{"id":1191,"date":"2018-01-28T09:06:27","date_gmt":"2018-01-28T08:06:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1191"},"modified":"2018-01-28T09:06:27","modified_gmt":"2018-01-28T08:06:27","slug":"dom-28-1-18-dogane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/dom-28-1-18-dogane\/","title":{"rendered":"Dom. 28-1-18 (dogane)"},"content":{"rendered":"<p>Chi legge con qualche costanza i miei solitari \u201cdomenicali\u201d non pu\u00f2 aver dubbi sull\u2019avversit\u00e0 che nutro nei confronti di Trump. Fossi un cittadino statunitense, direi anch\u2019io come milioni di altri \u201cTrump, non sei il mio presidente\u201d. Uno dei suoi reati pi\u00f9 consistenti \u00e8 stato quello di sostenere la \u201cflat tax\u201d, trovando pronta eco in tutti i destrorsi di casa nostra, ben lieti di fare gli interessi delle classi abbienti. Ma diverso \u00e8 il peso della sua campagna a favore di una reintroduzione dei diritti doganali, Posso dire di averlo preceduto, su questa strada, in numerosi articoli stesi per una sede non dubbia come l\u2019\u201dUnit\u00e0\u201d, finch\u00e9 \u00e8  uscita. E anzi, in quei miei interventi esortavo i sindacati di sinistra ad abbracciare quella causa, stabilendo in tale direzione un accordo con i loro corrispondenti degli altri Paesi europei. Si ragioni: predicare il libero commercio internazionale, l\u2019abbattimento di dazi doganali e simili, sarebbe una causa giusta se il costo del lavoro fosse paritetico in ogni nazione del mondo, ma se da qualche parte \u00e8 inferiore della met\u00e0 o anche pi\u00f9 rispetto ai nostri salari, portando a una produzione di merci con corrispondenti minori spese, cosa che succede per esempio in Cina o in India, come \u00e8 possibile sostenere il diritto a un libero ingresso dalle nostre parti di una simile merce, suscettibile di fare una spietata concorrenza a quanto da noi prodotto? Purtroppo saremmo minacciati non solo dalla concorrenza di chi produce a costi enormemente pi\u00f9 bassi in casa sua, ma ne viene anche la tendenza dei nostri industriali a trasferire all\u2019estero le loro officine, proprio per sfruttare questo vantaggio. Si lasci pure che essi vadano a realizzare queste proficue combinazioni fuori dei nostri confini, purch\u00e9 le merci cos\u00ec ottenute restino su quei mercati, contribuendo utilmente ad accrescervi il livello di vita. Ma se compare la pretesa di importare quelle merci presso di noi, appare logica la necessit\u00e0 di introdurre proprio dei diritti doganali di compenso, cos\u00ec da  porre quei prodotti in linea con i costi della fabbricazione quale \u00e8 possibile presso di noi. Altrimenti la nostra classe operaia, altro che andare in paradiso, andrebbe risolutamente a picco. Il discorso mi sembra elementare, ineccepibile, e se anche viene dal diavolo Trump, non ne cancella la bont\u00e0 intrinseca. Temo che i difensori a oltranza della libera circolazione delle merci strizzino l\u2019occhio ai proventi che anche i nostri padroni del vapore potrebbero fare, o gi\u00e0 fanno, andando a produrre in luoghi dove il costo del lavoro \u00e8 decisamente basso. In sintesi, Trump \u00e8 un diavolo perverso quando si fa capofila nel predicare la \u201cflat tax,\u201d ma diventa un buon diavolo quando difende il diritto degli Usa di mettere al riparo la propria classe operaia dall\u2019invasione a prezzo inferiore dei prodotti altrui. Sar\u00e0 possibile predicare un libero mercato,  causa in s\u00e9 pi\u00f9 che giusta, solo quando i costi dei salari saranno pareggiati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi legge con qualche costanza i miei solitari \u201cdomenicali\u201d non pu\u00f2 aver dubbi sull\u2019avversit\u00e0 che nutro nei confronti di Trump. Fossi un cittadino statunitense, direi anch\u2019io come milioni di altri \u201cTrump, non sei il mio presidente\u201d. 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