{"id":1491,"date":"2018-12-02T10:18:09","date_gmt":"2018-12-02T09:18:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1491"},"modified":"2018-12-02T10:18:09","modified_gmt":"2018-12-02T09:18:09","slug":"bansky-illustratore-satirico-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/bansky-illustratore-satirico-di-qualita\/","title":{"rendered":"Bansky: illustratore satirico di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>   Credo che sia ormai ora di mutare la quarta lettera dell\u2019acronimo MUDEC, Museo delle culture del Comune di Milano, nella \u201cA\u201d di arte, facendone, come doveva essere in origine, prima di un infausto dirottamento verso scopi pi\u00f9 larghi, il tanto atteso e necessario Museo milanese per l\u2019arte contemporanea. Lo attesta la mostra eccellente di Paul Klee che ancora vi si pu\u00f2 ammirare, unico maestro del Novecento a non aver subito quel calo di qualit\u00e0 dopo il 1930  di cui invece sono stati vittime tanti suoi colleghi. E prima di lui avevamo potuto ammirare mostre ugualmente eccellenti di Jean-Michel Basquiat e di Frida Kahlo. Si aggiunga che in questo momento ci sta pure un\u2019esposizione dell\u2019artista oggi pi\u00f9 alla ribalta, quel Bansky che si avvolge nel mistero biografico. Chi \u00e8 davvero, dove vive, qual \u00e8 la sua et\u00e0? E\u2019 invece facile rispondere a un quesito in definitiva pi\u00f9 pertinente, nel caso di un artista: quale \u00e8 il filone cui lo si deve ascrivere? Non c\u2019\u00e8 dubbio, egli appartiene a pieno titolo alla serie degli illustratori satirici, con alle spalle una illustre progenie, che magari, se non prima,  pu\u00f2 partire tra la fine dell\u2019Ottocento e gli inizi del Novecento, includendovi i disegnatori della francese \u201cAssiette au beurre\u201d e i nostri che, sul tipo di Galantara, stendevano le vignette satiriche dell\u2019\u201dAvanti!\u201d della Domenica, fino a giungere agli attuali illustratori che gareggiano sulle pagine dei maggiori quotidiani, Forattini, Gianelli, Altan, Staino, eccetera. Arma comune di tutta la categoria, quasi segno distintivo, valersi soprattutto del bianco e nero, con sagome stagliate su fondo bianco, o viceversa, e rare applicazioni del colore. Bansky, in pi\u00f9, si vale di una possibilit\u00e0 concessa dai nostri tempi, l\u2019ingrandimento, fino a coprire intere pareti, sfruttando la facolt\u00e0 accordata dalla street art. Ma forse proprio nell\u2019affrontare questo ingrandimento, quasi affidato al pantografo,  il discorso di Bansky si fa incerto, perde di mordente. Meglio che le sue sferzanti scenette si trasferiscano, seppure su pareti esterne e visibili, quasi come delle decalcomanie, estratte dalla sede primaria di nascita sul foglio, quindi diligentemente applicate. Beninteso la base, la ragion d\u2019essere di questo linguaggio non pu\u00f2 che essere un intento di denuncia, di contestazione, di attacco a qualsivoglia sistema dominante. Si  tratta di una componente contenutistica in confronto alla quale l\u2019aspetto stilistico viene quasi a rimorchio, n\u00e9 del resto Bansky se ne preoccupa molto, la sua attenzione e intenzione primaria vanno alla punta, alla provocazione, seppure affidate all\u2019effetto prima di tutto visivo. Un primo obiettivo polemico \u00e8 ovviamente la guerra, intesa come un malanno sempre da condannare, da investire e travolgere col discredito della satira. E cos\u00ec, i combattenti diventano come i giocatori di bocce che invece di lanciare le biglie inviano nello spazio delle bombe a mano gi\u00e0 innescate.  O minacciosi carri armati avanzano innalzandolo i pasticcini del breakfast del mattino. Alla Regina Vittoria viene imposto un volto di scimmia, la Madonna diventa addirittura un mito avvelenato, una \u201cToxic Mary\u201d, e cos\u00ec via. Se per un verso il fine \u00e8 di denigrare, di seppellire sotto uno sghignazzo, sotto un\u2019amara risata i pretesi valori positivi e retorici, per un altro si dovr\u00e0 innalzare ci\u00f2 che usualmente viene considerato vile e basso, per esempio l\u2019intera esistenza, carriera, sopravvivenza della denigrata famiglia dei topi, dimostrando che in definitiva essi sono come noi, anzi, meglio di noi, e che la persecuzione condotta contro di loro \u00e8 del tutto pretestuosa e ingiustificata. E cos\u00ec via, senza dubbio con buono spirito inventivo, con acuminato gusto della satira, ma forse esercitata con modalit\u00e0 alquanto seriose e rigide, senza troppo controcanto di specie ironica.  Con due conseguenze, che proprio per la loro portata di chiaro impegno ideologico interventi di questo tipo non possono essere installati su pareti pubbliche o private per via abusiva, occorre chiedere autorizzazione, ottenere un consenso da parte di chi \u00e8 costretto a subire immagini del genere. In secondo luogo, senza dubbio questa popolazione di anatemi, imprecazioni, denunce risponde a buoni propositi di specie didattica, forse \u00e8 salutare che, seppure per via consensuale, questi \u201cmemento\u201d vengano inseriti, fatti conoscere \u201curbi et orbi\u201d. Ma certo, proprio per la loro validit\u00e0 di ordine ideologico, non hanno troppo valore aggiunto di portata estetica, ovvero non contribuiscono a un compito ornamentale-decorativo, che invece dovrebbe essere il fine primario di quella che oggi viene definita street art.<br \/>\nA Visual Protest. The Art of Bansky, a cura di Gianni Mercurio. Milano, Mudec, fino al 14 marzo. Cat. 24ore cultura. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo che sia ormai ora di mutare la quarta lettera dell\u2019acronimo MUDEC, Museo delle culture del Comune di Milano, nella \u201cA\u201d di arte, facendone, come doveva essere in origine, prima di un infausto dirottamento verso scopi pi\u00f9 larghi, il tanto atteso e necessario Museo milanese per l\u2019arte contemporanea. 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