Attualità

Dom. 17-2-19 (Abruzzo)

Sulle elezioni svoltesi domenica scorsa nella regione Abruzzo il verdetto è unanime, la differenza di consensi emersa tra la Lega e i Cinque stelle suona una campana a morto per la loro alleanza di governo, ben difficilmente questa si manterrà dopo le elezioni europee della prossima estate, i gialloverdi forse non festeggeranno assieme neppure il ferragosto. Purtroppo questa unanimità di referti si guarda bene dal fare un passo indietro, lasciando solo al mio ronzio di insetto trascurabile il compito di ribadire quanto da tempo mi affanno a proclamare, l’enorme errore del presidente Mattarella di non averci fatto andare a nuove elezioni, procedendo invece a rabberciare una alleanza che appariva disastrosa già sulla carta, per evitare l’imbarazzo che senza dubbio gli avrebbe procurato l’indire una nuova tornata eletoorale, ma che era cosa del tutto ammissibile, come ora conferma per l’ennesima volta un nostro vicino quale la Spagna. Se nuove elezioni ci fossero state, come era legittimo pretendere, avremmo avuto subito un governo di Lega più Forza Italia più Fratelli d’Italia, come ci arriveremo, ma con un anno di ritardo, il che ha consentito alla disastrosa alleanza concessa da Mattarella di distruggere risorse e di infliggere gravi colpi alla nostra stabilità.
Chi mi legge (ma forse non c’è più nessuno) sa bene quanto avverso io sia a Di Maio e alla sua banda, il che però non mi esime dal riconoscere due punti a suo favore. Sono del tutto d’accordo, e già l’ho detto in passato, sul suo tentativo di far reggere l’Alitalia, la compagnia di bandiera, su nostre forze autonome. I servizi essenziali di trasporto e comunicazione (come dell’assistenza medica e della scuola) devono rimanere nelle mani dello stato. E trovo anche nel giusto l’impegno dei Pentastellati di bloccare la pretesa delle autonomie regionali. Non si possono privilegiare le ricche regioni del Nord a danno di quelle disastrate del Sud, le autonomie da concedere, o da rifiutare, devono essere le stesse da un capo all’altro del Paese, se non si vogliono alimentare mosse secessioniste. Vedo con piacere che anche il mio punto di riferimento costante, Matteo Renzi, si è pronunciato oggi proprio in questo senso, contro la Regione Emilia Romagna, colpevole di un “tu quoque”, anche tu allineata con le regioni destrorse nel voler ottenere uno statuto speciale.

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