{"id":1169,"date":"2018-01-07T10:19:13","date_gmt":"2018-01-07T09:19:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1169"},"modified":"2018-01-07T10:19:13","modified_gmt":"2018-01-07T09:19:13","slug":"ricordo-di-mauro-staccioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/ricordo-di-mauro-staccioli\/","title":{"rendered":"Ricordo di Mauro Staccioli"},"content":{"rendered":"<p>Il 2018 \u00e8 cominciato  male portando la morte di Mauro Staccioli (nato nel 1937), figura generosa e sempre pronta a entrare in azione. Anch\u2019io non posso mancare di dedicargli un commosso ricordo, insistendo sulle occasioni, sempre felici, di incontro con lui. E\u2019 stato un artista particolarmente adatto a realizzare sculture all\u2019aperto, fidando su una agile struttura metallica di cui le dotava, e di un rivestimento con intonaco per lo pi\u00f9 di un colore terroso, sanguigno. Agevolava senza dubbio questa sua prontezza di intervento una certa limitatezza nelle soluzioni formali, consistenti soprattutto in solidi essenziali, primo fra tutto il cerchio, che tendeva libero e gioioso nello spazio, come un ragazzo che gioca appunto al cerchio e lo fa scorrere di balza in balza. Per questa sua prontezza a occupare lo spazio aperto mi sono permesso di dedicargli una battuta, quando tra esperti si usa discutere di come definire l\u2019entit\u00e0, sempre pi\u00f9 diffusa, che si usa dire di un parco di sculture all\u2019aperto. Io mi sono permesso di osservare che la soluzione \u00e8 semplice, basta riferirsi a un qualche spazio dove ci sia almeno un\u2019opera del nostro Staccioli, tanto il suo modo di agire si identifica con una simile finalit\u00e0. Fughiamo subito un sospetto, che questa sua essenzialit\u00e0 di figure geometriche, per lo pi\u00f9 riferite a solidi regolari, fosse inevitabile vederla come una conseguenza del Minimalismo statunitense. Chi gli attribuisce una simile discendenza ignora un glorioso capitolo di figure solide nello spazio che qui in Italia abbiamo avuto proprio agli injzi degli anni \u201960, soprattutto a Roma, con artisti come Lo Savio, Carrino, Uncini. E forse proprio con quest\u2019ultimo \u00e8 pi\u00f9 evidente un nesso di affinit\u00e0, che contribuisce ulteriormente ad allontanare il sospetto di una derivazione minimalista, in quanto gli statunitensi usavano pi\u00f9 che altro un materiale metallico lasciato scoperto, mentre nel caso di Staccioli interviene quasi sempre un rivestimento, come detto sopra, che rimanda a un sentore di buona terracotta, quasi a voler ristabilire un rapporto di discendenza dall\u2019arte etrusca di cui, lui nato a Volterra, si \u00e8 sempre considerato un orgoglioso discendente. Quando nel \u201993, d\u2019accordo con l\u2019amico Fabio Cavallucci, abbiamo pensato di far nascere a Santa Sofia, in Provincia di Forl\u00ec e ai piedi della diga di Ridracoli, sulle rive del Bidente, un parco di sculture all\u2019aperto, stante la definizione di cui sopra, abbiamo ritenuto di dover cominciare appunto nel nome di Staccioli, magari, per scarsit\u00e0 di budget, non facendogli creare una struttura ad hoc ma acquistandola bell\u2019e fatta da un precedente collezionista. Ed ecco arrivarci tre bellissimi dischi, quasi gigantesche forme di caciotta, provvisti di una sapiente stagionatura, bloccati in una ruzzola travolgente lungo i fianchi di un parco pubblico di quella citt\u00e0. Grato di quel nostro segno di apprezzamento, Staccioli ci ha poi invitato, pochi anni dopo, ad assistere a quello che forse \u00e8 stato il suo massimo exploit, quando \u00e8 riuscito a far nascere, in pochi giorni, nella cittadina sarda di Tortol\u00ec, ma pi\u00f9 nota per il bellissimo porto, Arbatax, e i suoi marmi rosati, una intera selva di queste sue costruzioni, pronte a moltiplicarsi, e a variarsi quasi consultando un albo di pronta e accogliente geometria. Ricordo quanto fu simpatico atterrare. pur con un volo regolare di linea, in  quella minuscola localit\u00e0, dove gli amici dei viaggiatori venivano ad accoglierli al bordo della pista in costume da bagno. Naturalmente, nel vasto territorio dell\u2019Ogliastra,  dove Tortol\u00ec \u00e8 situata, quei suoi cerchi e spuntoni erano appena dei brufoli, dei bitorzoli, ma arditi, significativi. Una ulteriore occasione di rivolgermi a lui fu quando il Dipartimento delle arti visive dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna ha occupato un ex-convento, il S. Cristina dove tuttora \u00e8 stabilito, dotato anche di un ampio parco. Io, pi\u00f9 volte direttore di quell\u2019istituto, ho invitato gli amici artisti a ornarne le pareti, e fin qui tutto bene, ma non potevo certo dimenticare di fare appello al genio cos\u00ec ad hoc del nostro Staccioli, che infatti, con l\u2019aiuto di una galleria padovana, mi fece avere un consistente concentrato di un\u2019altra sua tipologia, una serie di cippi, di parallelepipedi mozzi, quasi una piccola Stone Henge da far sorgere in luogo appropriato. Pare incredibile a dirsi, ma anche in un momento in cui la sua fama era ormai saldamente stabilita ci fu una collega che si sent\u00ec offesa e fece crescere un roseto per nascondere alla vista quella serie di corpi provocanti nel loro francescano rigore. Ma purtroppo a bloccare l\u2019operazione intervenne la ragione del vile quattrino, infatti l\u2019Ateneo di Bologna gode di un\u2019assicurazione automaticamente estesa a tutte le opere che si trovino all\u2019interno delle sue stanze, mentre si deve pagare per quelle esterne, nessuno si assunse l\u2019onere di quel balzello, e dunque i monoliti del Nostro tornarono a casa. Ma questa \u00e8 stata appena una increspatura, tutta a torto dell\u2019Alma mater, in quanto Staccioli trionfa ovunque qualcuno abbia osato puntare sulla formula del parco di sculture all\u2019aperto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2018 \u00e8 cominciato male portando la morte di Mauro Staccioli (nato nel 1937), figura generosa e sempre pronta a entrare in azione. Anch\u2019io non posso mancare di dedicargli un commosso ricordo, insistendo sulle occasioni, sempre felici, di incontro con lui. 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