Letteratura

Carofiglio e Levi: il vero, cattivo consigliere

La nota odierna colpisce due opere narrative, unificate in un giudizio molto limitativo, in base a una riflessione di qualche peso, che cioè bisogna sempre fare la differenza tra il vero e il verosimile. La narrativa, in quanto figlia della “Poetica” aristotelica, deve essere il regno della seconda categoria, cioè il narratore deve sforzare la sua fantasia a trovare casi immaginari, che però, se non veri, siano attendibili. Il vero, invece, appartiene alla storia che, come non manco mai di ricordare, viene dalla radice greca di “id”, del vedere coi proprio occhi, e dunque del farsi testimone di quanto accaduto. Non posso dimenticare che alcuni grandi narratori dei nostri tempi, a cominciare dal mio amatissimo Pirandello, hanno dichiarato che talvolta il vero batte per forza e novità il verosimile, ma bisogna che i fatti accaduti si carichino di un potenziale capace di andare ben oltre una piatta statistica. Comincio le mie reprimende con un’opera di Gianrico Carofiglio, “Le tre del mattino”. Nei suoi confronti mi ero espresso favorevolmente a proposito dell’”Estate fredda”, che mi era apparso un poliziesco ben condotto, proprio con la freddezza annunciata nel titolo, ma mi ero scordato di avere invece presentato un “pollice verso”, sull’”Immaginazione””, per una precedente uscita di questo autore, “Il silenzio dell’onda”, di cui invano si cercherebbe menzione nel breve curriculum ospitato nel risvolto di copertina dell’attuale prodotto, secondo il deprecabile uso di elencare solo quanto di un certo autore è stato pubblicato sotto le bandiere del medesimo editore che ora ne gode i diritti, clausola commerciale che mi sembra vile e deprecabile quando si tratta di prodotti intellettuali, e che sottrae al lettore validi strumenti di giudizio. Allora, Carofiglio aveva tentato le vie del verosimile, con la vicenda di un poliziotto infiltrato, ma in modi così smaccati da rendere offesa proprio al vero, alla prudenza dei malviventi che fiutano da lontano la puzza dei traditori. Poi invece, nel romanzo da me lodato, aveva proceduto in modo misurato e corretto. Questa volta Carofiglio getta alle ortiche la sua professione di giallista appezzato, per tuffarsi in una vicenda che ha tutto il sapore di una pagina di diario personale, anche se una premessa si affretta a mettere le mani avanti e a dire che no, si tratta proprio di un prodotto di “finzione”. Ma allora, quale portata esemplare, quale valore paradigmatico ha una vicenda così meschina e riduttiva, come questa, di un figlio che soffre di turbe psichiche, tanto che un padre comprensivo lo porta in visita da uno specialista a Marsiglia, il quale prescrive un rimedio singolare, stare sveglio per tre notti consecutive, a digiuno e senza dormire. E così, comincia la peregrinazione di padre e figlio per le vie della seconda città della Francia, se si vuole, una “rimpatriata” tra i due congiunti, costretti a ritrovare una vicinanza, a sopportarsi, a comprendersi e possibilmente ad amarsi a vicenda, ma nulla più. Invano un lettore spera che da qualche viottolo dei bassifondi della città portuale sbuchino malviventi, o che i due in utile esercizio di astinenza scoprano un cadavere. Nulla di tutto questo, restano pagine di un diario molto personale ed esclusivo.
Certamente più efficace è la documentazione del vero condotta da Lia Levi, in “Questa sera è già domani”, arrivata ultima nella cinquina conclusiva dello Strega, e mi sembra che in quel caso il verdetto sia stato giusto. Il vero affrontato in questo caso è della massima importanza, dato che riguarda le persecuzioni antisemite come si svolsero, dopo il ’39, per la sciagurata decisione mussoliniana, esaminate negli effetti su una comunità ebrea di Genova. La Levi tenta di inserire elementi “verosimili”, come la vicenda del protagonista principale, Alessandro Rimon, che sarebbe un “enfant prodige”, tanto intelligente da indurre i genitori a fargli saltare un anno delle elementari e da andare alle medie in anticipo. Male gliene incoglie, perché a quel modo, e anche per un suo certo spirito saccente, diviene lo zimbello di compagni più maturi di lui, tanto da indurlo a condotte protestatarie, quasi a voler reprimere quelle buone doti naturali che sono causa dei suoi disagi. Questo il nocciolo autonomo della vicenda, su cui ben presto si abbatte il capitolo delle persecuzioni antisemite. La Levi ha il merito di esaminarle con mano leggera, sempre attenta a non fare offesa al vero, ma a questo modo ne viene un deficit di climax, di cariche drammatiche o addirittura tragiche. Per un verso le dobbiamo essere grati per non aver pescato nel repertorio, ben noto delle sciagure inflitte in quegli anni agli ebrei d’Europa. La nostra autrice procede in modi cauti, con tutti gli alleggerimenti possibili. Per esempio, il padre di Alessandro viene perseguitato, ma in un primo tempo non tanto perché ebreo bensì perché straniero, belga di nascita, portatore di passaporto inglese, per cui contro di lui scatta l’internamento. Quando l’Italia entra in guerra, lo si costringe a vivere in un paesello remoto, raggiunto da moglie, e figlio, sempre più scontroso, deciso perfino, pur essendo ancora un ragazzino, a entrare nelle file dei partigiani, al crollo del regime fascista e quando il nostro Paese è occupato dai tedeschi. Ma è mossa velleitaria, la Levi ritrae subito la mano, come un giocatore di scacchi che ha capito di avere fatto una mossa sbagliata. Poi i giochi si fanno duri, viene l’ora di tentare la fuga all’estero, nella solita e provvida Svizzera. Il guaio è che su questa strada abbiamo già il capolavoro affidato da Hemingway alle pagine finali dell’”Addio alle armi”. E’ vero che il suo eroe fuggiva da una possibile accusa di diserzione dall’esercito italiano, ma le insidie, i pericoli in quel frangente erano già tutti ben evidenziati. La Levi ha letto quelle pagine? E allora perché pretendere di ricalcarle, oltretutto in modo piatto, come sempre aderente, si può supporre, a un vero che non sale mai di tono per acquisire tinte sostenute e ben chiaroscurate?
Gianrico Carofiglio, Le tre del mattino, Einaudi stile libero, pp. 165, euro 16,50.
Lia Levi, Questa sera è già domani, edizioni e/o, pp. 217, euro 16,50.

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