Attualità

Dom. 8-11-20 (colonne)

Tempo fa ho elevato una manzoniana colonna dell’infamia per stigmatizzare quanti si erano pronunciati contro la riforma tentata da Matteo Renzi, uno dei cui cardini era l’abolizione di quel male esclusivamente nostrano che sta nel cosiddetto bicameralismo perfetto, un male che la recente nuova riforma costituzionale non ha affrontato per nulla, limitandosi a ridurre il numero dei rappresentanti di ciascuna delle due camere, ma conservandole nel ruolo inutile di pestarsi i piedi reciprocamente. Allora, al culmine di quella colonna dell’infamia avevo posto il costituzionalista Zagrebelski, uno dei più scatenati nel contrastare quelle salutare riforma. Ora innalzo una nuova colonna dell’infamia, ahimè ugualmente inutile, puramente virtuale, ponendovi in testa il ministro Franceschini, che invece di tutelare i beni culturali, come sarebbe suo compito, si è affrettato a intimare la chiusura di musei ed esposizioni, mettendoli sullo stesso piano delle sale delle attrazioni, di bigliardini e simili. E beninteso la proibizione colpisce ugualmente cinema e teatri. Provvedimento insensato, sadico, in quanto non sono certo quelli i luoghi che incrementano il contagio, visto che l’accesso, anche nella precedente fase di apertura, veniva ben controllato con varie misure, prenotazione delle visite, controllo degli accessi con termo scanner, mantenimento delle distanze, eccetera. E dunque è solo uno stupido, barbaro intervento punitivo. Al secondo posto metto il ministro Speranza, botolo ringhioso, ultra-sinistro insofferente della causa della socialdemocrazia, recuperato per miracolo, e ora predicatore di sciagure. Dei vari provvedimenti restrittivi che dobbiamo a lui si potrebbe senz’altro accettare il cosiddetto coprifuoco, ma basterebbe averlo posto attorno alle ore 23, lasciando ai ristoranti il diritto di servire la cena, oltre al pranzo. Le cause di contagio sono le movidas notturne, che in genere iniziano proprio a partire dalla tarda serata. Disastroso pure il provvedimento di far chiudere di nuovo le scuole, a differenza di ogni altro Paese d’Europa, provocando l’enorme disagio di costringere i ragazzini in casa, senza magari l’assistenza dei genitori, o il possesso delle giuste tecnologie per usufruire di lezioni in streaming. E pensare che fino a pochi fa la ministra Azzolina aveva dichiarato che dall’apertura delle scuole in presenza non si recedeva, così come l’altra ministra De Micheli aveva dimostrato, numeri alla mano, che un riempimento dei mezzi di trasporto all’80% era sopportabile. Del resto, se è il timore che sia proprio questa una delle cause dell’incremento del contagio, ci sono vari rimedi possibili, se almeno si ha fiducia in un potere discriminante dei termo scanner, che potrebbero bloccare i febbricitanti all’ingresso delle metropolitane, o sugli autobus in circolazione. Quanto poi all’aumento dei contagi, ovviamente questo è in funzione statistica del numero dei tamponi, più se ne fanno, più esso sale. Per i morti, dovremmo metterci tutti in coro a chiedere che ci dicano quanti sono stati i deceduti alle medesime date negli anni scorsi. E abbiamo davvero validi criteri di accertamento se le morti siano davvero dovute al covid e non ad altri fattori patogeni? Quanto ai ricoveri in aumento, questo è dovuto proprio al clima di panico alimentato da Speranza, con il solerte aiuto dei vari virologi, e all’assenza di un sistema medico familiare che sia pronto a intervenire se qualcuno denuncia d€i possibili sintomi di contagio. Il clima di paura creato dai nuovi monatti induce le persone a chiedere senza indugio un possibile ricovero in ospedale, ingolfandone i poteri di ricettività.

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