{"id":1302,"date":"2018-05-27T10:00:20","date_gmt":"2018-05-27T08:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1302"},"modified":"2018-05-27T10:00:20","modified_gmt":"2018-05-27T08:00:20","slug":"de-martino-un-intrigante-fattaccio-napoletano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/de-martino-un-intrigante-fattaccio-napoletano\/","title":{"rendered":"De Martino, un intrigante &#8220;fattaccio napoletano&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>   Ho ricevuto il romanzo di Alessandra De Martino, \u201cFattaccio napoletano\u201d, e ne do un giudizio positivo, il che succede raramente per opere che mi arrivano non richieste e da editori non particolarmente noti. Come dice il titolo, siamo in pieno nella \u201cnapoletudine\u201d, che resta un\u2019area di consolidata presenza nella nostra narrativa vecchia e nuova. A livello storico, basta pensare al capolavoro di Elsa Morante, \u201cMenzogna e sortilegio\u201d, mentre anche di recente pure nelle cinquine dei due maggiori premi nazionali,  Strega e Campiello, sono comparse delle cultrici di questo ambiente.  Per il primo, ricordo Wanda Marasco e la sua \u201cCompagnia delle anime finte\u201d, da me accolta abbastanza bene proprio su queste pagine, per il secondo si pu\u00f2 menzionare Donatella di Pietrantonio, \u201cL\u2019arminuta\u201d, su cui viceversa non mi sono espresso con molto consenso. La De Martino si iscrive con efficacia in questo filone ricalcandone, ma anche esasperandone, i rispettivi stereotipi. Ci d\u00e0 una folla di personaggi, col merito di dare spago a ciascuna delle loro vicende, delineando tanti medaglioni familiari, anche se non pu\u00f2 evitare di nutrirli dei soliti elementi: penuria, miseria, fatica a sbarcare il lunario, aggravate da quello che era in passato, oggi forse non pi\u00f9, un dato di fatto connesso col degrado sociale, la procreazione di gran numero di figli, il che, a livello narrativo, alimenta \tle varie vicende risultanti di un materiale copioso, tanto da perderne il conto. Sicuramente la De Martino \u00e8 abile nel giocare di sponda, entrando e uscendo da questi medaglioni, come fossero tanti dossier da arricchire di volta in volta di nuove pagine. Apprezzabile soprattutto l\u2019aspetto linguistico, che sa conciliare molto bene  un italiano corretto con voci dialettali. Anche lo sfondo sociale, il nostro Paese alle prese con gli ultimi conati del regime fascista, retroazione a imprese coloniali, trepida attesa che arrivino gli Americani, \u00e8 ben delineato, anche se i protagonisti, che sono \u201cpovera gente\u201d, cercano di tenersi lontani da queste trame capaci di procurare solo dei guai, a meno che qualcuno, pi\u00f9 cinico di altri, non tenti  di approfittarne. Si aggiunga che sullo sfondo c\u2019\u00e8 pure una trama da \u201cgiallo\u201d, col che la nostra autrice rende omaggio a un dato oggi invasivo, ma lo fa per\u00f2 tenendolo prudentemente tra le quinte, mettendo in primo piano il brulicare delle saghe familiari. Certo \u00e8 per\u00f2 che come stella polare del racconto c\u2019\u00e8 la scoperta di un cadavere, di una donna, Brigida De Luca, che sembrerebbe eccedere il livello basso del polipaio circostante, da nobile icona di cui anche quel sottobosco, intento avidamente alla chiacchiera, a tagliare i panni addosso al prossimo, non riesce, o non osa dire male. Eppure, il delitto c\u2019\u00e8 stato, la signora di inappuntabile comportamento, da vedova senza macchia, \u00e8 stata soffocata nel letto, e un dato osceno \u00e8 che l\u2019appartamento \u00e8 stato inondato da un disturbante sentore di piscio, nota stridente rispetto alla ieraticit\u00e0 con cui si presenta il cadavere della defunta. Forse era bene se la scrittrice si fosse fermata qui, mantenendo attorno alla morta un\u2019aura di sospensione, di riserva, di   mistero, altrimenti \u00e8 risultato inevitabile che quella sacra icona venisse scomposta in brutali dati biografici. Infatti si viene a sapere poco alla volta che da fanciulla \u00e8 stata \u201cvenduta\u201d da una zia terribile a un signore potente che ha abusato di lei. Poi, un matrimonio riparatore, una collocazione in quella nicchia in cui la morte l\u2019ha colpita, ma in realt\u00e0 quell\u2019esistenza solo in apparenza integerrima era macchiata da una relazione che la donna, ancora giovane e piacente, intratteneva con un \u201ccattivo\u201d, con una \u201ccamicia nera\u201d pronta ad abusare di lei, come era avvenuto in un lontano passato, e perfino a \u201cprestarla\u201d a un complice, e proprio i due sarebbero colpevoli del barbaro assassinio. Ma lo scioglimento del plot \u00e8 alquanto oscura, non del tutto convincente, per la ragione gi\u00e0 indicata che  la De Martino mette il \u201cgiallo\u201d in secondo piano. A dominare il suo racconto c\u2019\u00e8 il vivente, ardente polipaio che si annida, come una colonia di mitili, nelle crepe del condominio popolare e negli spazi confinanti.<br \/>\nAlessandra De Martino, Fattaccio Napoletano, Astoria, pp. 228, euro 16.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ricevuto il romanzo di Alessandra De Martino, \u201cFattaccio napoletano\u201d, e ne do un giudizio positivo, il che succede raramente per opere che mi arrivano non richieste e da editori non particolarmente noti. Come dice il titolo, siamo in pieno nella \u201cnapoletudine\u201d, che resta un\u2019area di consolidata presenza nella nostra narrativa vecchia e nuova. 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