Letteratura

Valentina Mattia, una positiva mediocrità

Io mi considero come una specie di “narrato-mat”, cioè di dispensatore quasi automatico di giudizi su opere narrative che mi vengano spedite proprio per ottenere un mio responso. E’ il caso di Valentina Mattia, che mi ha inviato un suo “Complici senza destino”, uscito da un a me ignoto Golem Edizoni, peraltro in linea con questa autrice impastata di modestia, come modesto, e deciso a “volare basso” è il suo prodotto, che però evita tormentoni e inghippi in cui cadono narratrici ben più in auge di lei. Andiamo a vedere. Protagonisti principali sono Nunziatina, di buona famiglia, e un immigrato, Ambir, tunisino di fede mussulmana. Ovviamente i genitori di lei sarebbero ostili a un matrimonio del genere, ma qui cominciano i pregi di questa navigazione attenta a superare indenne gli ostacoli in cui incorrono tante sue colleghe, più quotate di lei. Per rimediare alle ostilità della famiglia, un certo rito soprattutto meridionale prevedrebbe la “fuitina”, ma qui non ce n’é bisogno, perché in definitiva i genitori concedono e dunque il matrimonio si può fare, perfino con la benedizione dell’autorità religiosa che non frappone ostacoli. E naturalmente spuntano figli, anzi, figlie, ben tre. Poi, anche questo è nella media degli esiti, i due si separano, però, sia ben chiaro, Ambir non è un reietto, un cattivo soggetto, un drogato, secondo la facile soluzione in cui cadono, lo ripeto, autrici di più chiara fama. Al punto che una delle figlie preferisce stare dalla parte del padre e andare a vivere in Tunisia, fino a farsi una famiglia da quelle parti. E la moglie abbandonata, Nunziatina, certo non si rallegra di quell’abbandono, ma non cade neppure nella depressione, né stigmatizza il coniuge che l’ha lasciata, tira avanti la barca come può e col tempo trova perfino sollievo in una nuova relazione. Insomma, per stare al titolo, è vero che il destino si presenta impervio, non fortunato per tutti i protagonisti. Però questa malasorte non li esime da una certa complicità, o accettazione. Non facciamo tragedie, così è la vita, questa la morale, certo non altisonante, a scartamento ridotto, ma anche consolatoria, di una vicenda che ha il coraggio delle mezze tinte, il che, al giorno d’oggi, in mezzo a tanti prodotti che si ritengono in obbligo di introitare guai a catena, è tutto sommato una virtù apprezzabile.
Valentina Mattia, Complici senza destino, Golem Edizioni, pp. 236, euro 16.

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