{"id":1200,"date":"2018-02-04T09:42:00","date_gmt":"2018-02-04T08:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1200"},"modified":"2018-02-04T09:42:00","modified_gmt":"2018-02-04T08:42:00","slug":"sopravvivenza-di-marinetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/sopravvivenza-di-marinetti\/","title":{"rendered":"Sopravvivenza di  Marinetti"},"content":{"rendered":"<p>Devo essere molto grato a una casa editrice spagnola, dal curioso nome di Casimiro, che ha edito in buona traduzione due cose mie, un lontano (1967) \u201cmensile\u201d della allora benemerita Fratelli Fabbri, da me dedicato al fenomeno, mai ben studiato qui in Italia, dei Preraffaelliti. Di recente,  in esile plaquette, ha pure offerto sempre al pubblico iberico il mio saggio del 1971 su De Chirico, quello oserei dire famoso in cui ho proposto una interpretazione globale del nostro artista, superando la solita  spaccatura gravante su di lui tra una sua fase \u201cbuona\u201d e invece una successiva da condannare. Ma non \u00e8 tutto, Casimiro esce anche con testi italiani, proponendo per esempio una \u201cchicca\u201d straordinaria, un\u2019operina di Filippo Tommaso Marinetti, \u201cSpagna veloce e toro futurista\u201d, il che mi consente, ma dovrebbe pure consentire all\u2019intera opinione critica nazionale, di riaprire ed estendere il discorso su questa grande figura, come del resto era gi\u00e0 stato possibile all\u2019apparire di una sua opera estrema, rimasta inedita, \u201cVenezianella e studentaccio\u201d, uscita con attenta cura di Paolo Valesio, un mio concittadino, ma di vasta apertura internazionale, con cui avevamo concepito  il progetto generoso di una edizione nazionale dell\u2019opera omnia del padre del Futurismo. Insisteremo nella speranza di giungere prima o poi a questa meta. Su di lui pesa l\u2019assurda pretesa di restringerlo alle pur meravigliosa e fondamentale stagione dei manifesti con cui ha rivelato e imposto al mondo intero le coordinate del Futurismo. Come se poi, per un trentennio, fino alla morte, nel 1944, avesse vissuto di rendita, oltretutto con la macchia della compromissione mortale col regime fascista. Buon per lui, e per noi, che se ne andasse prima della caduta di Mussolini, diversamente qualche sciagurata pallottola avrebbe potuto abbatterlo, come \u00e8 avvenuto nel caso del filosofo Gentile. Ma appunto tra la stagione senza dubbio magica ed eccezionale dei \u201cmanifesti\u201d e la morte ci sta un laborioso cammino disseminato di  buoni esiti. Come questo del 1928, che nasce all\u2019insegna di un diario di viaggio, quando Marinetti era ancora universalmente celebrato come inventore di uno dei movimenti pi\u00f9 rivoluzionari del secolo. In quell\u2019anno lo chiamano per conferenze a Madrid e a Barcellona, dove lui si reca con mezzi \u201cveloci\u201d e in linea con la tecnologia del momento, aereo, auto, stendendo appunti di viaggio, del tutto coerenti con la sua forma mentis. E il titolo ne \u00e8 la diligente denuncia. Magari conviene  partire dal fondo, dall\u2019esaltazione del \u201ctoro futurista\u201d, in cui  si potrebbe cogliere il banale ossequio a un luogo comune turistico, il che porterebbe a insinuare gi\u00e0 qui una nota di  disapprovazione. Elogiare quello  stupido sacrificio di una bestia votata all\u2019uccisione certa \u00e8 in totale contrasto rispetto alla nostra attuale sensibilit\u00e0 \u201canimalista\u201d, e magari vi si pu\u00f2 cogliere l\u2019aspetto funesto di un Marinetti rivolto a inneggiare alla guerra. Senza dubbio \u00e8 cos\u00ec, ma almeno va notato al positivo che quella lotta, a suo avviso, si deve svolgere ad armi pari. Nel libello infatti si fa parlare il toro, che si prende beffe dei suoi competitori e delle loro paure, e invoca addirittura per  s\u00e9 una specie di pensione dorata, nel caso di sopravvivenza. Proprio in questi giorni il problema si \u00e8 riaperto, a proposito dei cavalli da corsa, infatti ci siamo chiesti che fine fanno, e se non sia possibile evitare che vengano portati al macello.<br \/>\n  Ma non a caso il capitolo della corrida \u00e8 posto al secondo posto, il corpo principale dell\u2019opuscolo \u00e8 dedicato proprio ad annotazioni \u201cveloci\u201d dedicate alla Spagna, che stanno tra la prosa e la lirica, come del resto sar\u00e0 per l\u2019ultimo prodotto sopra ricordato. E proprio parlando di questo, mi ero sentito in dovere di fare un parallelo con l\u2019opera del Joyce posteriore all\u2019\u201dUlisse\u201d e rivolto al laborioso incrocio semantico affidato al \u201cFinnegans Wake\u201d. Anche Marinetti, per dare segno di una rapida stenografia, non rinuncia alle onomatopee, cercando che la parola catturi il suono e che la pagina diventi uno spartito. Ognuno di questi capitoletti si conclude proprio con una di queste trascrizioni: Muumuugolaare, Avvvento, Agoniia\u201d, ecc. Naturalmente compaiono i dati di una Spagna pigra, attardata, prigioniera di una vecchia civilt\u00e0 contadina,  dominata per esempio da \u201clentissime mule\u201d, cui tenta di porre rimedio proprio l\u2019automobile che trasporta il nostro condottiero nel rapido passaggio da Madrid a Barcellona.  La macchina infatti \u201csobbalzando strizza rapidamente la strada che furente si risolleva globulosamente bianca\u201d. Da notare in particolare il valore di quell\u2019avverbio coniato per l\u2019occasione. Pi\u00f9 avanti  compare un\u2019altra vivida registrazione sonor: \u201ccruc crac cruc crac \/di un pezzo di pane duro in bocca\u201d, ma non mancano certi gratificanti compensi di specie lirica, che ancora una volta possono rimandare al Joyce delle epifanie: \u201cCome trema quel filo d\u2019erba!\u201d, anche a dimostrazione che siamo in presenza di un vero poeta e non di un esecutore programmatico di effetti preordinati. Del resto segue poco dopo un\u2019altra annotazione dello stesso genere: \u201cIl fresco infinito mi bacia le guance\u201d. In fondo, una simile duplicit\u00e0 di componenti \u00e8 espressa al meglio nella dichiarazione di voler  mirare a una \u201csolidariet\u00e0 di carne +acciaio\u201d. C\u2019\u00e8 insomma, malgrado tutto, una massa di dati reali che resistono, anche se indubbiamente l\u2019autore intende registrarli, renderli \u201cquadrati\u201d, farli entrare a forza in una scatola, che al momento \u00e8 l\u2019auto veloce su cui viaggia, ma che oggi potrebbe essere l\u2019apparecchio registratore, o magari il telefonino, il cui obiettivo, di impadronirsi di quella realt\u00e0 ruspante e resistente, non \u00e8 per\u00f2 del tutto facile. Infatti \u201costinatamente si rifiuta d\u2019entrare nella scatola quel dorso di cammello o sierra\u201d. Naturalmente, pur dovendo riconoscere la sopravvivenza di una Spagna antica, immemoriale, il proposito marinettiano non pu\u00f2 che essere di convertirla a una dimensione innovativa di progresso tecnologico, per effetto del quale \u201cLe nuove lune elettriche di Barcellona e di Bilbao vietano all\u2019antica fuliggine  dei roghi cattolici di risporcare l\u2019orizzonte spagnolo\u201d.<br \/>\nF.T. Marinetti, Spagna veloce e toro futurista\u201d, a cura di Daniele Corsi,  Madrid, Casimiro, 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Devo essere molto grato a una casa editrice spagnola, dal curioso nome di Casimiro, che ha edito in buona traduzione due cose mie, un lontano (1967) \u201cmensile\u201d della allora benemerita Fratelli Fabbri, da me dedicato al fenomeno, mai ben studiato qui in Italia, dei Preraffaelliti. 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