{"id":1509,"date":"2018-12-23T11:28:48","date_gmt":"2018-12-23T10:28:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1509"},"modified":"2018-12-23T11:28:48","modified_gmt":"2018-12-23T10:28:48","slug":"eva-marisaldi-un-trasporto-eccezionale-che-ci-incanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/eva-marisaldi-un-trasporto-eccezionale-che-ci-incanta\/","title":{"rendered":"Eva Marisaldi: un &#8220;Trasporto eccezionale&#8221; che ci incanta"},"content":{"rendered":"<p>Il PAC (Padiglione Arte Contemporanea) di Milano, sotto l\u2019abile guida di  Diego Sileo, sta effettuando una perlustrazione degli artisti nati negli anni \u201960 e ormai costituenti l\u2019ossatura centrale della nostra arte. Tempo fa in questa serie era apparso Luca Vitone,  e gi\u00e0 si annuncia un suo stretto  compagno di via, Cesare Viel, ma ora \u00e8 soprattutto il turno di Eva Marisaldi (1966), con una mostra di straordinaria bellezza,  quasi da darle la palma  della migliore riuscita per l\u2019intera annata trascorsa. Anche se a  tutta prima un visitatore potrebbe rimanere disorientato per la variet\u00e0 di stimoli, occasioni, soluzioni che la mostra presenta, tanto che in catalogo si \u00e8 ritenuto opportuno collocare un\u2019intervista in cui Emanuela De Cecco sollecita l\u2019artista a risolvere i misteri, a dirci quali siano state le varie occasioni che l\u2019hanno portate a eseguire lavori in apparenza cos\u00ec disparati. Ma credo  che sia meglio affidarsi all\u2019istinto, senza risalire alle cause, cogliere il senso di ferrea coerenza che regge tutte queste prove. Trova, tu visitatore, la formula conduttrice, il filo d\u2019Arianna, la chiave per entrare in questo universo segreto, e potrai procedere tranquillo, confortato, rallegrato dalle tante conferme che ti verranno. Quale, questa unitaria parola d\u2019ordine? Eva \u00e8 ossessionata dal dover aderire a una superficie, a una linea d\u2019orizzonte. Questa la regola d\u2019oro che regge ogni sua impresa, anche se talora non manca di infrangerla con balzi in verticale, su \u00e8 gi\u00f9. Si sa che l\u2019artista giapponese Murakami ha lanciato la formula della \u201csuper-flatness\u201d, ma un talismano del genere si addice ben di pi\u00f9 alla nostra Eva, anche perch\u00e9 il suo problema non \u00e8 certo quello di schiacciare un mondo di immagini. Per una immediata presentazione di questa sua tendenza istintiva a ridurre al piano, ogni volta che parlo di lei, come mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte, non manco mai di ricordare una delle sue proposte pi\u00f9 avanzate e incredibili, realizzate in una delle sedi della galleria pi\u00f9 sperimentale di Bologna, Neon, dove aveva riempito un sottoscala con una melma di non so quale materia, del tutto simile a una distesa di sabbie mobili, con tanto di pericolo in agguato, nel caso che un malaugurato visitatore fosse caduto in quella fossa micidiale. Qui ovviamente le soluzioni mutano radicalmente, qualche volta si valgono di confortevoli lungometraggi, uno dei quali fa il verso all\u2019intera popolazione di atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Londra del 2012, a loro volta collegate a quelle rimaste mitiche della Berlino hitleriana, 1938, immortalate dal famoso documentario della Riefensthal. Ma naturalmente interviene la regola principale dell\u2019universo Marisaldi, ovvero gli atleti, quale che sia la specialit\u00e0 in cui si impegnano, risultano contratti, ridotti alle proporzioni di massi, di dolmen, come pedine di un gioco pesante, tutti vittime di un inflessibile modulo di trasformazione. Se si va al piano di sopra del PAC, ci si pu\u00f2 sedere e ammirare un altro cortometraggio che a prima vista non ha nulla da spartire con quello visto al pianterreno. E\u2019 la visione trionfale di una strada che si apre davanti a noi, trascinando come un fiume in piena greggi, carrette, automobili, procedenti su fette di asfalto o di terreno sterrato, ottenute, le une e le altre, con la tecnica di un gioioso cartoon infantile. L\u00ec accanto, c\u2019\u00e8 un diverso lavoro che sembrerebbe il tracciato di cerchi quasi di astrazione geometrica, sennonch\u00e9 si scopre che sono le orbite disegnate dai ganci di chiusura di camion, che una volta aperti disegnano proprio quelle circonferenze. Ma affrontiamo pure il titolo stesso della mostra, che ci promette un \u201cTrasporto eccezionale\u201d. Ebbene, \u00e8 quello che al giorno d\u2019oggi viene assicurato da garzoni di pronta consegna, da fattorini delle poste, e dunque sarebbero immagini di forte rilievo, ma Eva applica su di loro il suo implacabile schiacciamento, ne fa delle tavolette fittili, quasi emerse da qualche scavo archeologico. Anche le pareti talvolta sono investite, ma da occupazioni lievi, impalpabili, come sarebbero i segni di palline andate a sbattere contro di esse in qualche esercizio sportivo di una scolaresca. Oppure con i foglietti post-it, cos\u00ec docili, cos\u00ec alla mano, Eva compone un mosaico dalle mille gradazioni, quasi a sfida di certi statunitensi,  Robert Ryman, Agnes Martin, impegnati, ma in modi troppo rigodi e regolari, in operazioni del genere. Non mancano per\u00f2 le fuoriuscite in verticale, con una gradualit\u00e0 al solito molto ampia, dalle evasioni minime, come quella di un paio di calzoni che diventano come dei pungoli, al loro termine, per procedere al solito compito di scalfire una superficie. Oppure, con immersione decisa da speleologa o entomologa, la Marisaldi scava nel terreno per portare alla luce il labirinto costruito da formiche industriose, fino a determinare un incredibile gruppo scultoreo. Mille altre sono le trovate, il pi\u00f9 delle volte ottenute a poco prezzo, con mezzi pronti e immediati. Abbiamo addirittura un teatrino che ci mostra il ballo di due posate. Rimaniamo incantati a fissare le mosse agili e sciolte dei due danzatori inanimati, poco importa, a dire il vero, essere informati che alla base di quel mini-spettacolo ci sta un riferimento a Gramsci. Ma forse la  pi\u00f9 radicale  prova di questa ossessione dell\u2019orizzontalit\u00e0 la abbiamo al primo piano, dove, avvalendosi di un azzurro intenso che indica la presenza dell\u2019acqua, Eva insegue i flussi di un fiume africano nel suo scorrere tra deserti e gole verse lo sfocio in un lago. Qualcosa del genere ce lo aveva gi\u00e0 dato in una mostra di appena un anno fa alla bolognese Galleria de\u2019 Foscherari, dove pure era gi\u00e0 comparsa un\u2019altra opera del tutto indicativa, una sorta di passerella, di ponte provvisorio, senza dubbio fragile e tremolante, con cui, almeno in immaginazione, sarebbe possibile attraversare tutto quel gremito panorama di esili, o invece  profonde, quasi invisibili, o  invece decisamente marcate, titillazioni, sollecitazioni del primo motore di tutta questa creazione, la superficie, da animare in mille  modi.<br \/>\nRva Marisaldi, Trasporto eccezionale, a cura di Diego Sileo. Milano, PAC, fino  al 3 febbraio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il PAC (Padiglione Arte Contemporanea) di Milano, sotto l\u2019abile guida di Diego Sileo, sta effettuando una perlustrazione degli artisti nati negli anni \u201960 e ormai costituenti l\u2019ossatura centrale della nostra arte. 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