Attualità

Dom. 7-10-18 (new deal)

Qualche giorno fa il salotto di Lilli Gruber ha visto lo scontro tra Renzi e Padellaro, in cui il primo ha rivendicato i meriti del suo governo, mentre Padellaro, nel suo volto di vendicatore dell’affronto che gli è stato fatto di venire licenziato dalla direzione dell’”Unità”, e dunque divenuto un oppositore d’obbligo del renzismo, con la conseguenza di appoggiare la rivolta dei Cinque Stelle, gli obiettava, non senza ragione, come si debba spiegare il crollo delle azioni del Pd, se davvero avesse condotto le cose in modo debito. Io nei miei inutili appunti ho già risposto a suo tempo, quando ammonivo che bisognava seguire il grande esempio offerto dal “new deal” di Roosvelt al momento della grande crisi del ’29. C’è poco da dire, di fronte a queste catastrofi, è la comunità, il governo, lo stato che deve intervenire, ad assicurare lavoro, di fronte all’incapacità, o alla non volontà dei privati, dei borghesi, dei capitalisti, di farlo, in quel momento. Invece Renzi ha creduto un po’ troppo nei “capitani coraggiosi” della nostra industria, che tali non sono, e che hanno approfittato degli sgravi fiscali offerti dal Job’s Act, procedendo poi al licenziamento, o alla non-assunzione di lavoratori, non appena questi sono cessati. L’alternativa era che fossero direttamente lo stato, il governo a creare occasioni di lavoro per i giovani, che sono coloro il cui voto in massima parte è andato a favore dei Pentastellati facendo inclinare del tutto la bilancia da quella parte. Beninteso, il provvedimento giusto non è certo il reddito di cittadinanza, atto sciagurato che favorisce la pigrizia dei giovani, consentendogli di prolungare a loro piacere la condizione di inattività. Per esempio, l’ex-ministro Franceschini, invece di fare l’inutile riforma dei direttori di museo chiamati solo in nome del consumismo, per strappare più ingressi, avrebbe dovuto chiedere fondi per far entrare nelle file dei beni culturali migliaia di nuovi adepti. E così si dica per ogni settore, il paramedico, l’assistenziale in genere, la tutela del verde e dell’ambiente.
L’altro errore è stato quello di imporre qua e là, alle diverse comunità, l’obbligo di accogliere una quota di immigrati, senza nel contempo obbligarli a compiere qualche lavoro utile alla comunità, retribuito secondo le norme vigenti. Lo spostamento massiccio di voti a favore della Lega non è stato tanto la protesta verso i salvataggi, quanto verso questa coabitazione forzata imposta senza contropartite. Se il Pd si ripromettesse di rimediare a queste due gravi deficienze della sua passata gestione, forse otterrebbe qualche grado maggiore di consenso alle prossime tornate elettorali.

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