{"id":1162,"date":"2017-12-31T09:36:54","date_gmt":"2017-12-31T08:36:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1162"},"modified":"2018-01-02T08:51:09","modified_gmt":"2018-01-02T07:51:09","slug":"un-buon-uso-del-magico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-buon-uso-del-magico\/","title":{"rendered":"Un buon uso del &#8220;magico&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il MART di Rovereto, nella conduzione di Gianfranco Maraniello, sta seguendo un doppio binario, da una parte mostre in linea con la vocazione rivolta soprattutto al secondo Novecento e oltre, nel cui nome infatti ora sono in atto mostre di Francesco Lo Savio e di Carlo Alfano, figure opposte tra loro, ma nel comune segno di una certa difficolt\u00e0 per palati generici, come osservava Gregorio Botta in una recensione sulla \u201cRepubblica\u201d di domenica scorsa, il primo troppo coriaceo e monostilistico, anche per la sua breve esistenza, l\u2019altro, di lunga navigazione, costretto inevjtabilmente a soluzioni ibride. Ma su un diverso binario ci accolgono ampie selezione storiche, che si valgono dell\u2019abile politica di  opere ottenute in comodato svolta dalla prima direttrice e fondatrice del MART, Gabriella Belli, che infatti conduce questo \u201cRealismo Magico\u201d, una rassegna che se non sbaglio applica per la prima volta all\u2019ambito del visivo un termine nato soprattutto in campo letterario, come ha ricordato un recente numero monografico dell\u2019\u201dIlluminista\u201d, la rivista diretta da Walter Pedull\u00e0, cui non ho mancato di collaborare nel nome del mio carattere ambidestro. Trasportrarto sul terreno del visivo, questo termine agisce utilmente per sintetizzare una ridda di etichette, tra cui in primo luogo quelle di Metafisica e di Nuova Oggettivit\u00e0, come indica un sottotitolo dato alla mostra. Accanto alla giusta curatela della Belli, interviene pure quella di Valerio Terraroli, che si trova il terreno ben coltivato da tanti interventi precedenti. Tra cui appunto anche i miei, a cominciare dal numero uno della Metafisica, Giorgio De Chirico, cui mi posso vantare di aver applicato una formula di lungo periodo, come di colui che non si \u00e8 mai stancato di predicare il ritorno alle origini, a rivisitare il museo del passato, maestro quindi di \u201ccitazionismo\u201d, dal momento \u201cmagico\u201d del secondo decennio fino alla morte, che lo ha colto mentre, magari inconsapevolmente, raccoglieva attorno a s\u00e9 le schiere del postmoderno. Accanto a lui, un numero due, Carlo Carr\u00e0, capostipite dei Futuristi convinti all\u2019improvviso di  dover invertire la rotta, e di non puntare pi\u00f9 sul futuro, bens\u00ec sul passato. Qui Carr\u00e0 \u00e8 mostrato soprattutto in un capolavoro dei primi anni Venti, \u201cLe figlie di Loth\u201d, in cui  l\u2019artista riscopre un goticismo raffinato, esile, rampante. Ma forse il titolo di numero uno dei \u201critornanti\u201d spetta a Gino Severini, che nel tempo ha battuto, in questo processo revivalista, perfino il grande Picasso. In merito ricordo di aver avuto la frotuna di curarne , al Pitti di Firenze, la mostra commemorativa dai cento anni dalla nascita E tanto per giocare alle etichette, compaiono subito i due protagonisti dell\u2019impresa collaterale dei \u201cValori plastici\u201d, i due Broglio, Mario e Edita, bravi scolari nel dipingere con rigore adamantino, degno di un\u2019alta oreficeria. Ma ci sta pure uno straordinario Felice Casorati, che negli anni Venti sente pure lui il richiamo dei valori plastici, e dunque d\u00e0 volume alle sue deliziose sagome in precedenza schiacciate sotto il premere di sontuose vesti decorative. Per compiere questo passo, gli \u00e8 servita da modello la forma dell\u2019uovo, come dimostra lo straordinario dipinto posto nella copertina del catalogo, un gruppetto di giovani filtrati da uno specchio appunto ovoidale, bombato, che li strizza, ma con delicatezza, \u201cper non fargli male\u201d, si potrebbe dire col Pascoli.<br \/>\n   Sempre nel nome di un\u2019economia di cui l\u2019etichetta del magico \u00e8 capace, ecco subito la squadra del \u201cNovecento\u201d di Margherita Sarfatti, con le varie soluzioni di Achille Funi, Ubaldo Oppi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig. Manca il capofila Sironi, ma perch\u00e9 omaggiato in precedenza da una apparizione monografica nella stessa sede, e non so bene perch\u00e9, sono esclusi pure Bucci e Dudreville. Poi il panorama si spiana nella nostra Nuova Oggettivit\u00e0, che infatti sempre negli anni Venti contrast\u00f2 il passo a quella, in apparenza pi\u00f9 autorizzata, dei Tedeschi, trovando stanza soprattutto a Roma, con uno straordinario Antonio Donghi, ben assistito da Carlo Socrate, da un Virgilio Guidi a lunga percorrenza, capace di muoversi da quella posizione di \u201cmagico\u201d stallo per andare poi a diffondersi nello spazio. Anche in questo caso, perch\u00e9 dimenticarsi di Riccardo Francalancia, e magari pure di Francesco Trombadori? La polivalenza dell\u2019etichetta assunta vale molto bene per dare un tetto alla  presenza assolutamente dominante di Cagnaccio di San Pietro, forse il numero uno di una \u201cNuova oggettivit\u00e0\u201d in salsa italiana, nei cui confronti devo rivendicare i meriti di una mostra da me e altri fatta a Bologna nel 1980, nel quadro di un\u2019operazione generale promossa dalla Regione Emilia Romagna a favore di De Chirico. Noi, lasciando a Ferrara  il compito di celebrare il Maestro (ma la citt\u00e0 estense non riusc\u00ec a raccoglierne le tele,  e. la cosa \u00e8 nota, se la cav\u00f2 rcorrendo a delle riproduzioni pi\u00f9 o meno fedeli), avevamo capito bene come quello spirito metafisico, o diciamo pure magico, si era diffuso in tutto il decennio, quindi puntammo decisamente su quel periodo svolgendo proprio il tema \u201cLa Metafisica: gli Anni Venti\u201d. Ricordo con quanto piacere discesi nei sotterranei della GNAM, della Galleria Nazionale d\u2019arte moderna, per scoprirvi appunto i capolavori nascosti di Cagnaccio e compagni, di cui fin l\u00ec ci eravamo vergognati, considerandoli attardati nel culto di vecchi valori mimetici, superati, esclusi dai vari astrattismi del dopoguerra. Da quel momento invece essi sono stati riammessi nella corrente,  divenendo un acquisto fisso della storiografia. Infine, l\u2019etichetta \u201cmagicamente\u201d stratigrafica comprende in s\u00e9 anche la sezione cosiddetta degli Italiani di Parigi, capeggiata ovviamente da Gino Severini, in cui entra dignitosamente anche Mario Tozzi, qui ricordato, mentre \u00e8 assente Campigli,  e sarebbe ormai giusto includervi in permanenza anche Ren\u00e9 Paresce, ora ricordato, assieme ai compagni parigini, in una mostra a Bologna, in S. Maria della Vita. Notevole e in parte anche giustificata l\u2019attenzione rivolta all\u2019ambiente triestino, in cui spicca la presenza di Carlo Sbis\u00e0, e anche qui mi vanto di una retrospettiva che mi \u00e8 stato possibile dedicargli nel 1995, nella sede appropriata del Museo Revoltella. Opportuno che si ricordi pure il segaligno, metallico Arturo Nathan, lascerei  invece il giudizio sospeso per Cesare Sofianopulos, mentre forse si \u00e8 ecceduto nel dare accoglienza ad altri triestini meno scattanti e aguzzi. Infine, non saprei concedere un\u2019assoluzione ad alcune figure cui a lungo sono stato abituato a opporre il mio ostracismo per una pittura troppo corriva, troppo leccata e conforme, quali Gregorio Sciltian e Leonor Fini.<br \/>\nRealismo magico, a cura di Gabriella Belli  e di Valerio Terraroli. Rovereto, MART, fino al 2 aprile. Catalogo Electa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il MART di Rovereto, nella conduzione di Gianfranco Maraniello, sta seguendo un doppio binario, da una parte mostre in linea con la vocazione rivolta soprattutto al secondo Novecento e oltre, nel cui nome infatti ora sono in atto mostre di Francesco Lo Savio e di Carlo Alfano, figure opposte tra loro, ma nel comune segno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-1162","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1162"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1164,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1162\/revisions\/1164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}