{"id":1051,"date":"2017-09-03T10:15:10","date_gmt":"2017-09-03T08:15:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1051"},"modified":"2017-09-03T10:15:10","modified_gmt":"2017-09-03T08:15:10","slug":"gnoli-una-viglia-gia-significativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/gnoli-una-viglia-gia-significativa\/","title":{"rendered":"Gnoli, una viglia gi\u00e0 significativa"},"content":{"rendered":"<p>Sono stato un pronto estimatore di Domenico Gnoli (1933-1970) quando, nel 1967, ebbi l\u2019occasione di presentarlo alla bolognese De\u2019 Foscherari, nel suo volto classico ormai raggiunto. Il solo altro criticio che in quel momento si curava di lui era Luigi Carluccio. In seguito, convinto della sua importanza, convinsi l\u2019amico Marcello Rumma, collezionista, intrepido organizzatore di mostre, infine editore in quel di Salerno, ad acquistarne un dipinto, con disappunto dei suoi conterranei, Filiberto Menna, ma ormai emigrato a Rona, e l\u2019emergente Achille Bonito Oliva, che si affrettarono a consigliarlo di disfarsi di un\u2019opera cos\u00ec in disaccordo con i requisiti ufficiali della allora dominante Pop Art di rito statunitense, pedissequamente seguita nell\u2019ambiente romano. Io invece sono sempre stato portato ad allargare il quadro degli \u201cismi\u201d, nel nome di uno Zeitgeist che ignora muretti e sponde. Del resto Rumma mi aveva dato credito consentendomi di  organizzare nel \u201967, ad Amalfi, sede allora a sua disposizione, un molto inclusivo \u201cRitorno alle cose stesse\u201d, tentativo di raccogliere le varie pratoche oggettuali seguite in quegli anni nel nostro Paese. Poi lo sguardo di tutti si era allargato, e Gnoli era stato ammesso, anche dagli amici romani, in un canone ufficiale, al punto da indurre una coraggiosa curatrice come Maria Corral, insediata nella barcellonese Caja de Pensiones, a dedicargli un\u2019ampia mostra,  sul finire degli Ottanta, chiedendo a me di stendere il relativo testo introduttivo. Dovrei andare a vedere se gi\u00e0 in quel caso accennavo  ai suoi \u201cDisegni per il teatro\u201d, stesi tra il 1951 e il \u201855, cui ora \u00e8 dedicata una mostra molto utile a Spoleto. Infafti \u00e8 sempre stata mia opinione che gli artisti autentici si rivelano fin dai primi passi, e anche attraverso errori o falsi scopi che magari al momento gli capita di coltivare. Infatti il sottile e abile disegnatore, quale Gnoli era gi\u00e0 nei suoi vent\u2019anni, non va sicuramente ammirato quando si fissa su personaggi a tutto tondo, presentati in costumi vezzosi da operetta, con copricapi monumentali, barocchi, arzigogolati in eccesso,  in ottemperanza a  un mondo fatuo e del tutto di stampo occasionale, che per\u00f2 potrebbe avere avuto in Gnoli un utile effetto apotropaico, inducendolo a giurare a se stesso che di corpi e teste cos\u00ec totalmente al servizio dell\u2019occasionale e della moda non ne avrebbe pi\u00f9 fatti. Forse da qui la decisione di decapitare quelle figure tronfie e pompose, proprie per liberarsi dagli orpelli che si trascinavano dietro e che gli imponevano di rispettare. Libero da tutto quell\u2019apparato degno di un trovarobe teatrale, divenne finalmente libero di concentrarsi non su un \u201ctotale\u201d, ma su dettagli resi significativi attraverso un avvicinamento lenticolare, e sorpresi secondo un costume finalmente attuale, o diciamo pure di specie \u201cpopular\u201d, di pettinature, scriminature appena uscite dal parricchiere, o di imoeccabili colletti duri con tanto di cravatta. Magari se il prelievo dei singoli dettagli era gi\u00e0 parzializzante e ingrandente, la fattura,  secondo i canoni ufficiali della Pop di rito statunitense-romano, appariva troppo grassa, corpacciuta, nel che tuttavia stava uno dei tratti pi\u00f9 interessanti dell\u2019arte di Gnoli, che infatti lanciava un ponte all\u2019indietro, a ricongiungersi alla stagione dei Valori Plastici, o al Surrealismo di Magritte. Del resto gi\u00e0 qui, in questa produzione per il teatro, con connessa esigenza di dare fiato a un protagonismo, anzi, a un gigionismo attoriale, il sottile disegnatore tenta di concentrarsi sui margini, di andare a tratteggiare  i rigati orizzontali di calzettoni, o le strisce verticali di camiciole, gonne e altro. Agisce insomma in lui una irresistibile attrazione verso tutte le possibilit\u00e0 di tradire un insieme troppo convenzionale per andare a portare l\u2019attenzione ai lati, ai residui, al \u201cfuori campo\u201d. Un altro aspetto assolutamente anticipatore \u00e8 dato anche  dalle scansie che spesso si aprono alle spalle di coloro che recitano in modi gonfi e reboanti in primo piano. E\u2019 una geometria di orizzontali-verticali fatta apposta per sostenere una selva di oggetti che se ne stanno tranquilli e immoti, ma in evidente attesa che venga il momento di essere chiamati in scena: quando, presto, scoccher\u00e0 l\u2019ora di rimandare tra le quinte i personaggi fatui e pomposi, e di fissare da vicino quella famiglia di oggetti inanimati, secondo la fame di oggettualit\u00e0 che percorse buona parte degli anni Sessanta, fino alla svolta del \u201968, e che si incarn\u00f2 in varie possibilit\u00e0 e alternative, con buona pace dei colleghi romani fissati a ritenere valide solo le soluzioni  di specie Pop.<br \/>\nDomenico Gnoli, Disegni per il teatro 1951-55, a cura di Bruno Toscano e Michele Drascek, Spoleto, Palazzo Comunale, fino al 1\u00b0 ottobre. Cat. Editoriale Umbra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono stato un pronto estimatore di Domenico Gnoli (1933-1970) quando, nel 1967, ebbi l\u2019occasione di presentarlo alla bolognese De\u2019 Foscherari, nel suo volto classico ormai raggiunto. Il solo altro criticio che in quel momento si curava di lui era Luigi Carluccio. In seguito, convinto della sua importanza, convinsi l\u2019amico Marcello Rumma, collezionista, intrepido organizzatore di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-1051","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1051","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1051"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1051\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1052,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1051\/revisions\/1052"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1051"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1051"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1051"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}