{"id":1497,"date":"2018-12-09T10:09:12","date_gmt":"2018-12-09T09:09:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1497"},"modified":"2018-12-09T10:09:12","modified_gmt":"2018-12-09T09:09:12","slug":"un-romanticismo-di-facciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-romanticismo-di-facciata\/","title":{"rendered":"Un Romanticismo di facciata"},"content":{"rendered":"<p>Nella mia carriera di docente di fenomenologia degli stili ho sempre invitato a diffidare proprio di due \u201cstili\u201d troppo invadenti e indeterminati, quali il Rinascimento e il Romanticismo. Lasciamo perdere al momento il primo di questi, parliamo del secondo a cui \u00e8 intitolata una mostra corposa alle Gallerie d\u2019Italia, nel pieno centro di Milano, con un\u2019appendice l\u00ec vicino, al Poldi Pezzoli, il tutto a cura di Fernando Mazzocca, che da tempo gode di una ufficialit\u00e0 forse per il suo conformismo, per un\u2019adesione a concezioni stereotipate e convenzionali da cui non manco mai di prendere le distanze, rimpiangendo le sue fasi giovanili quando non disprezzava di partecipare con me a rassegne un po\u2019  pi\u00f9 originali. Un primo difetto di questa sua nuova impresa \u00e8 proprio di non affrontare la duplicit\u00e0 dell\u2019 etichetta, infatti i Romanticismi in sostanza sono due, quello che pi\u00f9 conta risponde in definitiva a una accezione generica che lo lega al sentimento, all\u2019imporsi di  un irrazionale che cominci\u00f2 a soffiare in Europa gi\u00e0 sul finire del \u2018700, soprattutto con alcuni eccezionali artisti inglesi, o l\u00e0 accolti, come un numero uno, lo svizzero Fuseli, e soprattutto un allora disprezzato William Blake, che per\u00f2 ha redatto le due immagini pi\u00f9 calzanti per \u201cquesto\u201d Romanticismo, da un lato un vecchione assiderante da lui denominato Urizen,  guardate un po\u2019 che cos\u2019\u00e8 \u201cyour reason\u201d, a  sfida della ragione illuminista, considerandola raggelante, mortale, cui si doveva contrappore l\u2019immagine di un baldo giovane pieno di slancio, da lui denominato con due anagrammi, Los e Orc, Sole e Cuore, che costituivano i due principi di base dell\u2019autentica rivolta romantica, pronta a proseguire fino alle rivoluzioni di Freud e di Einstein. Ma da un punto di vista filologico, purtroppo, \u00e8 vero che \u201cromantico\u201d \u00e8 quanto riguarda le lingue e letterature romanze, con la loro rivolta tematica alla mitologia classica, e dunque \u00e8 lecito dire che furono romantici i pittori che ricostruivano scene, episodi, miti medievali, ma purtroppo in modi spesso leccati al limite con l\u2019oleografico, come purtroppo avvenne in Italia, sotto la guida di un artista senza dubbio dotato come Francesco Hayez, ma che mancava della carica travolgente di un G\u00e9ricault o di un Delacroix. Morale di questa storia, i veri \u201cromantici\u201d sarebbero  i due inglesi, Fuseli e Blake, subito affiancati dall\u2019onda travolgente di Turner, o dallo spagnolo Goya, col suo scatenamento del mondo onirico del sottosuolo, e perfino, a leggerli bene, certi neoclassici come David e il nostro Canova, quando anche lui faceva l\u2019\u201dinglese\u201d ispirandosi proprio ai fantasmi di Fuseli e di Blake. Passato quel momento, il Romanticismo da noi fu solo una questione tematica, di soggetti che si ispiravano alle epopee medievali, ma trattandole con mortifera compostezza, con un realismo meticoloso, o appunto oleografico, sulla scia di un Hayez che aveva rinnegato il periodo giovanile trascorso proprio alla scuola di Canova, lasciandolo al collega e rivale De Min che pag\u00f2 duramente quella sua fedelt\u00e0 venendo praticamente cancellato. Accanto ad Hayez,  sussiste lo stuolo degli stentati, accademici Molteni, Podesti, Lipparini eccetera. Che oltretutto in questa mostra vengono spezzettati in tanti piccoli settori tematici che ne sbriciolano le personalit\u00e0 impedendone una lettura globale. Per cui anche taluni validi, perch\u00e9 periferici, paesaggisti come Bagetti, col suo procedere in modi da primitivo, quasi da \u201ccandido\u201d, o Ippolito Caffi, con la sua capacit\u00e0 di stupirci e di superare uno standard normale portandoci ad ammirare un incendio o una nevicata, vengono frantumati in tante apparizioni separate. Lo stesso si dica per il protagonista numero uno della Scuola di Posillipo, Giacinto Gigante, l\u2019unico che tra noi fu capace di gareggiare con Corot, o addirittura con Turner. Mentre i pur interessanti Puristi, con in primis Minardi, e i ritratti tra il surreale e l\u2019espressionista  di Tominz vengono lasciati alla sede di complemento, al Poldi Pezzoli, che ha pure il merito di mettere in mostra un medievalista coi fiocchi, capace di ricavare dal passato tutto il possibile fascino, come il Cigola. Il corpo grande delle Gallerie d\u2019Italia risponde davvero a un Paese dei morti, come senza esagerare gli stranieri dell\u2019epoca definivano  la nostra cultura artistica, da cui qualche segno di riscatto lo si poteva trovare caso mai nel Piccio, che almeno immergeva le scene oleografiche degli altri in un fare pi\u00f9 fluido e stemperato. Tra gli scultori, ci sta bene Bartolini coi suoi candori che gi\u00e0 annunciano il riscatto di un verismo capace almeno di lasciar cadere l\u2019immaginario troppo leccato e lezioso di altri, in attesa che quel mondo pigro e inerte venisse scosso dalle sculture baldanzose di Vincenzo Vela, Dovremo aspettare la seconda met\u00e0 del secolo per assistere al risveglio dell\u2019Italia, con i Macchiaioli e altri, ma per fortuna nessuno avrebbe pi\u00f9 parlato  di Romanticismo, almeno in questa accezione assolutamente bolsa, priva di cuore e di anima.<br \/>\nRomanticismo, a cura di Fernando Mazzocca. Milano, Gallerie d\u2019Italia e Poldi Pezzoli, fino al 17 marzo. Cat. autoedito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella mia carriera di docente di fenomenologia degli stili ho sempre invitato a diffidare proprio di due \u201cstili\u201d troppo invadenti e indeterminati, quali il Rinascimento e il Romanticismo. 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