{"id":1467,"date":"2018-11-04T10:41:54","date_gmt":"2018-11-04T09:41:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1467"},"modified":"2018-11-04T10:41:54","modified_gmt":"2018-11-04T09:41:54","slug":"mario-merz-una-magnifica-distesa-di-funghi-benefici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/mario-merz-una-magnifica-distesa-di-funghi-benefici\/","title":{"rendered":"Mario Merz: una magnifica distesa di funghi benefici"},"content":{"rendered":"<p>   Forse solo l\u2019immenso spazio dello Hangar Pirelli alla Bicocca, in Milano, era adatto a dare degna ospitalit\u00e0 agli igloos di Mario Merz, la sua principale invenzione che si \u00e8 manifestata in almeno un centinaio di varianti, dal lontano 1965 fino agli ultimi istanti dell\u2019artista (1925-2003). Di queste se ne ammirano in mostra una trentina. Ed \u00e8 una splendida fungaia, di tutte le dimensioni e materie e  destinazioni. Il tratto decisivo di quella abitazione primitiva sta nel suo andamento curvilineo, attraverso cui Merz ha ben compreso come ormai, al seguito di Einstein, l\u2019universo sia dominato da un ritmo a spirale, a parabola, mettendo definitivamente in pensione la geometria euclidea fondata sull\u2019angolo retto. A quel modo Merz ha anticipato una delle archistar dei nostri giorni, Zaha Hadid, che infatti ha lanciato un anatema contro le forme a rettangolo,  dandosi a costruire edifici ispirati  appunto al flesso, al curvilineo. Una intuizione, quella di Einstein, che non riguarda solo lo spazio ma anche il tempo.  Infatti anch\u2019esso \u201ccurva\u201d, e dunque, invece di prolungarsi all\u2019infinito, lentamente ci riporta al passato, il che risponde alla scelta elementare di Merz,  di ritornare ai primordi della civilt\u00e0 umana, come aveva ben inteso Eliot affermando che \u201cin my beginning is my end\u201d. E dunque, \u00e8 legittimo, anzi, doveroso ritornare alle forme abitative delle origini, appunto sul tipo degli igloos, precisando per\u00f2 che non si tratta solo di un recupero, ma anche di un presagio. Forse ritorneremo tutti a vivere in dimore cos\u00ec semplici, unitarie, pronte ad essere innalzate ed abbattute, in nome di un destino che potrebbe essere di specie nomadica. Il futuro si potrebbe porre felicemente all\u2019insegna del \u201cpiccolo \u00e8 bello\u201d, per cui c\u2019\u00e8 una correzione da imporre proprio alle archistar,  va bene certamente costruire secondo schemi curvilinei, ma per carit\u00e0, non fate grattacieli, rimanete invece vicini alla terra,  prendendo proprio l\u2019esempio dai funghi. Questo cortocircuito tra l\u2019antico e il \u201cnovissimo\u201d si ritrova anche negli stessi materiali con cui gli igloos vengono costruiti, si va dalle lastre di roccia, di ardesia, agli ammassi di terra, ai sacchetti quasi per arginare una piena, ma si procede  fino ai vetri lucidi e trasparenti. E soprattutto si aggiunge un altro frutto di questa doppia frequentazione nel nome del \u201cnovantico\u201d, il neon, che certo \u00e8 un ritrovato della tecnologia avanzata, ma, se usato in tubicini attorti, risulta tanto simile alle venature dei vegetali e dei corpi viventi. Naturalmente bisogna adottarlo appunto secondo gli andamenti del biomorfismo, come aveva gi\u00e0 intuito il nostro Lucio Fontana, piuttosto che con le bacchette rigide alla maniera del minimalista Dan Flavin. Oltretutto quelle sorte di capillari luminescenti diventano ottimi per comporre frasi con cui connotare i corpi bombati degli igloos, pronti del resto a riceverle, per meglio dichiarare la propria natura. Tra tutte le varie scritte, degna di particolare menzione \u00e8 quella che  intima un perentorio \u201cobjet, cache toi\u201d, in cui si ritrova una perfetta sintesi dello spirito del \u201968, lo dovremmo adottare come sigla ora che celebriamo il mezzo secolo dalla sua nascita. L\u2019oggetto, industriale, consumista, era stato l\u2019idolo dei primi \u201960, con la Pop Art in testa, ma ora l\u2019Arte povera e tutti i movimenti affini stavano annunciando che era l\u2019ora di gettar via le cose, per affidarsi al movimento, a un nomadismo congenito, rispondente proprio alla provvisoriet\u00e0 degli igloos, o meglio, a uno spirito di connessione, a un \u201cinternet\u201d assunto come filosofia di vita prima ancora che come modalit\u00e0 pratica di comunicazione. Ma non basta celebrare in Merz l\u2019ideatore a getto continuo degli igloos, bisogna subito ricordare che egli li vedeva anche come  primo e sostanzioso frutto di un altro suo favoloso recupero, la serie ideata nel \u2018200 dal matematico pisano Fibonacci, che in definitiva era gi\u00e0 un modo di dare scacco matto ai postulati di Euclide. Pare che Fibonacci mettesse a punto la sua serie studiando il ritmo con cui i conigli si moltiplicano nelle nascite, certo \u00e8 che ne viene uno schema di crescita illimitata, capace nello stesso tempo di aprirsi, di dilatarsi nello spazio, e nel tempo. I suoi numeri in sequenza, modellati con tanti tubicini al neon, offrono una specie di chiave universale che Merz ha diligentemente applicato ad ogni sua operazione, portandola sia a sottolineare la curvatura degli igloos, quasi a fornirne lo scheletro, l\u2019anima intrinseca, o invece a trapassarli, come una forza, una lingua di fuoco che viene da lontano e procede oltre nella sua crescita. E dunque, la calotta magica dell\u2019igloo, cos\u00ec come la serie incalzante  di Fibonacci sono le due armi di cui l\u2019artista si \u00e8 valso negli anni, talvolta abbinandole, talaltra separandole, ma destinandole a prossimi e inevitabili incontri. L\u2019enorme cavit\u00e0  dello Hangar Bicocca \u00e8 disseminato da decine di funghi, di escrescenze, di bolle tumefatte sgorganti in basso dal terreno, ma in alto ci sono a vigilare, a dominare le inesorabili scansioni numeriche della serie di Fibonacci, un modo per presiedere, regolare, incrementare le creature che sorgono dalla terra, come evanescenti bolle d\u2019aria, capaci per\u00f2 di acquisire anche alti gradi di materialit\u00e0. E\u2019 tutto un avanti e indietro, una discesa agli inferi della terra, della materia, o un\u2019elevazione verso atmosfere di alta e rarefatta poesia. A ciascuno di questi igloos \u00e8 affidato il compito di recitare una sua parte, di assumere un suo ruolo, in un concerto complessivo, in un insieme perfettamente orchestrato.<br \/>\nMario Merz, Igloos, a cura di Vicente Todoli, Pirelli Hangar Bicocca, fino al 24 febbraio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse solo l\u2019immenso spazio dello Hangar Pirelli alla Bicocca, in Milano, era adatto a dare degna ospitalit\u00e0 agli igloos di Mario Merz, la sua principale invenzione che si \u00e8 manifestata in almeno un centinaio di varianti, dal lontano 1965 fino agli ultimi istanti dell\u2019artista (1925-2003). Di queste se ne ammirano in mostra una trentina. Ed [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-1467","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1467","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1467"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1467\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1468,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1467\/revisions\/1468"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1467"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1467"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1467"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}