{"id":1370,"date":"2018-07-29T09:49:58","date_gmt":"2018-07-29T07:49:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1370"},"modified":"2018-07-29T09:49:58","modified_gmt":"2018-07-29T07:49:58","slug":"un-confronto-constable-turner-alla-tate-britain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-confronto-constable-turner-alla-tate-britain\/","title":{"rendered":"Un confronto Constable-Turner alla Tate Britain"},"content":{"rendered":"<p>Anche in questa domenica, ultima di luglio, invito a una visita virtuale, a Londra, Tate Britain, per una mostra che chiude proprio oggi, dedicata a due dipinti strategici, rispettivanente di John Constable e di William Turner, che tante cose sembrerebbero unire, ma che invece sono, l\u2019uno alla conclusione, l\u2019altro all\u2019apertura di due epoche diametralmente opposte. Si tratta in sostanza di due coetanei (1776-1837 il primo, 1775-1851 l\u2019altro, appena un po\u2019 pi\u00f9 longevo), ed ebbero entrambi in comune l\u2019eccellenza nel praticare l\u2019arte del paesaggio. Ma Constable fu un perfetto erede di qualla che il nostro Vasari, con eccezionale spirito critico, aveva chiamato \u201cmaniera moderna\u201d, poi codificata dai manuali che ci parlano proprio di una et\u00e0 moderna. Nel peaesaggio questa via \u00e8 stata aperta da Leonardo, il primo ad accorgersi che siamo immersi nell\u2019atmosfera, da cui derivano infinite conseguenze meteorologiche, ignorate da tutti i suoi predecessori e coetanei Gli aveva subito fatto seguito il Giorgione della \u201cTempesta\u201d, quindi nel Seicento erano arrivati i grandi paesaggisti olandesi, di cui Constable \u00e8 l\u2019erede, come  in una staffetta ideale. Da loro prende il testimone e  lo tende verso i Francesi, da Courbet agli Impressionisti. Si veda appunto il dipinto esposto alla Tate, \u201cCathedral from the Meadows\u201d, una visione a tinte corrusche, impastata di fango, con un cielo denso di nuvole tempestose, che esibisce anche un mirabile fenomeno contingente, un arcobaleno, colto a volo come un prezioso fiore dell\u2019effimero. Su questi toni densi, materici, terrosi si innester\u00e0 la musa di Courbet e via via di tutti gli Impressionisti. Totalmente diversa \u00e8 invece la veduta di Turner, \u201cCaligula\u2019s Palace and Bridge\u201d, in cui, intanto, abbiamo la visitazione a ritroso di una rovina archeologica, che \u00e8 un gesto di sfida all\u2019obbligo di essere \u201cabsolument moderne\u201d, proprio di tutta la schiera dei naturalisti, vecchi e nuovi. Con lui, semmai, si annuncia quell\u2019et\u00e0 cui i manuali non hanno saputo dare etichetta migliore di quella del contemporaneo, vacua, inefficace, tanto che io preferirsco sostituirla con un\u2019altra pi\u00f9 evidente ed esplicta, quella di postmoderno, in quanto il prefisso indica chiaramente il rapporto di consecuzione. Ma non \u00e8 una misera questione di date, di cronologia,  ho detto infatti mille volte che a costituire la differenza sta il fattore scientifico-tecnologico. I moderni sono ligi alla fisica galileiana-newtoniana, nelle sue varie accezioni, invece i postmoderni hanno una prima intuizione che l\u2019universo \u00e8 retto dalle leggi dell\u2019elettromagnetismo. Questo il collante che unisce, o divide, le particelle fische, portandole a esplodere, a emettere radiazioni, luminescenze. Questo svincolarsi dgli obblighi prosaici del \u201cmoderno\u201d consente a Turner di andare a rivisitare l\u2019\u201daltro\u201d forno, il paesaggismo classico-razionale di Claude Lorrain, dominato dai raggi onniestesi di un sole che non \u00e8 tanto un astro fisico quanto piuttosto una espressione di razionalit\u00e0 unitaria, cartesiana,  una metafora del Roi soleil e del suo potere unificante. Turner eredita questa luce diffusa, per\u00f2 la svincola dall\u2019astro solare, comprendendo che ormai al suo posto pu\u00f2 subentrare una qualunque esplosione nucleare, la materia si pu\u00f2 accendere ovunque, scoppiare qua e l\u00e0, rendendo lo spettacolo multiplo, policentrico. In questo caso ci sono delle rovine di un avanzo arceheologio,  ma la luce impazzita dell\u2019esplosione le supera di slancio, le corrode, sembra gi\u00e0 di vedere uno di quei mozziconi di edifici che a Hiroshima hanno tentato di opporsi alla distruzione di ogni altro oggetto fisico. La luce straripa, invadente, corrosiva, ubiquitaria, senza pi\u00f9 essere legata a un centro riconoscibile. Quanto poi alla vegetazione, anche questa subisce come una ustione, gli alberi prendono l\u2019aria di fumate, o di geyser che si levano dal suolo emettendo i loro spruzzi energetici, senza alcun rispetto per un normale atlante floreale, cui invece va l\u2019ossequio fedele di ogni paesaggista \u201cmoderno\u201d. Insomma, Turner viaggia lontano, supera i tempi, da autentico \u201cpostmoderno\u201d. Per conprenderlo e apprezzarlo dobbiamo valerci di un buon manuale che ci parli della fisica di oggi, all\u2019insegna di Einstein o anche oltre. Insomma, si tratta di un  discorso opposto rispetto a quello,  a modo suo tranquillizante, seguito dal suo oppositore di allora, oggi uscito fuori dalle coordinate dell\u2019epoca in cui viviamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche in questa domenica, ultima di luglio, invito a una visita virtuale, a Londra, Tate Britain, per una mostra che chiude proprio oggi, dedicata a due dipinti strategici, rispettivanente di John Constable e di William Turner, che tante cose sembrerebbero unire, ma che invece sono, l\u2019uno alla conclusione, l\u2019altro all\u2019apertura di due epoche diametralmente opposte. 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