{"id":1189,"date":"2018-01-19T11:14:05","date_gmt":"2018-01-19T10:14:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1189"},"modified":"2018-01-19T11:14:05","modified_gmt":"2018-01-19T10:14:05","slug":"salvatori-e-un-nuovo-scudo-di-achille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/salvatori-e-un-nuovo-scudo-di-achille\/","title":{"rendered":"Salvatori e un nuovo &#8220;scudo di Achille&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Giuseppe Salvatori presenta la sua produzione recente alla galleria romana \u201cLa Nuova Pesa\u201d, in cui anima fra l\u2019altro una rassegna periodica, \u201cViva\u201d, affidata a una originale forma di discussione orale, davvero dal vivo,  di temi strettamente attuali. Ho avuto il piacere e l\u2019onore di inserirlo fin dagli inizi, nell\u2019ormai lontano 1980, nella pattuglia dei \u201cNuovi-nuovi\u201d, da me sostenuta assieme agli indimenticabili Francesca Alinovi e Roberto Daolio. Quel gruppo, lo ammetto, ha sofferto sia di una certa genericit\u00e0 di etichetta, sia di un numero considerato eccessivo di componenti, una ventina, apparendo cos\u00ec meno valido rispetto ad altre formazioni pi\u00f9 selettive e con etichette pi\u00f9 specifiche (Anacronisti, Transavanguardia), ma credo che alla lunga stia emergendo, anche al seguito dei due che ne sono sempre stati i portabandiera, Luigi Ontani, oggi divenuto onnipresente, e Salvo, purtroppo da poco scomparso e in attesa di una retrospettiva che ne dimostri tutta l\u2019importanza. Ma anche gli altri hanno fatto, e stanno facendo la loro parte, attraverso una formula che alla fine mi sembra vincente, posta in sapiente bilico tra passato, presente, futuro, ricca di aspetti della cosiddetta \u201ccitazione\u201d, strizzando cio\u00e8 l\u2019occhio ai fasti della tradizione, ma nello stesso tempo dandone una versione stilizzata, di grande eleganza, in linea con gli esiti migliori dell\u2019immagine elettronica quale si rivela nei cartoons, o anche negli spot pubblicitari, pronta pure a raccogliere la tradizione del decorativismo, come \u00e8 avvenuto in alcuni momenti delle avanguardie, tra Art Nouveau e Art D\u00e9co. Tra i meriti pregressi dei Nuovi-nuovi, c\u2019era stato anche quello di articolarsi in due branche, degli \u201ciconici\u201d, capaci cio\u00e8 di elaborare icone in tutto degne della nostra attualit\u00e0, e invece soluzioni aniconiche, da ricordare l\u2019arabesco, il graffitismo, le scritture alternative di tante culture extra-occidentali che ora stanno trionfando, proprio sull\u2019onda impetuosa e liberatoria dell\u2019elettronica. Salvatori in questa comparsa romana si presenta con 27 tavole preziose, ispirate all\u2019Iliade e al suo eroe principale, Achille, ma non si pensi a una \u201ccitazione\u201d pesante, troppo leggibile, al modo degli Anacronisti. Si tratta invece di una scannerizzazione leggera, quasi impalpabile, che ricava dai gloriosi miti del passato una serie di brillanti soluzioni grafiche, e cromatiche nello stesso tempo. L\u2019omaggio principale \u00e8 reso allo Xanto, il fiume in cui Achille fu immerso per dargli una quasi totale immunit\u00e0. Ma appunto il prelievo di tracce e suggerimenti, come linfa preziosa ricavata da una pianta del caucci\u00f9, viene raccolto in una specie di coppa, di abside, anche se offerta a noi capovolta, in estroflessione. Infatti in Salvatori c\u2019\u00e8 una vocazione  architettonica,  che potrebbe farne un eccellente decoratore di pareti e suggeritore di proposte monumentali, ma a una tentazione del genere, a fare grande, lo blocca un innato senso della misura, delle proporzioni, il che lo induce a privilegiare i supporti rotondeggianti, chiusi su se stessi,  proprio come dei preziosi scudi di Achille, colmi, al loro interno, di quegli indecifrabili messaggi che sono venuti da una visitazione di oggetti e figure. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un filtro, per cui i corpi, se troppo pieni, non passano la selezione, lo scanner invisibile cui mi sono gi\u00e0 riferito si limita a ricavarne tracce, profili, nodi, stemmi. Quegli spazi rotondi diventano anche come dei caleidoscopi che l\u2019artista agita, ricavandone combinazioni sempre rinnovate, con la preferenza di andare ad animare soprattutto i margini. Come un danzatore che sa ben dove stanno i confini della ribalta, ma li sfida, preferisce muoversi sempre al limite, a costo di uscir fuori dall\u2019area protetta. Oppure \u00e8 il logico effetto che si ha quando un volume tridimensionale viene costretto a schiacciarsi sul piano, e allora l\u2019adipe, compressa, si raccoglie proprio ai margini, li movimenta, vi traccia una ridda di pieghe. Un artista meno inventivo di lui sarebbe inseguito dal rischio di cadere nella formula, di soluzioni troppo simmetriche a livello grafico, o troppo univoche a livello cromatico, dando luogo a un noioso monocromo. Ma invece il nostro  Pino si libera ogni volta da questi pericoli, trova slancio, inventiva, estro per una curva in pi\u00f9, per una variante pur sempre al limite. Come un cercatore d\u2019oro che agita nel setaccio quanto ha carpito dal reale, e ci fa ammirare le delicate orografie che si depositano sul fondo, che del resto corrispondono pure al materializzarsi delle linee di forza di un campo elettromagnetico.<br \/>\nGiuseppe Salvatori, Xanto, Roma, La Nuova Pesa, fino al 28 febbraio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Salvatori presenta la sua produzione recente alla galleria romana \u201cLa Nuova Pesa\u201d, in cui anima fra l\u2019altro una rassegna periodica, \u201cViva\u201d, affidata a una originale forma di discussione orale, davvero dal vivo, di temi strettamente attuali. 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