Letteratura

Il poemetto in prosa di Voltolini

Da qualche tempo vengo denunciando i rischi di un indulgere in eccesso alla cosiddetta autonarrazione, il che porta i nostri narratori a stendere lunghi brogliacci pieni delle vicende proprie e altrui, di genitori, fratelli, amici, e affollati curricula sovraccarichi di mille prove, disgrazie, patimenti. Ultimo campione di queste operazioni alquanto asfittiche, Giorgio Falco con la sua “Ipotesi di una sconfitta”, dove la sconfitta potrebbe proprio consistere in una mancata capacità di abbreviare i tempi e i modi di questa confessione. A rimedio di un simile procedere inflazionato ho lodato le vie brev adottate sia dalle “Nughette” di Loenardo Canella sia il “Promemoria” di Bajani. Ora si aggiunge anche Dario Voltolini col suo “Pacific Palisades”, smilzo volumetto in cui sta racchiuso un materiale autobiografico, almeno all’apparenza, che altri averbbe potuto avere la tentazione di diluire fino a misure estreme. Invece vi si procede in modi parchi ed essenziali, appunto in nome di uno sfoltimento utile, che non lascia cadere nulla dell’aspetto casuale, esistenziale, di cose, episodi, eventi, tutti appesi al gusto dell’attimo, dell’epifania occasionale. Forse, in un confronto con i due casi precedenti, a Voltolini si potrebbe muovere il rimprovero di apparire malgrado tutto ancora troppo “normale”, ovvero alquanto diluito, lungo nella gittata delle sue riflessioni, e soprattutto egli appare alquanto riluttante a valersi di quei contrasti, tra il marginale e l’importante, il sacro e il profano, di cui invece danno prove più incalzanti i suoi “competitors”, su questo fronte di una scrittura volutamente brachilogica. Naturalmente si para in prospettiva il continente ben noto del poemetto in prosa, di cui ormai abbiamo imparato a conoscere le varie possibilità è misure. E’ una miscela i cui ingredienti, come in una ricetta culinaria, possono entrare in varia misura. Nel caso di Voltolini, evidentemente la componente prosa è del tutto predominante e lascia scarso margine alla sua controparte, la poesia, che del resto è un ospite pericoloso e che bisogna contenere, amministrare in dosi giuste, evitando che pretenda di pesare troppo nell’equilibrio complessivo del componimento.
Dario Voltolini, Pacific Palisades, Einaudi, pp. 78, euro 10.

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