{"id":1864,"date":"2019-12-29T09:08:25","date_gmt":"2019-12-29T08:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1864"},"modified":"2019-12-29T09:08:25","modified_gmt":"2019-12-29T08:08:25","slug":"carofiglio-e-de-giovanni-il-freddo-e-il-caldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/carofiglio-e-de-giovanni-il-freddo-e-il-caldo\/","title":{"rendered":"Carofiglio e De Giovanni: il freddo e il  caldo"},"content":{"rendered":"<p>Continua implacabile l\u2019invasione del \u201cgiallo\u201d, sia in soluzione cartacea, sia in immagini elettroniche, per quella fusione di cui ho parlato nella mia recente \u201cMappa per le arti in et\u00e0 digitale\u201d. Nulla di nuovo sotto le stelle, invasioni del genere sono gi\u00e0 avvenute nei secoli, si pensi all\u2019epopea del genere cavalleresco, contro cui ha reagito il Don Chisciotte di Cervantes, o i feuilleton ottocenteschi, in parte accolti e in parte contrastati dal genio di Balzac. Ora chi ci salver\u00e0 da questa inondazione? Un Cavazzoni, un Veronesi, un Benni? Ma al momento parliamo di due dei pi\u00f9 consistenti eredi di Camilleri, senza dubbio il numero uno di questa pletora, cio\u00e8 Gianrico Carofglio e Maurizio De Giovanni. Su entrambi mi sono gi\u00e0 espresso tra il consenso e il dissenso, per esempio di Carofiglio ho stroncato, sull\u2019\u201dImmaginazione\u201d, un suo troppo pretenziosi \u201cil silenzio dell\u2019onda\u201d, mentre in seguito ho lodato nella medesima sede \u201cL\u2019estate fredda\u201d, pi\u00f9 vicina alla sua storia di magistrato, portato quindi alla cautela, al senso della misura, al rispetto delle procedure giuridiche. Il che trova conferma nella recente \u201cMisura del tempo\u201d, con titolo per\u00f2 un po\u2019 troppo enfatico, anche se, a conti fatti, e riportato a un\u2019accezione tecnica, di menzione dei tempi di un alibi, potrebbe apparire giustificato. Purtroppo c\u2019\u00e8 una componente da espungere mentalmente, in quanto, di nuovo, impostata su un moto passionale, che \u00e8 quanto il circospetto Caroflglio dovrebbe evitare. E\u2019 la lunga serie di capitoli riguardanti un amore dei tempi passati, Lorenza. La presenza di un protagonista femminile \u00e8 un po\u2019 il tallone d\u2019Achille dei nostri giallisti, a cominciare dallo stesso Camilleri, con quelle insopportabili parentesi tra il commissario Montalbano e il suo \u201camor di terra lontana\u201d che di tanto in tanto viene a guastare il piacere della sequenza dei fatti. Qui a dire il vero c\u2019\u00e8 una motivazione strumentale, in quanto Lorenza si ricorda di quella passione arrugginita quando l\u2019 amato figlio, Jacopo, viene arrestato con l\u2019accusa di aver sparato a un losco individuo, suo procacciatore di droga. Il protagonista, da buon samaritano che intende espiare la sua trascuranza verso quella lontana fiamma, accetta seppur  restio il compito di assumere la difesa dell\u2019accusato, e si impegna del suo meglio per tentare di scagionarlo, bench\u00e9 l\u2019imputato risulti  un troppo facile bersaglio per la giustizia. Jacopo infatti aveva litigato in presenza di testimoni con quel brutto figuro. Per\u00f2, a suo scapito, c\u2019erano due fatti sicuri, che subito arrestato dalla polizia, aveva ammesso di essere stato in visita a quel delinquente, ma lasciandolo in vita, e dunque manifestando  una autentica sorpresa quando gliene viene comunicata la notizia del decesso. Inoltre la prova della presenza di polvere da sparo non d\u00e0 esito positivo sulla sua pelle, mentre ne risulta impregnato un giubbotto indossato anche al presente. Il buon senso vorrebbe che un assassino, tanto avveduto da liberarsi di ogni traccia dello sparo sul proprio corpo, si guardi bene dall\u2019andare in giro con un capo di abbigliamento recante allo scoperto i sentori della deflagrazione, cui riesce a dare oltretutto una spiegazione logica, in quanto impegnato nei giorni precedenti in esercizi di tiro a segno Su queste incongruenze insiste il nostro avvocato, ma la magistratura non molla la presa, e dunque il figlio della donna amata sar\u00e0 condannato, in prima seduta, e anche in appello. Carofiglio, sempre prudente e circospetto, o appunto \u201cfreddo\u201d nelle sue procedure, non vuole rendere la vita facile e di pronto successo al suo alter ego, si dovr\u00e0 attendere a questo proposito la cassazione, e qui termino il mio resoconto per rispettare una norma elementare vigente a tutela delle buone regole del giallo.<br \/>\n   Passo ora a esaminare un recente prodotto di De Giovanni, \u201cNozze\u201d, appartenente alla fortunata serie dei Bastardi di Pizzofalcone, salutata da un buon successo nella versione televisiva, che voglio sperare si impadronisca pure di questa ennesima avventura. Se Carofiglio \u00e8 freddo, De Giovanni \u00e8 caldo, emotivo, passionale perfino troppo, qualche volta in eccesso, infatti mi \u00e8 capitato di infliggergli un \u201cpollice verso\u201d a proposito del \u201cPurgatorio dell\u2019Angelo\u201d, legato alla serie a mio avviso non felice affidata al commissario Ricciardi, mentre i Bastardi di Pizzofalcone costituiscono una allegra brigata, dove fra l\u2019altro, dato il numero dei componenti e la molteplicit\u00e0 delle situazioni familiari, i sentimenti si compensano e si rendono sopportabili. C\u2019\u00e8 un filo che congiunge i due romanzi, il Nostro sembra attratto dagli anfratti della costa napoletana, luoghi ottimali per farvi trovare dei cadaveri, vittime di oscuri delitti. In questo caso si tratta di tale Francesca Valletta, creatura in apparenza portatrice di ogni virt\u00f9, e oltretutto in procinto di sposarsi, con un bravo giovane, frutto intatto anche se proveniente  da una famiglia, i Sorbo, legata alla pi\u00f9 tenebrosa camorra.  La vittima viene trovata ignuda, mentre l\u2019abito da sposa galleggia nell\u2019acqua, e sul corpo, ucciso da una stilettata, ci sono pure gli altri oggetti simbolici che secondo la tradizione partenopea devono accompagnare il corredo della sposa, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu. De Giovanni ci prende per i fondelli lasciando in sospeso gli oscuri  motivi che avrebbero spinto questa immacolata giovane a premere sul fidanzato per affrettare le nozze, in un ingrato mese di febbraio, mentre verr\u00e0 fuori la pi\u00f9 naturale motivazione, che lei \u00e8 incinta  e dunque bisogna affrettare la legittimazione del nascituro. Ma chi \u00e8 il padre? C\u2019\u00e8 un cugino che sembra prestarsi a meraviglia a un simile ruolo, fino  a farne anche un naturale sospetto dell\u2019omicidio, provocato dal tradimento che la ragazza era in procinto di compiere a suo danno convolando a nozze con altro soggetto. Anche in questo caso mi fermo, per rispettare le regole del giallo, anche se devo ammettere che la soluzione \u00e8 ingegnosa, consiste in uno sdoppiamento della presenza di un oggetto blu nel corredo obbligatorio di una maritanda. Ma il blu, sotto forma di un mazzo di fiori, era stato lasciato a casa della vittima, e dunque il nastro di quel colore che galleggia assieme al candido abito nuziale ha altra origine, questa la chiave, in linea con i clic intuitivi che caratterizzano le soluzioni dei grandi investigatori della tradizione. Una nota cromatica, una cupa vicenda sentimentale, dominano il racconto di De Giovanni, e non l\u2019arido computo dei tempi di un alibi, cui invece si attiene il freddo Carofiglio.<br \/>\nGianrico Carofiglip, La misura del tempo. Einaudi stile libero, pp. 281, euro 18. Maurizio De  Giovanni, Nozze, Einaudi stile libero, pp. 261, euro 18,50.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua implacabile l\u2019invasione del \u201cgiallo\u201d, sia in soluzione cartacea, sia in immagini elettroniche, per quella fusione di cui ho parlato nella mia recente \u201cMappa per le arti in et\u00e0 digitale\u201d. 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