{"id":1489,"date":"2018-12-02T10:09:09","date_gmt":"2018-12-02T09:09:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1489"},"modified":"2018-12-02T10:09:09","modified_gmt":"2018-12-02T09:09:09","slug":"de-giovanni-tutto-vuoto-o-tutto-pieno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/de-giovanni-tutto-vuoto-o-tutto-pieno\/","title":{"rendered":"De Giovanni: tutto vuoto o tutto pieno?"},"content":{"rendered":"<p>Eccomi di nuovo a muovermi nello sconfinato territorio di para-letteratura oggi costituito dalla produzione di \u201cgialli\u201d, in cui appena due domeniche fa ho apprezzato l\u2019ultima fatica del nostro giallista numero uno, Camilleri. Ora sono a dire abbastanza bene di un altro esponente di questa larga famiglia, Maurizio De Giovanni, che mi sembra raggiungere qualche grado di maggiore validit\u00e0 quando ci porge i frutti della serie intestata ai Bastardi di Pizzofalcone, mentre, sempre rovistando in questo territorio, ero stato severo verso un romanzo appartenente alla serie del commissario Ricciardi (\u201cIl purgatorio dell\u2019angelo\u201d). Data appunto la validit\u00e0 di tale prodotto, mi chiedo perch\u00e9 la Rai si sia fermata, non abbia ricavato un ennesimo episodio del serial, confermando la curiosa stitichezza che affligge le nostre produzioni in materia, tutte ansimanti, boccheggianti, pronte a cessare dopo qualche prova, laddove i Cordier e i Barnaby della concorrenza straniera si prolungano in interminabili puntate. D\u2019altra parte non \u00e8 certo improprio giocare di rimbalzo, dall\u2019esito televisivo a quello cartaceo, dove addirittura il rapporto si capovolge. La mia lettura \u00e8 stata senza dubbio agevolata dal fatto che \u201cvedevo\u201d i personaggi, appena evocati sulla pagina, mi venivano incontro i volti degli attori che li hanno gestiti nelle poche puntate apparse sul piccolo schermo, e quasi divenivo io stesso il regista della puntata mancante, o lo spettatore virtuale di uno spettacolo inesistente.<br \/>\n   Al solito, un primo requisito che ci deve guidare in queste letture e conseguenti valutazioni \u00e8 il grado di verosimiglianza che presentano i vari lavori, dato che i nostri giallisti in genere sono renitenti a scivolare nel nero o nello \u201chorror\u201d. Da questo punto di vista l\u2019attuale storia \u00e8 ben confezionata, anche se non si capisce bene perch\u00e9 mai l\u2019autore le abbia imposto il titolo di \u201cVuoto\u201d. Certo, la vittima, tale Chiara Fimiani, ha un\u2019esistenza abbastanza vuota, ma non pi\u00f9 di tanti altri personaggi femminili, tutti \u201ccasa e chiesa\u201d, assorbiti da una attivit\u00e0 professionale, che nella fattispecie vede la nostra nei panni di una brava insegnante, dedita al riscatto di esistenze gravate di malanni, mentre non manca di rimanere fedele e devota a un marito, anche se questi la trascura, trattandosi di un uomo d\u2019affari, posto al centro di un regno di commerci e traffici che gli danno agiatezza, come per esempio il possesso di uno yacht prestigioso.  Il motivo di trama \u00e8 molto semplice, questa brava donna e insegnante scompare, con preoccupazione dei colleghi, e difficolt\u00e0 di intervento per i Bastardi, dato che il marito non ha affatto denunciato la scomparsa della coniuge, mentre i soliti superiori, burocratici, messi l\u00ec per impantanare la generosit\u00e0 dei bravi sottoposti, raccomandano che non si disturbi il manovratore, quell\u2019insigne commendatore che oltretutto si d\u00e0 pure a operazioni benefiche. Come quasi sempre succede in questi casi, le pagine pi\u00f9 divertenti ed efficaci sono quelle dedicate proprio all\u2019\u00e9quipe dei Bastardi, ciascuno di loro coi propri difettucci e patemi e guai esistenziali cui ci siamo affezionati. Anche De Giovanni si permette qualche variante, come gi\u00e0 era avvenuto nell\u2019ultima prestazione di Camilleri, in cui Montalbano si era preso una vacanza dallo stucchevole e tedioso amore per la compagna sempre assente e lontana, invaghendosi di una collega comparsa all\u2019improvviso al suo fianco. Qui succede la stessa cosa, nell\u2019\u00e9quipe dei Bastardi viene all\u2019improvviso inserita una valida commissaria, Elsa Martini,  e ne potrebbe nascere del tenero, con l\u2019introverso e cupo Lojacono, impersonato da un Alessandro Gassmann decisamente  lontano dal tratto aperto, conviviale, straripante del padre, per chiudersi a riccio a covare una sua infelice problematica, che non riesce a condividere con un\u2019altra persona chiusa come lui, la procuratrice Piras. Ovviamente non devo incorrere nel reato di propinare a qualche mio incauto lettore, se mai esiste, la soluzione del giallo. Ho detto che ci muoviamo in un\u2019orbita di verosimiglianza, ma questo significa anche che l\u2019autore va a pescare in un repertorio prevedibile e scontato. Basti dire che il potente commendatore, al di l\u00e0 del volto perbenista di cui gode nel sistema, si macchia di orridi delitti contro minori. Ma questo non \u00e8 un vuoto, al contrario, \u00e8 un tutto pieno di emozioni, reazioni e orrori da cui l\u2019esistenza della vittima, la brava Fimiani, viene travolta.<br \/>\nMaurizio De Giovanni, Vuoto, Einaudi stile libero, pp. 344, euro 19.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eccomi di nuovo a muovermi nello sconfinato territorio di para-letteratura oggi costituito dalla produzione di \u201cgialli\u201d, in cui appena due domeniche fa ho apprezzato l\u2019ultima fatica del nostro giallista numero uno, Camilleri. 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