{"id":1196,"date":"2018-01-28T09:31:02","date_gmt":"2018-01-28T08:31:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1196"},"modified":"2018-01-28T09:31:02","modified_gmt":"2018-01-28T08:31:02","slug":"jim-dine-a-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/jim-dine-a-roma\/","title":{"rendered":"Jim Dine a Roma"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Accademia di San Luca, a Roma, ha avuto negli ultimi tempi un bel risveglio da un sonno decoroso ma polveroso di un passato recente. Credo che il merito inziale vada dato a Nicola Carrino, quando ne \u00e8 stato presidente nel biennio 2009-10, mettendo in campo molte iniziative, poi riprese dai presidenti successivi, fino all\u2019attuale direzione di un ottimo pittore, Gianni Dess\u00ec. Buona l\u2019idea di ridare all\u2019Accademia un ruolo quasi istituzionale portandola a  presentare mostre collegate con qualche evento ufficiale. Per esempio, la magnifica esposizione di Luigi Ontani, dell\u2019anno scorso, era collegata al Premio a lui giunto dalla Presidenza della Repubblica. A dare ancor pi\u00f9 lustro al rilancio della San Luca, Ontani ha avuto il merito di ricordarci che il suo secolare edificio, Palazzo Carpegna,  ospita una straordinaria scala elicoidale del grande Borromini, eppure quasi dimenticata o negletta.  Io stesso, membro dell\u2019Accademia, ne ho salito tante volte la rampa principale di  scale o mi sono valso dell\u2019ascensore per accedere ai piani superiori ma ignorando quello straordinario percorso. Ora \u00e8 il turno di Jim Dine, in quanto eletto accademico d\u2019onore nella classe degli artisti stranieri. Dine si accontenta della normale suite di stanze al pianterreno della nobile sede dell\u2019Accademia, ma ne prende l\u2019occasione per ribadire come non mai che \u00e8 sbagliato collocarlo tra i Pop, nonostante che l\u2019anno di nascita, 1935, autorizzi in pieno quell\u2019inclusione. Meglio legarlo al precedente duo dei neo-dadaisti Rauschenberg e Johns, nel nome di una violenza che lambisce gli stereotipi, li corrode, ma non se ne lascia dominare, come invece avviene nei Pop  Artisti tradizionali. A riprova di ci\u00f2, Dine riempie le stanze del percorso con una scrittura manuale rabbiosa, volutamente \u201ccacografica\u201d, come le pagine ingrandite di un brogliaccio steso da qualche scolaro indisciplinato. Nulla da spartire con i sottili, eleganti, ma stereotipati tubi al neon con cui uno degli apostoli del \u201968, Joseph Kosuth, traccia nello spazio le sue scritture. E non c\u2019\u00e8 neppure un qualche rapporto con i \u201cWriters\u201d capeggiati da Keith Haring, anche loro rispettosi degli stereotipi, anche se legati alle icone della pubblicit\u00e0. Questa onda impetuosa del \u201cfatto a mano\u201d trova conferma, nella presente rassegna, anche in alcuni dipinti rutilanti di colori, informali, selvaggi, con cui l\u2019artista inframmezza le sue scritture. A completare una presenza, appunto nel segno della violenza e dell\u2019aggressione, ci sono le cinque sculture, quattro lignee e la pi\u00f9 grande, un autoritratto, in gesso. Ovviamente non si pu\u00f2 mancare di ricordare in proposito la monumentale attivit\u00e0 plastica di Oldenburg, che per\u00f2 si \u00e8 guardato bene dall\u2019affrontare il volto umano, in quanto non \u00e8 un prodotto, un oggetto massificato, ma al contrario il prototipo dell\u2019individualismo. Naturalmente, nel darci quei mascheroni quasi carnevaleschi, Dine conferma la sua chiave espressionista, come se si trattasse di ispirarsi agli idoli pagani dell\u2019Isola di Pasqua. O ancora una volta, l\u2019affinit\u00e0, il rapporto di parentela, devono andare non certo  in direzione della Pop Art ma, semmai verso i \u201cnuovi selvaggi\u201d tedeschi. Siamo quasi a una sfida o a una risposta rispetto alle statue che un numero uno di quel fronte, Georg Baselitz, sbozza alla brava su ceppi lignei. Va da s\u00e9 che questo linguaggio compiaciutamente barbarico e trasgressivo contrasta in pieno con l\u2019eleganza squisita e neodecadente dell\u2019inquilino precedente, Ontani.<br \/>\nJim Dine, House of Words, Roma, Accademia di San Luca, fino al 3 febbraio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Accademia di San Luca, a Roma, ha avuto negli ultimi tempi un bel risveglio da un sonno decoroso ma polveroso di un passato recente. 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