la difficoltosa e incerta partita di andare a reperire gli articoli corrispondenti e i relativi autori. Difficoltà e incertezze provengono anche dalle soluzioni adottate negli inserti locali, per la cultura si punta a localizzare gli eventi in una pianta topografica della città, ma anch’essa così tenue e sfuggente nelle linee che diventa assai difficile ubicare i singoli eventi, oltretutto scritti molto in piccolo per farli stare nelle minute caselle. Insomma, una riforma che prende l’aria di un autogoal, speriamo che dai lettori parta un verdetto unanime che consigli di procedere a una controriforma.

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