{"id":112,"date":"2015-02-28T08:39:06","date_gmt":"2015-02-28T07:39:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=112"},"modified":"2015-03-05T10:41:00","modified_gmt":"2015-03-05T09:41:00","slug":"da-cimabue-a-morandi-una-mostra-che-saveva-da-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/da-cimabue-a-morandi-una-mostra-che-saveva-da-fare\/","title":{"rendered":"Da Cimabue a Morandi. Una mostra che &#8220;s&#8217;aveva da fare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>   La mostra \u201cDa Cimabue a Morandi\u201d segue da vicino la famosa prolusione che Roberto Longhi tenne nel 1934 assumendo la direzione del bolognese Istituto di storia dell\u2019arte, sentendosi tenuto, nell\u2019occasione, a tracciare l\u2019identikit della \u201cFelsina pittrice\u201d. <!--more--><\/p>\n<p>E\u2019 incredibile pensare che sono dovuti trascorrere settant\u2019anni per vedere quel \u201csendero luminoso\u201d trasformarsi in una esposizione da godere con gli occhi. Qualcuno, a dire il vero, ci aveva pensato, io stesso feci tutto il possibile per realizzare qualcosa di simile, considerandolo l\u2019evento espositivo pi\u00f9 degno di quando, nel 2000 tondo tondo, Bologna fu capitale europea della cultura, ma qualcuno mi si mise di traverso, e dunque quella mostra, che pure \u201cs\u2019aveva da fare\u201d, come si potrebbe dire in stile manzoniano, non venne realizzata. Altrove mi sono gi\u00e0 felicitato col duo che finalmente l\u2019ha resa possibile, si tratta di Fabio Roversi Monaco, dominatore assoluto, negli ultimi decenni, della vita socio-culturale della nostra citt\u00e0, a lungo come rettore dell\u2019Alma mater, poi alla presidenza della Fondazione Carisbo, una carica che gli ha consentito di apprestare un grandioso circuito museale intestato a \u201cgenus Bononiae\u201d, con al culmine il Palazzo Fava, che ora ospita la mostra. Accanto a lui, Vittorio Sgarbi, che fu \u201cenfant prodige\u201d proprio del nostro allora Istituto, all\u2019ombra di Longhi, ma che appariva gi\u00e0 provvisto di artigli, come a me, non di fede longhiana eppure fortunosamente trovatomi alla testa di quella struttura, riusc\u00ec subito evidente, tanto da utilizzarlo in piccole incombenze locali. Poi il leoncino \u00e8 cresciuto, e i nostri rapporti sono divenuti assai chiaroscurati, per tante differenze di natura ideologica, critica  e perfino caratteriale. Ma tutto ci\u00f2 non mi ha fatto certo velo, e dunque ho riconosciuto che finalmente grazie a loro si \u00e8 colmato un vuoto. Un riconoscimento che si accompagna a recriminazione, contro l\u2019assessore alla cultura del nostro Comune che ha abdicato al compito, sacro per decenni a tutti i suoi predecessori, di organizzare rassegne rivolte proprio a coltivare le nostre passate glorie. Ho gi\u00e0 commentato che un rapporto tra il Comune e le Fondazioni, che dovrebbe essere di sussidiariet\u00e0, in tal modo \u00e8 divenuto di totale surrogazione. Sarebbe come se il nostro governo ora rinunciasse alla RAI, considerando che il suo posto \u00e8 riempito da Mediaset. E sono anche da respingere le critiche avanzate con tanto clamore per supposti reati di trasferimenti di capolavori dalle loro sedi normali. Se si parla della tavola di Cimabue, Madonna e Bambino, terza in ordine di qualit\u00e0 dopo le opere supreme degli Uffizi e del Louvre, ebbene, finch\u00e9 se ne sta nelle tenebre di S. Maria dei Servi ben pochi vanno a mettere una monetina nell\u2019apparato elettrico che la dovrebbe illuminare, quindi ben venga una esposizione capace di darle il rilievo che merita. Quanto alla S. Cecilia di Raffaello, il soprintendente Ficacci si \u00e8 affrettato a spiegare che in ogni caso veniva sottratta alla vista per lavori in corso, e si sa bene che tutti i musei del mondo, quando chiudono temporaneamente, ne approfittano per far circolare i loro capolavori.<br \/>\n  Venendo alla mostra, sviluppata nei tre piani dell\u2019ottimo Palazzo Fava, essa appare molto completa, inutile stare a sottilizzare su qualche questione di dettaglio, semmai l\u2019unico rimprovero che si pu\u00f2 muovere a Sgarbi \u00e8 di non averla dotata di un apparato didattico. Mi chiedo che cosa possa capire il visitatore comune quando, nel succedersi delle opere, si trova di fronte il muro dei tanti dipinti del Cinquecento, come pu\u00f2 capire per esempio il passaggio cruciale dal Manierismo al grande rilancio della \u201cmaniera moderna\u201d effettuato dai Carracci e dal Reni, il massimo vanto della \u201cFelsina pittrice\u201d? E\u2019 vero che Sgarbi estrae e mette in rilievo alcune frasi in cui gli interpreti di questa storia, dal Longhi ai suoi allievi, Arcangeli, Volpe, Riccomini, Benati ecc, sottolineano i valori, la qualit\u00e0 di alcuni passaggi, ma forse ci voleva un discorso pi\u00f9 disteso. Resta il fatto che da questo canovaccio, se il duo vorr\u00e0 insistere, potr\u00e0 trarre tanti ingrandimenti o messe a fuoco successive, per esempio forse \u00e8 l\u2019ora di condurre da vicino una rilettura del Trecento, o di indagare proprio sul passaggio dal Manierismo all\u2019et\u00e0 del grande naturalismo secentesco, o di dipanare il filo del neoclassicismo. Infine, molto sommarie sono le testimonianze sul Novecento, schiacciate dalla stritolante presenza di Morandi, e  anche penalizzate dal criterio di dare posto solo agli illustri estinti. E dunque, ci starebbe subito una puntata da Morandi in su, verso i nostri anni. Comunque, questa ricognizione appare giusta, necessaria, inevitabile.<br \/>\nFino al 17 maggio, cat. Bononia University Press.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra \u201cDa Cimabue a Morandi\u201d segue da vicino la famosa prolusione che Roberto Longhi tenne nel 1934 assumendo la direzione del bolognese Istituto di storia dell\u2019arte, sentendosi tenuto, nell\u2019occasione, a tracciare l\u2019identikit della \u201cFelsina pittrice\u201d.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-112","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=112"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":130,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112\/revisions\/130"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}