Attualità

Dom. 26-4-20 (Manzoni)

Si parla tanto della “fase due” intesa a superare il “lock down”, ma in realtà questa, seppure alla chetichella, è già cominciata. Infatti in questi giorni 1. Ho parcheggiato la mia auto in centro città (Bologna); 2. Ho acquistato colori per la mia attività pittorica, e cartucce per la stampante; 3. E libri alla Libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana, che però, unici, mi hanno imposto mascherina e guanti; 3. Acquistato fiori per il compleanno di mia mogle; francobolli da un tabaccaio. E ovviamente, comprato generi alimentari, giornali in edicola. Noto con soddisfazione che non sono più il solo a predicare contro i “nuovi monatti”, ovvero contro la nutrita congrega dei virologi e di altri competenti. Una penna arguta come Massimo Gramellini li ha apostrofati definendoli “scienza ritegno”, che mi pare convenirgli in pieno. Per fortuna il governo ha deciso di scavalcarli, qualcuno di loro vorrebbe che portassimo le mascherine fino all’arrivo di un vaccino, cioè per mesi e mesi. Le loro responsabilità sono evidenti e, passata la tempesta, li dovremo chiamare a un “redde rationem”. Nulla hanno fatto per impedire il massacro dei nostri anziani nei ricoveri il cui numero di decessi temo che sia pari a un terzo del conto totale che i monatti-becchini ci fanno avere puntualmente in ogni ora del giorno, e senza dirci, a parte gli anziani da loro condannati, chi sono gli altri a morire, a quale età, in quali condizioni. Sempre a volersi rifare al grande modello manzoniano, questo ci insegna che gli appestati abbienti, come Don Rodrigo, temevano l’arrivo dei monatti a portarli al lazzaretto, dove la morte era quasi inevitabile. Don Rodrigo si rivolge al Griso, che crede fedele, per far venire un medico, che forse, dati i limiti della scienza di quei tempo, poco avrebbe potuto fare, ma sempre meglio che essere portato al lazzaretto., Chissà se molti di questi deceduti, se fossero rimasti nelle loro case affidati a qualche medico curante sollecito a portargli bombole d’ossigeno, non si sarebbero salvati. Dal Manzoni possiamo passare a un altro grande della narrativa, Louis Ferdinad Celine, che io mi vanto di aver studiato a fondo, quindi sono tra i pochi a sapere che questo autore, prima di indossare la sua maschera (non mascherina, per carità!), cioè l’incalzante, inesorabile “io di merda”, si era laureato con una tesi sul virologo (per stare in materia) Semmelweiss, che a metà dell’Ottocento aveva scoperto il virus che gli ostetrici acquisivano mettendo le mani nei cadaveri e poi, senza lavarsi, negli uteri delle povere giovani madri senza padri. Le quali piangevano, non volevano essere portate in ospedale, dove la morte era quasi sicura, mentre le puerpere benestanti etano accudite nelle case e si salvavano. Forse anche da noi qualche persona in più si sarebbe salvata se non ospedalizzata a forza. Comunque, dateci le categorie di questi deceduti, e non solo una arida somma aritmetica. Poi a carico dei nostri “scienza ritegno” resta il fatto grave di non aver impedito che l’Italia fosse investita per prima e nella misura superiore dall’ondata del contagio. Non è stato un nostro merito sperimentarlo per primi, ma un demerito di cui dovremo cercare le ragioni. E forse siamo stati i suoi principali trasmettitori al resto dell’ Europa.
Quanto poi alla vera e propria fase 2, per carità, lasciamo perdere tamponi e altro, basta dotare tutti gli ingressi di un semplice strumento quale il termoscanner, e bloccare chiunque riveli una temperatura superiore ai 37,5, spia rapida e preziosa che permetterebbe di isolare i sospetti di positività. E firmiamo tutti un manifesto di protesta contro la ministra Azzolina che, in controtendenza rispetto all’intero universo, ha deciso di testa sua che gli alunni non debbano tornare a scuola, Dove li metteranno padri e madri se, come si spera, ben presto torneranno al lavoro?

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