Attualità

Ricordo di Amnion Barzel

In ricordo di Amnon  Barzel

   Ho molti ricordi che mi legano a Barzel, e tutti positivi. La prima volta venne a trovarmi come missus dominicus in nome di Giuliano Gori. Ero direttore dell’Istituto di storia dell’arte dell’Univrsità di Bologna, credo non ancira dipartimento, quando ce ne stavamo appollaiati nel Palazzo centrale dell’Università. Io in particolare ne ne stavo  in una specie di altana. Non so se Gori mi interpellava perché anch’io avevo cominnciato a fare installazioni a Santa Sofia, o semplicemente in quanto teorico dell’arte delle installazioni. Comunque Barzel mi accompagnò a una ricognizione precisa delle installazioni  che Gori aveva già realizzato nella sua collina di Celle, e anche altra volte ebbi in lui una guida preziosa a vedere i nuovi acquisti che Gori andava facendo, fino a sacrificare la sua stessa casa uscendone e dedicando anch’essa a installazioni interne. Ma soprattutto fummo, Barzel e io, designati come allestitori del museo dell’arte contemporanea che doveva sorgere nella ex-officina Galileo, nei sobborghi di Firenze, tra noi due ci fu una perfetta intesa di come organizzare gli spazi destinadoli alle varie incombenze, ma poi con delusione dovemmo apprendere che i tre architetti, designati dal sindaco Morales a ristruttura l’intero edificio, non erano affatto d’accordo tra loro, a differenza di noi due, quindi non se ne fece niente, del resto la cittadinanza non voleva che il museo sorgesse lontano dal centro città. E solo decenni dopo finalmente  è srto il museo del contemporaneo a due passi da S. Maria Novella. I miei rapporti con Gori continuarono in tante altre imprese, non ricordo bene in quanate fra esse ci fosse ancora la vigile presenza di Barzel, che poi fu attratto, come israelita, dal richiamo della sua terra.

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