Letteratura

Nadia Terranova non si libera dai fantasmi

E’ giusto che io completi la mia rassegna della cinquina 2019 al Premio Strega trattando pure dell’ultima arrivata, Nadia Terranova e del suo “Addio fantasmi”. Forse, nella mia particolare classifica, potrebbe risalire al terzo posto, data la poca stima che ho riservato sia alla seconda, Cibrario, sia al terzo, Missiroli, mentre sempre a mio avviso resta saldo in testa il “Mussolini” di Scurati, e il secondo posto, sempre nel mio solitario e insignificante appezzamento, spetta alla Durastanti. Quanto alla Terranova, trovo che il titolo è sbagliato, altro che “Addio fantasmi”, la sua protagonista, Ida, ci vive dentro, non se ne libera fino all’ultimo, tranne che con un plateale e stereotipato gesto di disfarsi di un cofanetto-reliquario. Qua e là c’è qualcosa di buono, come per esempio nell’esame dei rapporti che la protagonista intrattiene con un marito, Pietro, improntati a lontananza, impaccio, quasi ostilità, nel che si riscontra una qualche provenienza da Natalia Ginzburg, menzionata in una citazione propiziatoria ad apertura di libro. Approfitto per annunciare la prossima uscita di uno dei miei inutili saggi Mursia, pronti ad affondare nella generale indifferenza, che però mi permetteranno di fare i conti con i molti narratori del primo Novecento (cui è dedicato lo scritto) che avevo colpevolmente trascurato nella mia lunga attività precedente. E un altro titolo di merito sta nell’affezione che sempre la protagonista dichiara a favore del padre, nel che rasenta, di nuovo, un grande nodo di quel passato che sono andato a rievocare. Infatti in quel mio studio rendo tutto il meritato omaggio a alla Morante di “Menzogna e sortilegio”, però, attenzione, fermandomi lì, senza troppo seguirla nei passi successivi. Ma certo l’amore viscerale che la protagonista nutre per il genitore disgraziato, proprio per questo, vieppiù accentuato quanto più su di lui si abbattono i colpi della malasorte, trova un qualche pur timido riscontro nelle pagine della Terranova. In definitiva i brani che la Nostra dedica a questo padre, Sebastiano Laquidaria, sono i più interessanti dell’intera storia, anche se eccessivi, di chi scopre un tesoretto ma in definitiva non sa bene come gestirlo, e finisce per applicare a quel personaggio troppi attributi, tra loro anche contradditori. Chi è questo padre tanto amato? Un malato immaginario, o reale, in preda a qualche angoscioso male di vivere che lo obbliga al letto, all’inerzia più assoluta? Ma allora come fa ad andarsene da solo, a sparire? E questo avviene perché si avvia verso un suicidio, o verso un espatrio miracoloso in terre straniere? La Terranova agita questo fantasma, in definitiva intuendo che solo in esso sta la salvezza della sua barca, ma incapace di gestirlo in modo sicuro. Mentre al contrario è del tutto prosaico il rapporto con la madre, odiata proprio per la sua mancanza di idealità, ma costretta a reggere sulle sue spalle tutto il peso del povero ménage, trascurato da un padre eternamente in fuga dalle proprie responsabilità. E’ lei che deve tirare su la bambina, permetterle di studiare, consentirle di fuggire dal natio borgo selvaggio, che in questo caso è una Messina se non sbaglio per la prima volta inserita negli annali della nostra narrativa. A Roma la nostra Ida consuma quella sua vicenda cosi glaciale con l’altrettanto freddo marito, ma poi non resiste al richiamo della terra natia, vi torna per aiutare la madre a fare trasloco da una abitazione gremita di fantasmi, e il duetto tra le due donne, l’una contro l’altra armata, rientra nel registro del solito neorealismo in cui i nostri narratori non mancano quasi mai di ricadere. E purtroppo tra i fantasmi che assediano la storia ce ne sono tanti pienamente rispondenti a noti stereotipi, C’è l’amica del cuore, Sara, che si confessa vittima di un aborto cui è stata costretta per una relazione immatura, e ci sta pure il suicidio di un giovane, ma senza l’alone di mistero e di martirio gravante sul padre di Ida, Insomma, fantasmi che premono da ogni parte, di cui la narrazione si affranca. ma solo con atto tardivo, quasi fuori tempo massimo.
Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi stile libero, pp. 202, euro 17.

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