{"id":1018,"date":"2017-07-30T09:36:02","date_gmt":"2017-07-30T07:36:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1018"},"modified":"2017-07-30T09:36:02","modified_gmt":"2017-07-30T07:36:02","slug":"massini-una-ballata-troppo-estesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/massini-una-ballata-troppo-estesa\/","title":{"rendered":"Massini: una ballata troppo estesa"},"content":{"rendered":"<p>Rispetto al Premio Strega di quest\u2019anno mi \u00e8 capitata la circostanza fortunata di dover mandare  all\u2019unica sede cartacea che mi \u00e8 rimasta, l\u2019\u201dImmaginazione\u201d, i due soliti pollici. Ne ho approfittato per dedicarli entrambi all\u2019appena giunto responso dello Strega, dichiarando, secondo il mio solito muovermi in controtendenza, che da anni non si era vista una cinquina cos\u00ec debole, per cui comunque il referto era da rovesciare. L\u2019unica opera di un certo livello era quella di Nucci, a seguire le altre in ordine inverso rispetto alla votazione ufficiale, col vincitore Cognetti da mettere all\u2019ultimo posto. Succede cos\u00ec come gi\u00e0 l\u2019\u2019anno scorso che il Campiello pu\u00f2 funzionare da vendicatore incoronando qualche vittima del confratello pur in genere considerato superiore di grado. Quindi \u00e8 stato bene che nel 2016 il riconoscimento maggiore sia andato a Simona Vinci, anche se non con la sua opera migliore. Su questa falsariga mi auguro che quest\u2019anno il riconoscimento non sfugga a Mauro Covacich, con la sua \u201cCitt\u00e0 interiore\u201d, a risarcimento dello Strega sfuggitogli due anni fa. Ho pure gi\u00e0 dato un giudizio abbastanza positivo, su queste pagine semi-clandestine, alla concorrente Alssandra Sarchi, \u201cLa notte ha la mia voce\u201d, opera ben condotta ma alquanto fragile, non credo che possa puntare al posto maggiore in graduatoria. Laura Pugno \u00e8 una mia vecchia conoscenza, andr\u00f2 a vedere con molta curiosit\u00e0 come si presenta l\u2019ultima sua produzione, \u201cLa ragazza selvaggia\u201d. Non so nulla di Donatella Di Pietrantonio, \u201cL?arminauta\u201d, da leggere e valutare nella prossima vacanza agostana. Mi tocca ora parlare di Stefano Massini e del suo \u201cQualcosa sui Lehman\u201d, molto probabile concorrente alla vittoria finale, se non altro per la sua mole di pi\u00f9 di 700 pagine, e per l\u2019autorevolezza del narratore, a dire il vero sfuggitomi, forse per la sua collocazione nell\u2019ambito del teatro, da me poco frequentato,  dove egli se ne sta ben piazzato, addirittura nei panni di erede di Luca Ronconi, cui in effetti l\u2019opera \u00e8 dedicata. E a quanto pare \u00e8 ben nota all\u2019estero, in cui ha mietuto consensi a bizzeffe, come risulta dalle citazioni nel retro del libro. Cominciando la mia analisi in proprio, dir\u00f2 che il titolo \u00e8 ironico, con quel \u201cqualcosa\u201d di limitativo, mentre si dovrebbe leggere \u201ctutto\u201d, da voce enciclopedica, da wikipedia, sui Lehman Brothers, s\u00ec, proprio quella banca il cui crollo \u00e8 stato al centro della depressione partita in quel momento, 2008, da cui non siamo ancora del tutto usciti. Osservo quindi che siamo di nuovo in un\u2019area di sospensione tra il vero della storia e il verosimile spettante alla poesia, che \u00e8 il dubbio amletico da cui risultano afflitte tutte le attuali autonarrazioni a pioggia. Qui non \u00e8 il caso di \u201cauto\u201d, in quanto Massini di suo non ci mette proprio niente, ma segue pedissequamente i fatti della poderosa famiglia, in tutti i molti risvolti, accenni di crisi, passi avanti, marcia progressiva verso successi sempre pi\u00f9 clamorosi. Non c\u2019\u00e8 quindi alcun estro immaginativo, in questa sterminata distesa di riscontri puntuali, affidati a una lunga sequela di nascite e morti, tanto che per seguirla bisogna tenere d\u2019occhio la lista dei personaggi, l\u2019albero genealogico offertoci proprio in apertura, con un curioso limite, incomprensibile, che cio\u00e8 quel diligente diagramma \u00e8 stato privato al completo delle presenze femminili. Eppure i vari modi con cui i pupilli della fortunata dinastia si sono conquistati i cuori delle mogli, sempre tenendo in vista lo scopo della fortuna crescente da inseguire, offrono un motivo di interesse, e pure di divertimento, dando prova di un estro che per\u00f2, ancora una volta, non si sa in che misura accreditare al narratore o invece alla cronaca nuda e cruda, fedelmente ricalcata.<br \/>\n   Massini ha ritenuto di conquistarsi un posto in proprio presentando questa materia soffocante per rigoglio sotto forma di ballata, ma il genere risulta improprio, a mettere in tavola tanta roba. Mi viene in mente l\u2019aneddoto dell\u2019angelo che, a un Agostino pensieroso nel meditare il dogma dell\u2019infinit\u00e0 di Dio, gli fa presente che sarebbe come pretendere di i svuotare il mare a colpi di cucchiaino. Lo stesso si potrebbe dire anche per questa saga della grande famiglia, lo sbocconcellarne le vicende in tanti frammenti certo ravviva una piatta cronistoria, ma alla lunga stanca, invita a saltare i troppi  passaggi intermedi, a cercare di estrarre il succo di tante vicende dispersive. Il tutto poi mi sembra, curiosamente, in piena dissidenza rispetto a una logica teatrale. Mettere in scena una simile miriade di personaggi richiederebbe una intera schiera di attori, roba da far tremare le vene e i polsi a qualsiasi produttore e regista. Vero \u00e8 che proprio il padrino di questo opus magnum, Ronconi, era solito mandare in rovina chi avesse avuto la temeraria idea di mettere davvero in scena i lavori da lui escogitati. Il nostro Massini ci ha provato, ma non so quanto sia riuscito nell\u2019impresa. Confesso che personalmente non ho retto a quel ritmo a singhiozzo, a quel minuto sgocciolio dei fatti. Tanto, si sapeva in partenza che la \u201cfamily\u201d sarebbe sempre stata unita e concorde nel procedere da un affare all\u2019altro, dal cotone grezzo al caff\u00e9 ai treni agli aerei, culminando nel sistema bancario. In fondo, c\u2019\u00e8 davvero del dramma, e un\u2019autentica temperatura teatrale, quando nelle ultime pagine i membri della dinastia tornano tutti in scena, i vivi e i morti, slittando dall\u2019ordine terreno cui si erano sempre attenuti verso una dimensione metafisica.<br \/>\nStefano Massini, Qualcosa sui Lehman, Mondadori, pp. 773, euro 24.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rispetto al Premio Strega di quest\u2019anno mi \u00e8 capitata la circostanza fortunata di dover mandare all\u2019unica sede cartacea che mi \u00e8 rimasta, l\u2019\u201dImmaginazione\u201d, i due soliti pollici. 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