Letteratura

Troppa carne al fuoco nella Bazzi

Ho ricevuto per un caso di omonimia il romanzo di Agata Bazzi,Ci protegge la luna, inviatomi addirittura dal grande  Mondadori, In realtà io avevo recensito nel mio blog molto favorevolmente un altro Bazzi, Jonathan, autore di Febbre,ma ben venga pure la prova della sua omonima, di cui a dire il vero prima di ricevere questa sua opera nulla sapevo, ma mi ritengo in obbligo di dare un segno di accoglimento a chi è così gentile di farmi dono di qualche romanzo, in un momento in cui sono costretto ad acquistare a mie spese la materia prima di questi miei esercizi solitari, e forse inutili. Purtroppo il giudizio che devo dare di questa diversa autrice non è molto positivo, mi sembra che metta troppa carne al fuoco, non riuscendo a dominare i troppi spunti presi in carico. In principio c’è  una scelta come tante altre, di fare la storia d’Italia, per il lungo, per così dire, prendendola dagli anni anteguerra, posti sotto il dominio del fascismo, e accompagnandoli poi nel dopoguerra, con un lento rialzarsi delle nostre sorti, fino a gradi di vita più sopportabile, benché di certo non soddisfacente. Anche perché in questi esercizi dominano i paesi del Sud Italia, in cui tutti i vari fenomeni si sono fatti sentite più pesantemente, con i soliti handicap che su questa fetta della nostra realtà hanno pesato di più. Come per esempio una natalità esuberante, tipica delle regioni depresse e contadine, dove il coito è uno dei pochi piaceri consentiti. Infatti da una coppia primigenia di Cosimo e Caterina crescono figli e figlie di cui riesce difficile tenere il conto, anche perché ciascuno di loro a sua volta mette su famiglia e fa nascere nuove creature,. Ma ci sarebbe per la nostra Bazzi una buona carta da giocare, infatti in questa famiglia disagiata come tante del nostro Sud nasce una figliuola, Rosa, che ha in sé alcuni tratti che la potrebbero sollevare in più spirabil aura. E’ piccola, minacciata dalla malattia, ma in possesso di un dono carismatico, quasi da strega del buon tempo antico, da fattucchiera, capace di recare salute col solo tocco delle mani. Però, dopo avere fornito uno spunto salvifico del genere, l’autrice non riesce a svilupparlo convenientemente, infatti Rosa rimane sospesa tra la volgare prosaicità della sua condizione  contadina e qualche manifestazione del misterioso dono ricevuto dall’alto, di cui però non si rende degna. Infatti non ha il coraggio di staccarsi dall’ortodossa della chiesa cattolica, e anzi per qualche tempo  frequenta addirittura  il convento, insomma, non sa innalzarsi alla dignità di rappresentante di un qalche potere mistico in alternativa alla bassa quotidianità che la circonda, finendo per esserne catturata a sua volta, e quindi indotta a mettere su famiglia pure lei, e a  mettere al mondo qualche  creatura. Il ciclo della miseria e del sottosviluppo sembra insomma ripresentarsi e non dare tregua. Oppure no, tra i membri della covata cui anche Rosa non riesce a rinunciare ce n’è uno, Beniamino, in cui sembrano reincarnarsi quei poteri speciali che erano insiti in Rosa, ma che lei stessa non era mai riuscita a sfruttare in giusta misura. Del resto, come già detto, la Bazzi procede in avanti nella sua cronistoria, e dunque Beniamino nasce e cresce in una ben diversa aura, rispetto ai genitori e fratelli, ormai c’è posto per un certo livello d’istruzione, anche di un lavoro che non consiste più nell’andare a zappare i campi, ma consente di frequentare scuole, acquisendo perfino buone doti di efficienza amministrativa, come succede proprio al nostro Beniamino. Ma nasce anche la tentazione, nella nostra Bazzi sempre troppo vogliosa di infilare nella sua calza un bottino eccessivo, di andare a ingolfarsi in una problematica ardua. Sembra quasi che, evitati i duri compiti del lavorare la terra, ciò implichi anche la rinuncia a una sana vita sessuale. Le professioni intellettuali inducono anche alla omosessualità, questo è quanto succede anche al nostro Beniamino, che con vergogna e pentimento iniziali, ma poi con  prudente e saggia accettazione, si dà proprio alla pratica del terzo sesso, fino a farsi un’esistenza tranquilla. In definitiva, è anche questo un modo per ricavare un’eredità dalle fughe in avanti della madre Rosa, che continua a difendere quel suo figlio tanto diverso dagli altri, La morale purtroppo è che solo l’omosessualità può fornire una garanzia di vita diversa, di riscatto dai bassi orizzonti del proletariato.

Agata Bazzi, ci protegge la luna, Mondadori, pp. 305, euro 19,50.

Standard