{"id":1186,"date":"2018-01-19T11:06:12","date_gmt":"2018-01-19T10:06:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1186"},"modified":"2018-01-19T11:06:12","modified_gmt":"2018-01-19T10:06:12","slug":"in-memoria-di-vittorio-fagone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/in-memoria-di-vittorio-fagone\/","title":{"rendered":"In memoria di Vittorio Fagone"},"content":{"rendered":"<p>   Il 2018 \u00e8 iniziato in modo disastroso per il mondo dell\u2019arte. Ho gi\u00e0 ricordato le scomparse di Gualtiero Marchesi, appartenente alla categoria dei grandi cuochi ma pure vicino al mondo dell\u2019arte, e di Mauro Staccioli, presenza immancabile in ogni parco di sculture all\u2019aperto. Ora \u00e8 doveroso che io parli pure di un caro amico e collega come Vittorio Fagone, mentre gi\u00e0 si profila l\u2019ombra di un altro scomparso eccellente da ricordare, Valentino Vago. Sono stato legato a Vittorio da uno stretto rapporto in un\u2019impresa di cui mi pare si sia perso il ricordo. Bisogna risalire alla fine degli anni \u201970, quando sindaco di Milano era Carlo Tognoli, figura molto amata dai cittadini ambrosiani, che non lo hanno rinnegato nella triste ora degli scandali di  Mani pulite e hanno continuato ad affidargli incarichi importanti. Come sindaco, aveva pensato a una soluzione ben articolata per il programma milanese nelle arti visive, non dando tutto il potere a una figura istituzionale quale Mercedes Garberi, direttrice delle raccolte civiche, ma affiancandole un comitato di esperti, anche se la soluzione, come a quei tempi appariva indispensabile, nasceva nel nome della partitocrazia. Io, allora molto vicino a Craxi tramite il suo braccio destro di quei tempi, Claudio Martelli, vi rappresentavo il PSI.  C\u2019erano pure Flavio Caroli, che allora batteva bandiera PCI, e Fagone, che si poneva all\u2019estrema sinistra dell\u2019arco politico. Non poteva mancare pure un rappresentante della Dc, nella persona dell\u2019architetto Morello, che per\u00f2 esercit\u00f2 il suo ruolo molto ai margini. E dunque, la maggiore responsabilit\u00e0 pesava sul nostro trio, cui si dovette il rilancio del secondo piano del Palazzo Reale, fin l\u00ec squallidamente avvilito per funzioni burocratiche. Noi lo rilanciammo con tre mostre di stringente attualit\u00e0, io vi proposi \u201cPittura ambiente\u201d, adatta alle molte stanze di quel luogo, ognuna delle quali poteva ospitare un \u201cambiente\u201d, dove il ritorno alla pittura, allora nell\u2019aria, si fondeva con una opportuna soluzione spaziale. Caroli punt\u00f2 su una rassegna di poesia visiva e affini, Fagone vi dimostr\u00f2 la sua vocazione per la videoarte e altre forme alternative, che anche in seguito sarebbero state tra i suoi interessi pi\u00f9 rilevanti. Mi permetto di osservare che quel nostro rilancio non \u00e8 affatto caduto nel vuoto. Quando, con la caduta del governo del Garofano, noi venimmo destituiti, la Garberi ne approfitt\u00f2 per collocare in quelle stanze l\u2019abbondante raccolta di opere contemporanee del Comune, secondo una tendenza ora confermata dal Museo del Novecento, che dal corpo centrale dell\u2019Arengario, in verit\u00e0 molto angusto, ha tentato un allargamento lanciando proprio una passerella verso quella provvida suite di sale, che per\u00f2 restano insufficienti, fermando la raccolta appena agli anni \u201870. Ma l\u2019impresa pi\u00f9 notevole condotta a termine dal nostro comitato \u00e8 stata il concepimento e la realizzazione della mostra \u201cAnnitrenta\u201d, che ha sdoganato tutta la produzione nata in quel decennio dell\u2019era fascista, contribuendo in modo decisivo a scindere i meriti artistici di quella stagione da una sudditanza che erroneamente si credeva totale e soffocante alle imposizioni del regime. Credo che quella mostra resti uno dei pi\u00f9 bei successi di tutta l\u2019attivit\u00e0 espositiva ambrosiana del dopoguerra.<br \/>\n   Frattanto, a livello professionale, Fagone era entrato nella redazione della Casa editrice Feltrinelli, e anche su questo fronte molto stretti furono i nostri rapporti. Se non ci fosse stato il suo appoggio, unito a quello del suo collega Aldo Tagliaferri, io forse non sarei mai riuscito a far accettar il mio saggio \u201cArte contemporanea\u201d, che ancora oggi tiene degnamente un posto in tutti gli scaffali delle Librerie Feltrinelli, Ma purtroppo venne una crisi finanziaria che mise a rischio la sopravvivenza di quella Casa, e caus\u00f2 comunque la fuoriuscita sia di Fagone che di Tagliaferri. Dopodich\u00e9 Fagone ha preso la strada della curatela di istituzioni pubbliche, contando sia sulla sua solida conoscenza della nostra arte soprattutto del periodo \u201ctra le due guerre\u201d, sia sui nuovi media,  il che fra l\u2019altro gli ha meritato il prestigioso inserimento nel comitato direttivo della Documenta 1987, un riconoscimento che credo sia capitato a ben pochi altri studiosi di casa nostra. Come \u201ccurator\u201d si devono ricordare i suoi incarichi successivi, dapprima a Bergamo, alla GAMEC, Galleria d\u2019arte moderna e contemporanea, quindi alla Fondazione Ragghianti di Lucca. In entrambe quelle sue funzioni egli non ha mai mancato di invitarmi, sia per visitare e recensire le mostre ivi da lui organizzate, sia per tenervi conversazioni. In conclusione, con lui \u00e8 una ulteriore quota parte della mia esistenza e carriera che se ne va. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2018 \u00e8 iniziato in modo disastroso per il mondo dell\u2019arte. Ho gi\u00e0 ricordato le scomparse di Gualtiero Marchesi, appartenente alla categoria dei grandi cuochi ma pure vicino al mondo dell\u2019arte, e di Mauro Staccioli, presenza immancabile in ogni parco di sculture all\u2019aperto. 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