{"id":1493,"date":"2018-12-09T09:51:50","date_gmt":"2018-12-09T08:51:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1493"},"modified":"2018-12-09T09:51:50","modified_gmt":"2018-12-09T08:51:50","slug":"dom-9-12-18-applausi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/dom-9-12-18-applausi\/","title":{"rendered":"Dom. 9-12-18 (applausi)"},"content":{"rendered":"<p>   Il \u201cCorriere della sera\u201d di ieri, come del resto ogni altro quotidiano, ha riferito dei fitti applausi con cui \u00e8 stata salutata la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella alla prima della Scala. Io invece, se fossi stato presente, lo avrei sonoramente fischiato, come logica conseguenza di quanto ho detto su queste private e solitarie mie colonne, senza che alcun altro interprete di me pi\u00f9 titolato mi abbia ripreso (in entrami i sensi della parola, confermando quanto da me detto, o sdegnosamente contestandolo). Io rinnovo l\u2019accusa contro di lui di aver consegnato il Paese ai due gaglioffi che ci stanno portando alla rovina,  un Di Maio, che almeno a sua conforto aveva un 32% di consenso elettorale, e un Salvini, che allora era fermo al 17%, ma che ben presto ha capito che poteva fare tesoro della sua posizione ricattando Di Maio, affacciato letteralmente sull\u2019abisso,  in quanto, se non andava al governo, sarebbe stato fagocitato dai compagni di partito. Come gi\u00e0 detto da me varie volte, Mattarella ha agito per pura ignavia, per paura di dover affrontare i rischi e imbarazzi di compiere l\u2019unico atto doveroso, di mandarci a nuove elezioni. Egli si \u00e8 comportato da quell\u2019essere vacuo, insignificante, con occhio spento, come Crozza ha magistralmente messo in evidenza mettendo a confronto una sua foto a quattro anni con una di oggi, mostrando la continuit\u00e0 di un carattere sfuggente e incerto. Non capisco neppure le ragioni di un consenso confermato di fronte alle ulteriori fughe dalla responsabilit\u00e0 del nostro Presidente, che invece di rimandare indietro le leggi che hanno destabilizzato i nostri risparmi ha proceduto a firmarle, a scanso di guai, limitandosi ad accompagnarle appena con un inutile fervorino di difesa di certi principi costituzionali, mentre sapeva bene che, dando il potere a quei due, tali principi sarebbero stati sistematicamente violati. L\u2019unico apprezzamento che si pu\u00f2 rivolgere al governo gialloverde, \u00e8 di aver chiaramente preannunciato le sue mosse, e dunque Mattarella non si poteva illudere, sapeva bene che, a non fermarli, ci portava in casa la peste.<br \/>\n   Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro in quegli applausi frenetici con cui \u00e8 stato salutato l\u2019Attila verdiano, del resto cosa consueta, il melodramma, e in particolare le sue messe in scena alla Scala, sono l\u2019unica manifestazione artistica che riscuote omaggi sproporzionati, come non avviene per qualsivoglia proiezione cinematografica o commedia teatrale, e tanto meno a favore di un autore se si  presenta qualche suo libro. Quanto alle mostre d\u2019arte, l\u00e0 per fortuna non c\u2019\u00e8 il costume di applaudire. Invece alla Scala questo si fa,  forse perch\u00e9 \u00e8 un evento tranquillizzante, una conferma di benessere delle classi al potere che si \u201ccongratulano\u201d, nell\u2019accezione etimologica della parola, per quell\u2019atto di sopravvivenza e di conferma di un solido \u201cstatus quo\u201d. Che poi lo spettacolo in s\u00e9 meriti davvero quell\u2019omaggio cos\u00ec retorico, \u00e8 cosa tutta da dimostrare. Io, come credo qualsiasi  altro cultore della contemporaneit\u00e0 su tutti i fronti della ricerca, mi sento del tutto refrattario all\u2019opera dell\u2019Ottocento, che per me vale fino a Mozart e Rossini, e caso mai ricomincia con Puccini. Qualche volta ci provo, a misurare le mie reazioni di fronte al melodramma, per verificare se col tempo ho raggiunto un qualche grado di accettazione. Venerd\u00ec scorso, trovandomi disoccupato in una camera d\u2019albergo, ho tentato di assistere all\u2019esecuzione dell\u2019Attila, ma proprio non ce l\u2019ho fatta, a cominciare dal libretto, gonfio di retorica, di un vocabolario gi\u00e0 del tutto vecchio e sorpassato anche per quegli anni, spiriti di Manzoni e di Leopardi dove siete? Chi si sintonizza sul loro linguaggio non pu\u00f2 che respingere quella lingua bolsa, che avrebbe bisogno di traduzione ai margini. Non me ne intendo affatto di musica, ma mi sembra che quel continuo \u201cpapazum\u201d non sia particolarmente apprezzabile, oppure mi viene fatto di procedere a un accostamento alla mostra del Romanticismo che ho visitato, e stroncato nel settore di questo blog dedicato all\u2019arte. C\u2019\u00e8 una corrispondenza tra Verdi e Hayez, magari, diciamo pure, a favore del primo, non dubito che in opere posteriori abbia dimostrato quell\u2019eccellenza che usualmente gli si riconosce, ma nell\u2019Attila mi pare che corrisponda davvero a quei dipinti accademici, oleografici che i nostri falsi romantici dedicavano a vicende medievali. Magari gli interpreti, la regia, le scene ci hanno messo del buono, per rendere accettabile un vecchio prodotto,  cos\u00ec come uno chef tenta di ridare vita a vecchi cibi conservati nel freezer. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201cCorriere della sera\u201d di ieri, come del resto ogni altro quotidiano, ha riferito dei fitti applausi con cui \u00e8 stata salutata la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella alla prima della Scala. 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