{"id":1586,"date":"2019-03-24T10:32:31","date_gmt":"2019-03-24T09:32:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1586"},"modified":"2019-03-24T10:32:31","modified_gmt":"2019-03-24T09:32:31","slug":"gamberale-abbandonare-in-asso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/gamberale-abbandonare-in-asso\/","title":{"rendered":"Gamberale, abbandonare in asso"},"content":{"rendered":"<p>Ho davanti a me l\u2019appena uscito romanzo di Chiara Gamberale, \u201cL\u2019isola dell\u2019abbandono\u201d, che per\u00f2 non reca consistenti novit\u00e0 rispetto a un precedente \u201cAdesso\u201d (2015) che avevo ritenuto degno di un mio pollice, non troppo positivo, affidato all\u2019unica uscita cartacea che al momento mi resta, sull\u2019\u201dImmaginazione\u201d, mentre affido questa replica alla rubrica minima del mio blog. Forse il dato pi\u00f9 curioso e interessante \u00e8 la spiegazione che ci viene data dell\u2019espressione \u201clasciare in asso\u201d, che si riferirebbe all\u2019abbandono patito da Arianna, abbandonata sull\u2019isola di Naxos dall\u2019ingrato Teseo, su cui gi\u00e0 l\u2019Ariosto aveva dedicato versi memorabili. Anche in questo caso la protagonista, che, come tutto il mondo \u201cbene\u201d in cui si aggira l\u2019umanit\u00e0 frequentata dalla Gamberale trascorre una vacanza estiva a Naxos, o in qualche isola limitrofa, viene appunto \u201cabbandonata in asso\u201d da un amante del momento, un focoso, ma anche crudele Francesco, che forse proprio per la proverbiale ragione che la donna si innamora in misura particolare di chi la tratta pi\u00f9 brutalmente, non viene mai dimenticato, nonostante i vari abbandoni da lui perpetrati. Del resto, tutta la narrativa della Gamberale \u00e8 dedicata a un libero e disinvolto \u201cincontrarsi e dirsi addio\u201d, ovvero all\u2019etica della famiglia quanto mai aperta, corrispondente anche a una specie di \u201cronde de l\u2019amour\u201d, o di un \u201cchangez la dame\u201d, per\u00f2 precisando subito che  in un simile ambito di comportamenti disinvolti, \u201c\u00e1 la page\u201d, in genere la discriminazione maschio-femmina, e l\u2019inferiorit\u00e0 di quest\u2019ultima, \u00e8 superata, e i due sessi, magari anche con sempre pi\u00f9 frequente inclusione pure del terzo sesso, combattono ad armi pari. E dunque l\u2019abbandonata si consola ben presto con un successivo amante, salvo poi a permettersi di \u201cpiantare in asso\u201d anche quest\u2019ultimo, rifugiandosi tra le braccia dell\u2019immancabile psicoanalista, pronto poi a divenire il nuovo amante in carica. Il tutto condotto in toni fatui,  disimpegnati, tentando di evitare il versamento di lacrime e sangue, anzi, adottando un ritmo leggero, paragonabile a un \u201crave\u201d, come \u00e8 detto a un certo punto. Infatti, visto che la protagonista guadagna il suo pane come disegnatrice di libri per l\u2019infanzia, il tutto si potrebbe tradurre in una graphic novel, o in un cartone animato, di quelli che sa comporre il grande artista sudafricano Kentridge. Pare infatti di vedere sfilare i diversi personaggi in parata, magari accompagnati da rumori, suoni, ritmi, passi di danza. Trovo una curiosa vicinanza, proprio in questo ritmo di periodici mutamenti dei partner affettivi, in un romanzo steso da Silvana Grasso e da me recensito su queste colonne, \u201cLa domenica vestivi di rosso\u201d, anch\u2019esso dominato da un ritmo indiavolato di \u201cchangez l\u2019homme\u201d. Solo che a vantaggio della Grasso ci sta la capacit\u00e0 di condire questi giri di walzer con buone dosi di crudelt\u00e0, di dramma, di tragedia, intanto facendo della protagonista non un campione di bell\u2019aspetto e di  un confortevole tenore  di vita, bens\u00ec la portatrice di un handicap fin dalla nascita, il che ne fa una \u201cdiversa\u201d, mentre la protagonista della Gamberale \u00e8 troppo simile a una media statistica di figure usualmente circolanti. Inoltre i partner immessi nella trama dalla Grasso sono a loro volta capaci di perfidie, di sadismi che invece, nelle pagine della Gamberale, trovano una eco pi\u00f9 flebile, semmai concentrata nel solo \u201cmacho\u201d Stefano, mentre gli altri, al pari della protagonista, sono anch\u2019essi troppo banali, slavati, privi di nerbo. Di fronte a prodotti cos\u00ec \u201cscorri via\u201d, di ordinaria amministrazione, c\u2019\u00e8 da chiedersi se non sia meglio cercare qualche soluzione pi\u00f9 robusta, ricca di qualche scatto di violenza, nella pur dilagante invasione dei \u201cgialli\u201d.<br \/>\nChiara Gamberale, L\u2019isola dell\u2019abbandono, Feltrinelli, pp. 216, euro 16,50.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho davanti a me l\u2019appena uscito romanzo di Chiara Gamberale, \u201cL\u2019isola dell\u2019abbandono\u201d, che per\u00f2 non reca consistenti novit\u00e0 rispetto a un precedente \u201cAdesso\u201d (2015) che avevo ritenuto degno di un mio pollice, non troppo positivo, affidato all\u2019unica uscita cartacea che al momento mi resta, sull\u2019\u201dImmaginazione\u201d, mentre affido questa replica alla rubrica minima del mio blog. 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