{"id":1643,"date":"2019-05-26T09:32:38","date_gmt":"2019-05-26T07:32:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1643"},"modified":"2019-05-26T09:32:38","modified_gmt":"2019-05-26T07:32:38","slug":"minarelli-distici-che-superano-ogni-distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/minarelli-distici-che-superano-ogni-distanza\/","title":{"rendered":"Minarelli: distici che superano ogni distanza"},"content":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec scorso 22 maggio, in una stanza della bolognese Sala Borsa, ho presentato il recente libro di Enzo Minarelli \u201cDistici distanti\u201d, pubblicato da Le lettere, che solo poco tempo fa aveva ospitato  pure un mio saggio globale sul poeta di Cento, steso assieme al collega Pasquale Fameli. Eravamo tutti ancora sotto lo choc della morte di Nanni Balestrini, ma l\u2019incontro non appariva incongruo e fuori tono, dato che Minarelli tra i vari autori della costellazione sperimentale \u00e8 uno dei pi\u00f9  vicini al laboratorio balestriniano. Se non altro proprio nella convinzione che sia ancora possibile praticare la poesia lineare, nonostante i legittimi atti di sabotaggio che l\u2019intera tradizione delle avanguardie vecchie e nuove ha condotto nei suoi confronti.  Del resto, lo stesso Minarelli non ha mai mancato di svolgere le sue forti pratiche eversive nei confronti del lineare, Non per niente proprio nel saggio che gli ho dedicato ho paragonato il suo percorso a un\u2019imbarcazione che all\u2019inizio solca il pelo dell\u2019acqua, se ne sta in superficie, ma poi d\u00e0 a se stessa un ordine di immersione e allora affonda negli spessori della materia verbale, affrontandone i vari aspetti, sonorit\u00e0, gestualit\u00e0, frammenti visivi. Non per nulla il nostro autore applica a se stesso la nozione di \u201cpolipoesia\u201d, che a me piace molto, dato che vi scorgo all\u2019interno la presenza, magari involontaria, di un polipo, e questa mi sembra proprio l\u2019immagine pi\u00f9 conveniente al Nostro, quella di un polipo, pronto a insinuare dovunque i suoi tentacoli lunghi, penetranti, fatti apposta per afferrare e magari riportare in superficie. D\u2019altra parte, accanto a questo versante della provocazione pi\u00f9 spinta, ci sta invece l\u2019approdo a forme in apparenza classiche, anche sul versante metrico, come nel caso presente, posto sotto il segno di \u201cdistici\u201d, cio\u00e8 di formazioni regolarissime, nel numero di sillabe, e delle strofe che occupano come schiere di soldatini le pagine del volumetto. La cosa appare al primo sguardo, con una monotonia voluta, ossessiva, dove la divisione in anni non sta a indicare svolte tematiche o formali, ma corrisponde quasi alle \u201cgiornate di lavoro\u201d di un frescante, diligente nel suo operare. Il che mi porta anche a un\u2019altra similitudine, valida pure nel caso di Balestrini. In fondo, entrambi affrontano una \u201cingens silva\u201d, una giungla quasi inestricabile, lussureggiante, ma proprio per porre rimedio a tanta esuberanza essi impugnano le cesoie di un giardiniere pronto a potare, a sagomare in modi perfino troppo regolari tanta incontenibile informalit\u00e0.<br \/>\n   Ma non dimentichiamo che subito dopo l\u2019evocazione della misura canonica dei distici, da poeti dei vecchi tempi, o da geometri implacabili, compare il termine di \u201cdistanti\u201d, a fare la differenza. Infatti potremmo dire che qualsivoglia comunicazione linguistica normale cura che tra i vari elementi, sostantivi, verbi, articoli, ci sia sempre la giusta distanza, n\u00e9 troppo n\u00e9 poco, una variazione di queste intercapedini provoca invece un inevitabile effetto di straniamento. Che pu\u00f2 sussistere anche per un eccesso di vicinanza, ovvero attraverso la repressione totale dei collanti, portando le parole ad accostarsi \u201ca secco\u201d, come per un muro di mattoni che sdegnano la calce. Ritornando alle solite metafore marinare, in questo caso direi che \u00e8 come quando la rete dei pescatori tira fuori dall\u2019acqua un ammasso di pesci boccheggianti, costretti a un\u2019orrida convivenza negli ultimi spasmi dell\u2019agonia. O invece i \u201cpesci\u201d riportati a galla possono essere convenientemente distanziati, spaziati tra loro, ma forse la distanza \u00e8 soprattutto quella che li separa a livello tematico, di significati, portando ad accostamenti insoliti, strampalati, assurdi, come appunto avviene in questi distici, che ci offrono ciascuno un bombardamento di nozioni catturate da ogni angolo della semantica. Il che beninteso non \u00e8 affatto un qualcosa di inedito, anzi, \u00e8 l\u2019affidarsi a una pratica tra le pi\u00f9 scontate in ambito avanguardistico, da quando Breton e i suoi compagni accostarono casualmente i due vocaboli, il \u201ccadavre\u201d e l\u2019\u201dexquis\u201d, fermandosi subito a quel primo passo dichiarando che nessun accostamento avrebbe potuto risultare pi\u00f9  nuovo, incredibile, stuzzichevole di quello ottenuto per puro frutto del caso. Sennonch\u00e9, appunto, i Surrealisti si fermarono a quel primo passo, e in ci\u00f2 sta tutto il senso delle prime avanguardie, paghe dei loro esiti qualitativi, mentre ai successori costretti a remare nei decenni dopo, come Balestrini e Minarelli, \u00e8 toccato il compito ingrato, faticoso, spossante di estendere quegli atti sottraendoli dal privilegio della qualit\u00e0 per farne un incalzante prodotto della quantit\u00e0, della ripetizione smisurata, insaziabile. Ricordiamo tutti che proprio Balestrini per farsi aiutare in questa ricerca smisurata di accostamenti casuali sfrutt\u00f2 un calcolatore. Minarelli, quel calcolatore se lo \u00e8 tenuto nella testa e lo ha fatto frullare, ma con la medesima frequenza e intensit\u00e0.<br \/>\nEnzo Minarelli, Distici distanti, Le lettere, pp. 179, euro 16,50.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec scorso 22 maggio, in una stanza della bolognese Sala Borsa, ho presentato il recente libro di Enzo Minarelli \u201cDistici distanti\u201d, pubblicato da Le lettere, che solo poco tempo fa aveva ospitato pure un mio saggio globale sul poeta di Cento, steso assieme al collega Pasquale Fameli. 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