Letteratura

Giuseppe Conte, salvataggio tardivo a Istanbul

Non so per quale misterioso connubio un poeta tendenzialmente austero e dedito al sublime, rivolto a praticare il “poetichese”, come Giuseppe Conte, insista anche a scrivere romanzi intonati a una vena facile, quanto mai leggibili. Mi era già capitato di lodare una sua precedente prova appartenenti a un filone storico, “citazionista”, consistente nella ricostruzione delle avventure e della morte di un suo grande predecessore, il poeta inglese Percy Bysse Shelley (“La casa delle onde”, 2005). Ora invece, con “Sesso e Apocalisse a Istanbul”, Conte è sceso a più miti pretese, entrando nell’agone in cui si colloca tanta produzione attuale, di turismo dedito ad avventure erotiche inframmezzate da incursioni nel terrorismo. Roba insomma da fiancheggiare, su un livello ridotto, i romanzoni di Dan Brown e altra roba del genere. E tuttavia, al termine della lettura, dopo momenti in cui stavo per rigettare il libro ritenendo inutile proseguire nella sua lettura, mi sento di assolverlo, per un finale non privo di grandezza, dove magari l’autore ritrova le doti epiche e altisonanti care anche al poeta. Andiamo a vedere. Protagonista è una donna, Veronica, meglio nota con l’abbreviazione Vero, stanca di un consorte potente ma distratto, tanto da sentirsi autorizzata a trovare un partner più efficace, tale Giona Castelli. Tutto sembra seguire un percorso molto facile, i due vanno a sfogare i loro appetiti erotici a Istanbul, sappiamo quanto questa città sia divenuta epicentro di trame del genere per merito dell’esempio trascinante proprio di Dan Brown. Giona, pur essendo maestro di erotismo, è pure un intellettuale che approfitta di quel soggiorno per visitare alcuni intellettuali del luogo. Assieme a loro ha la pessima idea di andare con una prostituta, anche se la cosa ci resta alquanto celata, la verremo a conoscere solo per gli effetti tragici che ne derivano. Infatti salta fuori un vendicatore della notte, una esistenza bruciata dalla droga, di un giovane caduto nelle mani di una setta religiosa e di relativi santoni, ispirati all’Isis o a roba del genere. Da questo punto in poi il modello Brown si impone, infatti questo giovinastro, proprio come l’essere subumano che compare nel “Codice da Vinci”, non ha mai goduto dei piaceri del sesso. Però lo turba un incontro del tutto casuale con la fascinosa Vero, che lo investe con la sua auto sportiva, avendo cura di lui, mostrandogli un po’ di quell’attenzione, colma di lusinghe, di cui egli è sempre stato privo. Da un lato questo spirito votato alla ribellione e alla vendetta avrebbe l’incarico di vendicare la prostituta e di uccidere chi ha approfittato di lei, infatti la vicenda si tinge di giallo per la morte in circostanze misteriose dei due intellettuali che hanno avuto i rapporti carnali con la donna. Infine giunge il turno di punire anche Giona, il vendicatore lo raggiunge nella sua camera d’albergo, ma vi si sente combattuto tra la missione da compiere e invece l’attrazione erotica per la bella signora da cui si sente irresistibilmente attratto. Lotta strenua in lui tra le due pulsioni, copia conforme di tante scene di sequestro, coll’invasore che applica cerotti e altri legami sulle due vittime, i quali però riescono a liberarsi, avendo nel frattempo compreso che, ben oltre i loro casi individuali, il giovane folle mira a una strage di massa, per cui in definitiva non ha tempo da perdere con loro, se ne allontana, assorbito dal compito rituale-micidiale che lo guida. Scatta a questo punto una mutazione spirituale in Giona, l’essere vizioso, sfruttatore di donne, approfittatore di ogni circostanza si muta in un “eroe del nostro tempo”, corre a perdifiato, in affanno, nel tentativo di fermare lo stragista prima che compia l’atto nefando. Riesce infatti a giungere sul luogo del crimine appena un minuto prima, e si getta, allargando le braccai, frapponendo il suo corpo, quasi per raccogliere su di sé i proiettili che il kamikaze sta sputando fuori da una mitraglietta. Gesto eroico che salva la situazione e riscatta l’intellettuale dalla sua mediocrità. Lo stesso si potrebbe dire anche del nostro Conte, che con questo esito “sublime” riscatta la stereotipia del suo prodotto, anche se siamo ancora una volta alla replica di imprese ben note che ci sono già state narrate in tanti film e serial televisivi. Il bravo detective, risollevandosi dagli inevitabili trascorsi di drogato o di alcolista, giunge sempre a bloccare lo spietato omicida, proprio come avviene anche in questa vicenda.
Giuseppe Conte, Sesso e Apocalisse. Giunti, pp.235, euro 16.

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