Letteratura

Ricordo di Valentino Vago

In questo tragico inizio d’anno sono a ricordare con commozione un altro scomparso eccellente, Valentino Vago, che si aggiunge nell’elenco in cui purtroppo già sono entrati Mauro Staccioli, Vittorio Fagone, Gualtiero Marchesi. Gli intensi rapporto che ho avuto per decenni con Valentino non erano incominciati molto bene. Mi devo rifare al 1979, quando realizzai, al secondo piano del milanese Palazzo Reale di Milano, la mostra “Pittura ambiente”, menzionata proprio nell’omaggio rivolto a Fagone, in quanto responsabile con me, in quel momento della programmazione mostre nel capoluogo lombardo. In quell’occasione ho dato la precedenza a un collega, a un “competitor” del nostro Vago, a Claudio Olivieri, forse perché mi sembrava che allora lui fosse maggiormente propenso a scostarsi dalla superficie e a invadere lo spazio. Infatti Olivieri, per quella mostra, concepì quasi un omaggio a Calder, appendendo dei lacerti cromatici, per una volta in libera uscita dalla tela, a delle specie di “stampelle” oscillanti nel vuoto, come se le svirgolature grafiche con cui negli anni ’60 infrangeva la monotonia della superficie per un momento prendessero corpo. In seguito Olivieri, con bella coerenza, si è tirato indietro da quella prova di forza, si è riadagiato nella superficie, ma movimentandola il più possibile al suo interno. In definitiva anche Vago rompeva la monotonia delle stesure compatte ricorrendo pure lui a delle frange, a delle screziature, ma forse le ho considerate non sufficienti a dare davvero un palpito spaziale alle stanze, mentre invece un altro che mi persuadeva, e che misi in mostra, fu il post-informale Marco Gastini. A dire il vero già allora Vago non si limitava a darci delle stesure compatte, ma le considerava come degli stagni per una pesca miracolosa. Infatti dal pelo di quell’acqua, di quella piscina magica emergevano come dei galleggianti a tinte vivaci, simili a quei minimi corpi che servono ai pescatori per segnalare che la preda ha abboccato. In seguito, mentre Olvieri rientrava completamente nel piano e vi si stringeva, Valentino ha compiuto un’operazione sempre più ambientale, e dunque quelle sue invasioni azzurrine o verdognole, più che essere delle distese acquatiche di laghi o stagni, sono divenute delle diffusioni aeree, dei cieli azzurrini, rarefatti ma di vasta espansione, caricati anche di intenzioni mistiche. Infatti Vago, buon credente, ha voluto dedicare la sua musa a un rilancio dei riti cristiani, si è comportato come un suonatore d’organo che fa diffondere la musica entro le absidi e navate di chiese, a conforto e sollecitazione di un culto sempre più tiepido. Beninteso, dall’ordine del sonoro nel nostro caso bisogna subito trasferire la similitudine in quello del visivo, ma il paragone è efficace proprio per designare l’espansione illimitata di cui Vago si è reso produttore, capace di superare le tradizionali divisioni architettoniche, di non lasciarsi ingabbiare da absidi, navate, cappelle, proprio come un gas nobile che si diffonde ovunque. L’artista era molto fiero di queste sue procedure, infatti anni fa mi ha invitato a compiere con lui un giro in macchina nei dintorni di Milano per andare ad ammirare alcuni tipici risultati di queste sue ampie e generose esalazioni, come di gas euforizzanti, tali da favorire l’afflato religioso dei partecipanti. Non aveva mancato di invitarmi anche ad ammirare un prodotto a distanza di questa sua “pittura ambientale” per eccellenza, in una chiesa del nostro culto eretta in un emirato arabo, ma confesso che non ebbi né il tempo né la determinazione per affrontare una visita così lontano da casa. Ora anche la sua esistenza terrena si è tramutata in una magica emissione, svanendo nell’aria come da una pira in cui secondo altre tradizioni si cremano le salme, illustri o meno. Forse ne dobbiamo intravedere una superstite presenza in qualche nuvola o nebbia o altro rarefatto effetto atmosferico.

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