Attualità

I se anni di Marcello Rumma

Onore a Marcello Rumma

Avevo potuto organizzare a nome suo una mostra Intitolata Ritorno alle cose stesse in cui compariva sia la mia attenzione a quanto avveniva nell’Italia del Nord sia l’amore intenso che mi legava a Husserl da cui riprendevo pari pari uno dei titoli più famosi. La sede di quella mostra e di altre patrocinate da Rumma era il Municipio di Amalfi, ricordo con grane piacere le puntate in quel luogo magio che l’amico Rumma mi concedeva dandomi una piccola Cinuecento. Gli amici romani lo criticarono molto per quella sua concessione al Nord, arrivando al punto di fargli rivendere un dipinto di Gnoli in quanto non appartenente  ai valori ufficiali della Scuola romana, a sua volta infeudata alla Pop statunitense. L’anno seguente mi limitai a un incontro tra critici, tra cui Calvesi e Menna, in cui forse affrontavamo già quanto andava oltre la Pop, ma molto lealmente consigliai a Marcello di dedicarsi all’Arte povera, il nuovo idolo apparso a casa nostra. Ricordo che io avevo fatto un passo in dietro lasciando che l’onore di gestire quell’aspetto nuovo spettasse a chi meglio lo impersonava, , Celant, e mi risentii del fatto che Menna e Boatto, fin lì sostenitori della Pop Art, si schierassero prontamente all’ombra di quel nuovo arrivato. Che certo trionfa nella rievocazione voluta da Lia, vedendovi il merito principale di quegli anni. Resta un mistero il suicidio di Marcello, forse, accoro come tutti in Italia alla Biennale di Venezia del ’68, era stato scosso dalle cariche della polizia, venendo perfino arrestato.  O forse era la sua ambigua posizione a creargli un insanabile imbarazzo, infatti la sua famiglia faceva soldi gestendo un collegio che ospitava i figli illegittimi di sacerdoti. Ma i suicidi sono fatti misteriosi che chiedono  di sospendere ogni giudizio.  Lia però ha proceduto rendendosi degna del marito, trasferendosi però a Milano, dove per qualche tempo gestiva un lungo corridoio nei pressi del Corriere della sera, poi ha trovato i mezzi per erigere un museo  per conto proprio, di ben quattro o cinque piani, e divenendo la sponsor dei migliori artisti internazionali del momento. Insomma, Lia è certamente degna della memoria di Marcello e ne riceverebbe una piena approvazione.

I se anni di Marcello Rumma, 1965-1970, Gabriele Guercio. Franco GHuzzetti, pp. 427.

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