{"id":1057,"date":"2017-09-10T10:55:57","date_gmt":"2017-09-10T08:55:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1057"},"modified":"2017-09-10T10:55:57","modified_gmt":"2017-09-10T08:55:57","slug":"un-omaggio-al-divino-guido-reni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-omaggio-al-divino-guido-reni\/","title":{"rendered":"Un omaggio al &#8220;divino&#8221; Guido Reni"},"content":{"rendered":"<p>   Si \u00e8 realizzato un intelligente scambio tra il Louvre e la Pinacoteca nazionale di Bologna. Il primo ha imprestato, fino al 7 gennaio, un\u2019opera favolosa di Guido Reni, \u201cNesso e Dejanira\u201d,  realizzata circa alla met\u00e0 del percorso del \u201cDivino Guido\u201d (1575-1642), verso il 1620, per Ferdinando Gonzaga. Questo capolavoro ha preso il posto di un\u2019altra tela del Reni, se possibile ancor pi\u00f9 prestigiosa, \u201cLa strage degli innocenti\u201d, che per qualche tempo si potr\u00e0 ammirare a Chantilly, dove \u00e8 andata a raggiungere una gemma preziosa dell\u2019ancor pi\u00f9 divino Raffaello, \u201cLe tre Grazie\u201d. La Pinacoteca di Bologna pu\u00f2 vantare una sorta di mostra monografica reniana permanente, nel piano-terra di un salone al cui ammezzato se ne stanno altri testi celebri della Scuola bolognese. Uguale ventura, mi sembra, non arride allo sfidante ufficiale del nostro artista, al Caravaggio, quasi coetaneo, di cui tra poco si potr\u00e0 ammirare l\u2019ennesimo omaggio resogli dal Palazzo Reale di Milano. E sar\u00e0 proprio un big match, spina dorsale dell\u2019enorme Seicento, e del dominio esercitato su quel secolo decisivo per le sorti del \u201cmoderno\u201d proprio dalla nostra arte. Si sa bene che il secolo scorso aveva decretato la palma del primato al genio lombardo, infliggendo invece ai Bolognesi una specie di degradazione, accusandoli di mali esiziali, se appunto valutati con criteri \u201cmoderni\u201d (attenzione, i pochi che mi leggono sanno bene che nel mio gergo questa etichetta \u00e8 ben diversa dal \u201ccontemporaneo\u201d, o meglio ancora dal \u201cpostmoderno\u201d). Artefice numero uno dell\u2019innalzamento delle fortune caravaggesche contro quelle di Reni e compagni, Roberto Longhi, secondo una delle impostazioni a mio avviso errate del pur grande storico dell\u2019arte, vittima di una sorta di retroazione. Nel suo orientamento, volto per intero a premiare il \u201cmoderno\u201d, la vetta di questa tendenza starebbe nel realismo-naturalismo da Courbet agli Impressionisti, di cui il Merisi sarebbe l\u2019insuperabile maestro, mentre i Bolognesi, proprio se valutati con questo metro, rivelerebbero tutti i loro limiti. Si aggiunga da parte di Longhi, e proprio in merito al Caravaggio, una seconda linea a mio avviso insostenibile, che ne farebbe l\u2019erede di un realismo \u201clombardo\u201d, in piena rivolta contro la classicit\u00e0 raffaellesca-tizianesca. Io ho sempre pensato che di questo nocciolo lombardo invano si cercherebbero le tracce nel primo Merisi, soprattutto andando a indagare sul periodo estremamente enigmatico di quando giunge a Roma  e d\u00e0 luogo a un eccellente, perfetto realismo magico\u201d anzitempo, di cui non ci sono tracce nei suoi presunti progenitori sul tipo del Savoldo e compagni, vittime semmai di un certo arcaismo, di chi non ha inteso la \u201cmaniera moderna\u201d predicata dal Vasari. Ma su questo enigma storiografico, magari, ritorner\u00f2 in occasione della prossima mostra milanese.<br \/>\n   Veniamo ora al capolavoro del Reni,  giunto a Bologna in trasferta. Uno degli argomenti per abbassare questo artista \u00e8 stato nella sua assoluta incapacit\u00e0 di dar corso a toni di gravit\u00e0, dramma, tragedia. Vediamola, questa scena, in cui il feroce Nesso si comporta, in realt\u00e0, come un antesignano di Nurejev, cio\u00e8 di un ballerino certamente alquanto fatuo, compiaciuto della sua agilit\u00e0  che gli permette di sollevare senza difficolt\u00e0 una Dejanira del tutto consenziente, forse appena un po\u2019 sorpresa per  l\u2019improvviso innalzamento, che per\u00f2 le d\u00e0 un senso di  piacevole ebbrezza. Chi, in questa scena di danza leggiadra, di balletto favoloso, \u00e8 del tutto fuori posto, risulta essere il povero Ercole simile a uno gnomo impotente, a un \u201ccornuto\u201d che assiste al tutto da lontano, ridotto a un ruolo insignificante. Naturalmente, caratteri affini, di spegnimento del dramma, si colgono ancor pi\u00f9 nell\u2019ancor pi\u00f9 celebre ed eccellente \u201cStrage degli innocenti\u201d, in cui Guido insegue una strategia opposta a quella del rivale storico. Gli scherani sono quasi nascosti, mentre emergono i volti delle madri, certo non con espressioni di gaudio, come nella scena precedente, ma non di particolare afflizione, o meglio, si potrebbe dire che le madri abbiano gi\u00e0 elaborato il lutto, quasi con  rassegnazione, e cos\u00ec elevano verso il cielo dei volti pallidi, irrorati da una diafana luce lunare, che \u00e8 una grande specialit\u00e0 del nostro autore. Ci si guardi attorno, nella magnifica sala che la Pinacoteca bolognese gli dedica, e quali che siano i soggetti, un S. Sebastiano, un Sansone vittorioso, perfino un Cristo incoronato di spine, e anche le figure muliebri, a cominciare da uno spettrale ritratto della madre, ovunque si vedr\u00e0 l\u2019imporsi di una mano leggera, portata allo sfumato, ai mezzi toni, quasi stesi con un inchiostro simpatico con tempi di durata contingentati, quasi che quelle morbide figure fossero destinate a sparire col tempo, o a lasciare delle nude nicchie, delle pallide ombre. Ovviamente, questi dati stilistici costituiscono il massimo contrasto con le tinte cupe, notturne, radicate in un colore pastoso, melmoso, cui via via il Caravaggio si \u00e8 dato, con giubilo di chi esige dall\u2019arte note tragiche, di dramma incombente. Tranne, beninteso, quel misterioso periodo giovanile di vigilia che, come detto, \u00e8 ancora tutto da indagare. Proprio per questo suo svuotare i corpi da ogni consistenza carnale Guido sar\u00e0 maestro nella tecnica dell\u2019affresco, invece negata al suo rivale, e ad ogni altro seguace della medesima scuola. Sempre una visita alla Pinacoteca bolognese conferma tra l\u2019altro il ruolo centrale del Reni, perfetto erede di Annibale, di cui riprende tutte le migliori virt\u00f9, trasmettendole poi al Domenichino, che a sua volta \u00e8 perfetto nel mettere in corsa il genio francese, Nicolas Poussin. Mentre a Ludovico spetta il compito di farsi timido anticipatore del Caravaggio, trascinandosi dietro Il Guercino, sospeso a met\u00e0, tra la pittura fangosa ereditata proprio da Ludovico, e invece gli alleggerimenti di Guido.  Del resto, verso la met\u00e0 del secolo i giochi sono fatti, il caravaggismo perde colpi nell\u2019intero panorama dell\u2019Europa di fede cattolica, mentre sono proprio i parametri di Guido a imporsi, come riconosce perfino un fino a quel momento perfetto erede del caravaggismo quale lo Spagnoletta, Jusepe Ribera. Per attendere il rilancio di quella tradizione bisogna aspettare l\u2019arrivo del Longhi, e l\u2019innalzamento a parametro fisso, a unit\u00e0 di misura, del realismo francese dell\u2019Ottocento, punto terminale del \u201cmoderno\u201d, poi travolto dal \u201ccontemporaneo\u201d, o meglio dal \u201cpostmoderno\u201d, che si riconosce di pi\u00f9 nei caratteri del \u201cdivino Guido\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 realizzato un intelligente scambio tra il Louvre e la Pinacoteca nazionale di Bologna. 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