{"id":1654,"date":"2019-06-02T09:51:11","date_gmt":"2019-06-02T07:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1654"},"modified":"2019-06-02T09:51:11","modified_gmt":"2019-06-02T07:51:11","slug":"almodovar-un-film-che-ci-fa-sentire-il-canto-degli-angeli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/almodovar-un-film-che-ci-fa-sentire-il-canto-degli-angeli\/","title":{"rendered":"Almodovar, un film che ci fa sentire il canto degli angeli"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultima volta che mi ero occupato di Pedro Almodovar era stato a proposito di \u201cJulieta\u201d, un  film che avevo trovato inutilmente aggrovigliato e con passaggi inverosimili, un prodotto quasi da eliminare dalla sua gloriosa filmografia. Ora invece si \u00e8 riscattato con questo suo \u201cDolor y gloria\u201d, forse anche per la decisione semplificatrice di abbandonarsi totalmente alla chiave detta oggi della \u201cauofiction\u201d, o della confessione autobiografica, per dirla con un termine pi\u00f9 usuale. Almeno cos\u00ec pare, e del resto una chiave del genere \u00e8 stata adottata da tutti i critici intervenuti. Con una tipica struttura a chiasmo, intervallando cio\u00e8 delle immagini di un autore giunto alla sua maturit\u00e0 e vividi flash back di ritorno agli anni dell\u2019infanzia e prima adolescenza. Nel ruolo dell\u2019eroe stanco recita un Antonio Banderas che a seguito di questa sua prestazione si \u00e8 meritato a Cannes la palma di miglior interprete, credo pi\u00f9 in memoria di tante sue anteriori, superbe prestazioni, mentre in questa il regista gli ha riservato  un compito ingrato, forse appunto, se accettiamo l\u2019interpretazione in chiave autobiografica, mosso da un intento masochista di dare di se stesso, e del suo analogo, un\u2019immagine fallimentare, o meglio, di un sopravvissuto che sa civettare abilmente con i vari titoli della sua gloria passata, mentre al presente si compiace di una grandiosa rovina, con abbandono ai piaceri della droga, dell\u2019alcol, e a mille ritrosie e mossette furbe, tra il volere e non volere. Per fortuna che questo spettacolo ambiguo e sconcertante \u00e8 intervallato dai passi indietro, quando compare un ragazzino vispo, pieno di vita, che sa fare virt\u00f9 dei guai di un\u2019esistenza misera, per colpa di un padre abulico e inerte, ma compensato da una madre piena di affetto, e di  tenere cure per la sua creatura, ruolo affidato a una bravissima Penelope Cruz. I due sono costretti ad andare a vivere, nei pressi di Valencia, addirittura in un sotterraneo, da cui per\u00f2, alzando gli occhi al cielo, e filtrando lo sguardo attraverso una griglia a maglie rade, si ha una magnifica visione del firmamento, e davvero si sente un coro di angeli che intonano la canzone di Donaggio, \u201class\u00f9 sento gli angeli che cantano dolcemente\u201d. Questa \u00e8 la chiave del tutto intonata ad amore, estasi, confidenza nelle proprie doti del protagonista, Salvador Mallo, nella sua incarnazione di partenza. Infatti questo ragazzino, vispo e intelligente, se la cava bene con l\u2019alfabeto, la scrittura, la lettura, tanto da poterle insegnare a un nullatenente come lui, un imbianchino che si incarica, in cambio degli insegnamenti ricevuti,  di dipingere i muri dell\u2019antro miserabile in cui madre e figlio vivono. Tra l\u2019altro, siccome terminato il suo lavoro l\u2019operaio si denuda per lavarsi in una tinozza, il ragazzino, o diciamo pure, alla maniera di Joyce, l\u2019artista da giovane, ha una visione estatica del nudo maschile, da cui l\u2019omosessualit\u00e0 che poi sar\u00e0 un dato costante della sua vita ulteriore. Questo Almodovar in gran forma non  si trattiene dal visitare i classici che lo hanno preceduto sulla medesima strada, da Joyce fino al nostro Tornatore, col suo fanciullo estasiato dalle proiezioni che gli offre il \u201cNuovo cinema Paradiso\u201d, e nel  voltarsi indietro dell\u2019eroe maturo a contemplare il se stesso da piccolo c\u2019\u00e8 pure un omaggio allo svedese Bergman e al suo \u201cPosto delle fragole\u201d, e si percepisce pure un\u2019aura che ha qualcosa a che fare col nostro Pupi Avati. Naturalmente la madre, Penelope Cruz, per seguire l\u2019amato figlio nella sua crescita deve passare la mano a una attrice pi\u00f9 matura, anche lei bravissima, capace di condurre dei dialoghi dell\u2019anima con l\u2019uomo celebre ormai in disarmo, richiamandolo alle sue doti migliori e dandogli un preciso mandato di come trattare le sue spoglie, quando tra poco lei se ne andr\u00e0. Il tutto irrorato dalla celestiale musica di Donaggio, che ci accompagna \u201cdolcemente\u201d, dal principio alla fine. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultima volta che mi ero occupato di Pedro Almodovar era stato a proposito di \u201cJulieta\u201d, un film che avevo trovato inutilmente aggrovigliato e con passaggi inverosimili, un prodotto quasi da eliminare dalla sua gloriosa filmografia. 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