{"id":1843,"date":"2019-12-07T10:25:35","date_gmt":"2019-12-07T09:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1843"},"modified":"2019-12-07T10:25:35","modified_gmt":"2019-12-07T09:25:35","slug":"dom-8-12-19-espresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/dom-8-12-19-espresso\/","title":{"rendered":"Dom. 8-12-19 (Espresso)"},"content":{"rendered":"<p>Vedo con dispiacere il triste destino dell\u2019\u201dEspresso\u201d, costretto a sopravvivere solo come inserto obbligatorio all\u2019interno della nave ammiraglia di \u201cRepubblica\u201d, fra l\u2019altro costretto a rinunciare a quasi tutte le rubriche culturali, considerando che queste sono gi\u00e0 espletate fin troppo dal supplemento \u201cRobinson\u201d. E dunque, anche Germano Celant, subentrato a me circa un ventennio fa, dopo che io avevo tenuto la rubrica d\u2019arte per un quarto di secolo,  \u00e8 stato cancellato. Ora quel fascicolo \u00e8 ridotto a una specie di esorbitante monologo del direttore Marco Damilano, peraltro presente a giorni alterni in tutti i possibili salotti televisivi. E capofila nell\u2019esprimere sfiducia, disprezzo, ironia sul tentativo giallo-rosso, come se questo non fosse motivato dal gigantesco impegno di sbarrare la strada  a Matteo Salvini, a impedire che un destrorso della peggiore specie si impadronisca del potere in Italia, da Piccolo Mussolini in sedicesimo. Proprio per questa ragione in queste mie inutili paginette avevo rievocato qualche domenica fa il \u201cresistere resistere resistere\u201d brandito da Saverio  Borrelli ai tempi di \u201cMani pulite\u201d. Certo l\u2019avventura giallo-rossa, non \u00e8 facile, \u00e8 una via stretta, con rischi di interruzione ad ogni passo, ma sarebbe dovere di ogni credente nei valori della sinistra proteggerla, come si farebbe con un essere gravemente malato, di cui per\u00f2 si sente l\u2019obbligo di tutelare la sopravvivenza, costi quel che costi. Ci sono ancora gli scoop che un tempo hanno costituito la gloria dell\u2019\u201dEspresso\u201d, ma quello sul \u201cbrutto pasticciaccio\u201d dell\u2019aver tentato di incassare una super-tangente dalla Russia non ha portato a nulla. Siamo tutti sicuri che quel tentativo ci sia stato, ma altrettanto del fatto che non si sia concluso, e comunque non ha tolto a Salvini neppure un voto da parte del suo elettorato. Ora ci si accanisce contro l\u2019eroe caduto nel fango, l\u2019altro Matteo, Renzi, e anche qui nessuno dubita che se si va a scavare, qualche aspetto negativo sussista,  in quella partita di prestiti per l\u2019acquisto di una villa di prestigio. Ma, di nuovo, il fine ultimo sembra  essere quello di costringere l\u2019odiato Renzi a togliere l\u2019incomodo della sua presenza nella maggioranza, sempre sul filo del rasoio. Non parliamo poi delle firme di cui il settimanale si fa vanto, come un Massimo Cacciari che mi ricorda Bartali, col suo detto famoso, \u201cgli \u00e8 tutto sbagliato, tutto da rifare\u201d. Quel Cacciari che osa l\u2019inosabile, neppure un Kant redivivo, chiamato dalla Gruber, oserebbe dirsi \u201cfilosofo\u201d, magari si limiterebbe a proclamarsi  solo docente di filosofia,  e non filosofo tout court, come fa invece con suprema impudenza il nostro Cacciari, mettendo in rilievo la parte peggiore di s\u00e9, quando, come mi \u00e8 capitato di dire altra volta, di notte si trasforma in un Dottor Jekyll, scrivendo in un ridicolo \u201cfilosofese\u201d, che fa rima col \u201cpoetichese\u201d e \u201ccritichese\u201d di altri esponenti sbagliati dei rispettivi settori. Da abile manovriero della politica vissuta giorno per giorno, come gi\u00e0 detto, Caccari continua a sprigionare pessimismo, a diagnosticare crisi inevitabili,  a emettere profezie di sventura. il che del resto trasuda da ogni colonna di questo ormai inutile e sconfortante supplemento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vedo con dispiacere il triste destino dell\u2019\u201dEspresso\u201d, costretto a sopravvivere solo come inserto obbligatorio all\u2019interno della nave ammiraglia di \u201cRepubblica\u201d, fra l\u2019altro costretto a rinunciare a quasi tutte le rubriche culturali, considerando che queste sono gi\u00e0 espletate fin troppo dal supplemento \u201cRobinson\u201d. 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