Attualità

Dom. 11-8-19 (no elezioni)

Solo pochi giorni fa opinionisti quotati come Polito sul “Corriere della sera” e Galli della Loggia, “In Onda”, azzardavano l’ipotesi che Salvini non sarebbe andato alla crisi di governo, ben lieto di avere come zerbino un debole Di Maio, consapevole che le elezioni per lui sarebbero state un disastro. Poi all’improvviso Salvini ha deciso di rompere, ovvero, come ha detto brutalmente a Conte, ha voluto andare all’incasso del vantaggio che oggi gli attribuiscono i sondaggi. Ma spero proprio che abbia fatto male i suoi calcoli e che non riesca a ottenere di andare al voto. Non per nulla oggi il “Corriere” titola “Cresce il partito contrario al voto”, e leggo con piacere che anche il mio amatissimo Renzi è tra coloro che si dichiarano ormai restii ad andare al voto, incontrando su questa strada perfino Grillo. Solo Zingaretti si pronuncia a favore delle elezioni, temo che sia solo per il meschino proposito di far fuori un po’ di deputati Pd di fede renziana, anche se questo porterebbe il nostro partito a un meschino incremento di qualche punticino, e regalerebbe il Paese a Salvini. Il quale forse si è accorto in ritardo del passo falso che ha compiuto e si affanna a denunciare il connubio Pd-Pentastellati come un volgare inciucio, come se il re degli inciuci non fosse stato proprio quello firmato da lui con Di Maio e compagni. Del resto, o ci sono governi monopartito, ormai quasi inesistenti, o se è necessario ricorrere a delle coalizioni, queste sono tutte degli inciuci più meno validi, tale era il Pentapartito che ci ha governato per mezzo secolo, e lo è pure il bipartito che governa in Germania. Inoltre si deve ricordare che la nostra è una democrazia rappresentativa e non diretta, dove si vota ogni cinque anni e gli esiti restano fermi, non si va a una borsa dei numeri come succede nei mercati. Questo è l’errore compiuto da Salvini, lusingato dall’attuale favore di cui gode, ma in un sistema parlamentare come il nostro non vale una proiezione diretta dei rapporti di forza del momento, altrimenti dovremmo dichiarare che il vero nostro presidente è Pagnoncelli e che dovremmo affidarci tutti a una qualche piattaforma Rousseau, cambiando “ad horas” i programmi di governo, cosa assurda. Parliamo ancora un momento del Presidente, se non sbaglio formalmente in carica, cioè Mattarella. Credo di essere stato il solo a dichiarare che era degna di empeachment quando per evitare grane non aveva voluto sciogliere il parlamento, dopo l’esito delle elezioni dell’anno scorso. Allora sì che si doveva andare al voto, il suo temporeggiare ha regalato il Paese a Salvini, che se ne è impadronito col solo 17% dei voti, ricattando il povero Di Maio, che pure allora aveva il doppio dei consensi, e che ce li ha tuttora, tanto da costituire, coi parlamentari del Pd, una possibile maggioranza, Voglio proprio sperare che di nuovo Mattarella sia restio ad andare al voto, per evitare di regalare una seconda volta la povera Italia a un Salvini ormai deciso a fare da padrone, e questo oggi sarebbe l’esito di un responso elettorale. Ci sono invece tante possibilità di varare un governo di emergenza, ma anche di andare alla firma di un nuovo contratto, tra Pd e M5S, che addirittura potrebbe consentire di terminare l’intera legislatura per i restanti quattro anni. Chi non procede per questa via è un traditore del Paese, si assume una responsabilità enorme. Per favore, tutto, ma non andiamo ad elezioni.

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