{"id":1123,"date":"2017-11-21T08:48:29","date_gmt":"2017-11-21T07:48:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1123"},"modified":"2017-11-21T08:48:29","modified_gmt":"2017-11-21T07:48:29","slug":"alberto-savinio-uscita-laterale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/alberto-savinio-uscita-laterale\/","title":{"rendered":"Alberto Savinio, uscita &#8220;laterale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 14 novembre 2017 ho avuto l\u2019onore di tenere una conferenza al Center for Italian Modern Art (CIMA) di New York in occasione della mostra che vi si svolge dedicata ad Alberto Savinio, con esposizione di una ventina di dipinti, perfetto concentrato della sua opera. Grandi sono i meriti di questa istituzione che punta a una presentazione organica di artisti e aspetti della nostra arte contemporanea, senza il carattere di rara eccezione con cui taluni nostri maestri sono omaggiati dai grandi musei newyorkesi. Col mio inglese stentato, ma, almeno spero, chiaro, quasi scolastico, ho giocato soprattutto la carta di una analisi, o addirittura psicoanalisi del formidabile duo di  casa De Chirico, con Giorgio nella parte di mattatore, forte di quei tre anni di maggiore et\u00e0 rispetto al fratello Andrea (1888 contro 1891), e soprattutto del sostegno della madre Gemma Cervetto, rimasta vedova di Evaristo, scomparso troppo presto nel 1905, ma in grado di lasciare alla famiglia una buona situazione economica. La madre, donna autoritaria, aveva riposto ogni sua compiacenza a favore del primogenito Giorgio, sul cui conto nutriva \u201cGreat Expectations\u201d, per dirla col titolo di un celebre romanzo di Dickens. Il figlio minore Andrea viveva in una situazione subordinata, fino al punto di abbandonare nome e cognome per altrettanti pseudonimi, Alberto Savinio, atto che forse si pu\u00f2 leggere in due sensi, come prova di sottomissione al primato dell\u2019altro, con la pronuncia di un \u201cnon sum dignus\u201d, o invece come disperato tentativo di procurarsi una via autonoma. Su Andrea-Alberto pes\u00f2 l\u2019interdetto materno di non ostacolare la professione maggiore assegnata a Giorgio, solo lui doveva essere il \u201cpictor optimus\u201d per antonomasia. L\u2019altro doveva accontentarsi di percorrere strade secondarie, per quanto del tutto onorevoli, come la pratica della musica e della letteratura, in cui eccelse con una serie di racconti di viaggio conditi, gi\u00e0 essi stessi, di fughe nell\u2019evasione onirica, nella fantasticheria a ruota libera. Ma soprattutto pensando alla grande impresa della metafisica, che fu quasi un dono, una prerogativa esclusiva della famiglia De Chirico, fu proprio Alberto ad esserne il critico puntuale, nel segno di una grande devozione verso la riconosciuta superiorit\u00e0 di Giorgio. Dobbiamo quindi attendere fino circa ai suoi trent\u2019anni d\u00ec et\u00e0 per vederlo finalmente superare l\u2019interdetto materno e fraterno e accedere direttamente lui stesso alla pittura. Da notare che da quel momento in poi non mi pare che continuasse a praticare con pari convinzione l\u2019attivit\u00e0 musicale, vista dunque come un \u201cpis aller\u201d, come un surrogato di una pi\u00f9 rispondente  pratica della pittura che gli veniva negata. Tra i dipinti  iniziali abbiamo il \u201cRitratto di bambino\u201d, forse un autoritratto, dove l\u2019artista si presenta quale doveva essere nei suoi primi anni, ragazzo triste, timido, con un\u2019aria malaticcia. Da notare anche che in questo come in altri primi lavori egli non osa affidarsi a un colorismo pieno, ma si attiene in prossimit\u00e0 del bianco e nero propri del disegno o della fotografia. Frugando su questi inizi, eccezionale \u00e8 un ritratto del padre, visto anch\u2019esso come figura debole, affondata nella lontananza. Da notare che la figura paterna non esiste nella produzione di Giorgio, e lo si capisce, egli non aveva bisogno di chiederle assistenza, a ci\u00f2 provvedeva con abbondanza l\u2019amore ossessivo, possessivo prestatogli dalla madre. Andrea insiste nei teneri ricordi di famiglia, in un disegno in cui compaiono entrambi i genitori, con ai loro piedi un unico figlio, rappresentato come figura grassoccio, robusta, mentre non c\u2019\u00e8 traccia di lui stesso, un\u2019assenza che anche in questo caso possiamo interpretare in due modi. O \u00e8 il sentimento di una esclusione, oppure, pi\u00f9 semplicemente, lo stato di fatto di un artista che si pone nei panni del fotografo chiamato a riprendere un quadretto domestico. Ma infine compare la madre, nel dipinto forse pi\u00f9 famoso di Alberto, ma degradata al rango di sposa formosa, effigiata quasi con tratti folcloristici. Per\u00f2 quello che conta \u00e8 che le sia accostata l\u2019immagine ripugnante di un coccodrillo, nel che il figlio ripudiato consuma uno spirito di vendetta, di ritorsione, di profanazione. Si pensi invece come il prediletto Giorgio sia stato sempre pronto a celebrare la madre, trattandola alla stregua di un ritratto rinascimentale, e accostando a lei il suo proprio volto, entrambi innalzati ai cieli di un pieno valore auratico. Nel ricorso a quel coccodrillo troviamo anche la manifestazione della via specifica con cui Alberto aderisce alla poetica di famiglia. Pensando alla metafisica, dobbiamo proprio ritornare all\u2019etimologia della parola, alla preposizione greca \u201cmeta\u201d che, nelle nostre lingue occidentali, risponde al \u201ctrans\u201d, cio\u00e8 all\u2019idea di uno spostamento, non necessariamente tale da negare i fatti fisici, ma senza dubbio come invito a spostarli, a mutarne l\u2019ordine. Solo che questo coltivare il \u201cmeta\u201d avviene, nei due artisti, in modi opposti. A Giorgio dobbiamo attribuire il compimento di \u201ctrasporti\u201d lungo un asse verticale, da un presente volgare e incalzante verso lontane, gloriose mete storiche di impronta museale. Invece Alberto cerca e trova una via in proprio procedendo \u201clateralmente\u201d, accostando a persone e cose dell\u2019oggi immagini proveniente dal manuale di zoologia, o di geografia, o di paleontologia. In questo dipinto rivelatore, per esempio, sullo sfondo compare gi\u00e0 una carta geografica, mentre c\u2019\u00e8 pure un riferimento a un\u2019immagine super-classica. di quelle tanto care a Giorgio, ma non per nulla spostata di traverso, ovvero collocata lateralmente.<br \/>\n   L\u2019offesa, la vendetta contro la madre toccano il loro culmine nell\u2019assegnarle la testa di un gallinaceo con tanto di schifosi bargigli pendenti. Ecco un modo di praticare la metafisica andando a pescare nel contiguo, che Giorgio non ammetterebbe mai. Del resto bisogna riconoscere che Alberto \u00e8 coerente nel suo procedere, applica anche a se stesso una simile urtante metamorfosi. In un autoritratto ci si mostra con una testa di civetta, proprio come avviene in un film dell\u2019orrore in cui un avventuroso scienziato tenta il \u201ctrasporto\u201d di se stesso altrove entrando in una cabina, ma senza accorgersi che con lui \u00e8 entrata anche una mosca, e dunque nella stazione di arrivo egli si ritrova proprio con la testa dello schifoso insetto.<br \/>\n   Non sempre Savinio si sente in obbligo di consumare queste profanazioni vendicative nei confronti della madre, forse egli raggiunge il suo standard migliore quando in definitiva ammette lo stato di degradazione, di insulsaggine a cui la genitrice spietata lo ha condannato. Egli cio\u00e8 accetta un pirandelliano \u201ccome tu mi vuoi\u201d, mi escludi dalle vie maggiori della gloria concesse solo al primogenito? Ebbene, io allora mi avventuro in un mondo infantile, in una specie di Disneyland dove trovano posto balocchi, puzzle, giochetti a incastro, labirinti e altro. Un mondo in definitiva felice, lieto del suo disimpegno, che consente all\u2019artista di darsi alla pittura in modi precisi, anzi, gli si pu\u00f2 attribuire un precisionismo, un iper-realismo, o diciamo pure che in questi suoi deliziosi dipinti egli entra in collusione con un aspetto del Surrealismo ufficiale, con la linea Magritte-Dal\u00ec, come loro egli pratica una pittura di maniacale evidenza, raggiungendo la stessa leggerezza che troviamo nelle realizzazioni pi\u00f9 virtuose di Dal\u00ec. Sembra quasi che l\u2019artista imbarchi pile di balocchi su una nave per avviarli verso una fortunata Isola del tesoro. Qualche volta svetta su questi cumuli davvero una vela per prendere il vento, oppure questi grappoli  incantati si librano in aria, leggeri, mobili, ma anche pronti ad atterrare, o a trasvolare su mari azzurrini. Da notare che gli oggetti sono presenti anche nell\u2019arte di Giorgio, ma sempre disposti lungo un asse verticale, dove affiorano statue, busti di classicit\u00e0 greca, e accanto a loro cose banali dell\u2019oggi, banane, occhiali da sole, guanti di gomma, dipinti \u201ctali e quali\u201d, in modi sfacciati. Mi \u00e8 capitato molte volte di osservare che per questa via Giorgio va molto vicino all\u2019artista che pure ne sembrerebbe il contraltare, a Marcel Duchamp e al suo \u201cready-made\u201d. Il Francese prende i volgari oggetti dell\u2019oggi \u201ctali e quali\u201d, \u201cgi\u00e0 fatti\u201d, portandoli nell\u2019opera. De Chirico li dipinge, ma in modi fedeli, senza alcun valore aggiunto. Invece, anche nel trattare questo versante dell\u2019oggettistica, Savinio ci mette tutta la sua lateralit\u00e0 evasiva, ne fa un regno di delicati, o estrosi, o mirabolanti  talismani. Forse, se avesse tentato di adire le vie di soluzioni plastiche, avrebbe potuto procedere come Joseph Cornell e comporre delle \u201cscatole magiche\u201d, colmandole appunto di cianfrusaglie, di \u201cbuone cose di cattivo gusto\u201d, dandoci insomma una serie di \u201cwunderkammern\u201d. O, se vogliamo un tuffo verso i nostri giorni, avrebbe potuto procedere come Haim Steinbach, e dunque esporre quelle sue stimolanti scoperte allineandole una per volta sui ripiani di uno scaffale. Ma queste accumulazioni, queste piramidi sono eleganti, colme di promesse. In altri casi l\u2019artista si d\u00e0 a soluzioni teatrali, illuminotecniche, per esempio offrendoci delle ribalte, dei palcoscenici immersi nell\u2019oscurit\u00e0, da cui emergono dei tracciati luminosi ottenuti quasi simulando la pratica di quei minuti corpi elettrici che oggi si chiamano \u201cled\u201d. D\u2019altra parte, le scelte di Savinio non sono mai unilaterali, la componente \u201dfisica\u201d gioca sempre un suo ruolo, talvolta quelle aeree costruzioni veleggiano alte ma su una ribalta fatta di terra, di vegetazione ardita e accesa, tanto  che ci sta pure l\u2019accostamento a un\u2019altra soluzione surrealista, quella di Andr\u00e9 Masson, che porta in direzione dell\u2019Informale. Oppure, in altri dipinti, \u00e8 presente una carnalit\u00e0 piena, magari dominata da uno dei soliti casi di metamorfosi animalesca, ovvero un concentrato di muscoli rispettosi del manuale di anatomia umana si vede per\u00f2 sormontato da una testa di tigre o di altro animale feroce. I passi \u201claterali\u201d, gli sconfinamenti da un  ambito del creato a un altro, sono sempre coltivati da Alberto, in rivolta contro gli esiti volutamente \u201csublimi\u201d del fratello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 14 novembre 2017 ho avuto l\u2019onore di tenere una conferenza al Center for Italian Modern Art (CIMA) di New York in occasione della mostra che vi si svolge dedicata ad Alberto Savinio, con esposizione di una ventina di dipinti, perfetto concentrato della sua opera. 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