{"id":1878,"date":"2020-01-11T10:17:22","date_gmt":"2020-01-11T09:17:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1878"},"modified":"2020-01-12T08:30:43","modified_gmt":"2020-01-12T07:30:43","slug":"van-der-stokker-e-moreschini-lornamento-non-e-piu-un-delitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/van-der-stokker-e-moreschini-lornamento-non-e-piu-un-delitto\/","title":{"rendered":"Van der Stokker e Moreschini: l&#8217;ornamento non \u00e8 pi\u00f9 un delitto"},"content":{"rendered":"<p>Le visite virtuali di questa domenica vanno a due artisti che peraltro ho frequentato de visu ed esposto in passato. Sono l\u2019olandese Lily van der Stokker (1954) e il nostrano Alessandro Moreschini (1966). La prima \u00e8 un punto di forza dell\u2019ottima Galleria milanese Kaufmann Repetto, presso cui ammiro ad ogni loro uscita Gianni Caravaggio e Pierpaolo Campanini. Moreschini ora espone nella maestosa Rocca di Vignola. Sono entrambi legati a un aspetto di lunga portata nella mia storia, si deve risalire addirittura allo scarso favore con cui, da buon seguace del materialismo tecnologico, ho da sempre nutrito verso la fase legata alle macchine mosse dall\u2019energia termica, pur riconoscendone l\u2019inevitabilit\u00e0, per esempio quando ci hanno dato  un movimento di punta del Novecento quale il Cubismo, in cui Picasso e Compagni, ho detto fino alla noia, altro non hanno fatto se non mutarsi in carrozzieri delle cose comuni, oggetti, paesaggi, persone, seguiti a ruota dai nostri Futuristi, che per\u00f2, con Marinetti e Boccioni, sono stati capaci di innestare pure una marcia in pi\u00f9, avendo intuito che c\u2019era posto anche per le energie di origine elettromagnetica, dalla radio ai raggi x. Quel clima meccanomorfo, \u201chard\u201d, duro al massimo, ha avuto uno dei suoi sfoci nel famigerato detto dell\u2019architetto Loos, pronubo del Bauhaus di Gropius, secondo cui l\u2019ornamento \u00e8 un delitto, Ma prima, e anche subito dopo, c\u2019erano state le fasi \u201csoft\u201d in cui l\u2019ornamento al contrario era avvertito come un bisogno quasi fisiologico, vedi il Liberty, o il Simbolismo in genere, con cui ho fatto le mie prime prove di storico dell\u2019arte, seguito a ruota dall\u2019Art D\u00e9co. Poi, certo, una lunga assenza, fino agli anni \u201970 e al loro ritorno a forme d\u2019arte \u201cdeboli\u201d, fra cui proprio la decorazione, rinata sotto l\u2019etichetta del \u201cPattern Painting\u201d nella squadra gestita a New York da Holly Solomon, con una consistente sponda tra i miei \u201cNuovi-nuovi\u201d, in cui infatti ho sempre distinto con cura un versante di Aniconici. Oggi poi, se si pensa al fenomeno dominante incentrato sul \u201cglocalismo\u201d, rispunta da ogni parte il gusto per l\u2019arabesco o per altre forme ornamentali, che sono cos\u00ec connaturate con la cultura visiva di aree estranee al nostro severo e dogmatico Occidente.  Ora c\u2019\u00e8 pure in merito un\u2019ampia rassegna alla Fondazione Magnani di Reggio Emilia, con un titolo appropriato che inneggia, sotto la guida di Claudio Franzoni e di Pierluca Nardoni, a un \u201cWonderful World\u201d. Ma tornando ai due artisti qui segnalati, la brava olandese entrava gi\u00e0 nella mia \u201cOfficina Europa\u201d (1999) con i suoi delicati motivi floreali che, come bolle di sapone leggere e aeree, vanno a incistarsi sulle pareti, o avvolgono come dentro preziosi manicotti, il mobilio di qualche stanza. Con lei \u00e8 proprio il rilancio di un florealismo alleato all\u2019ambientalismo, una delle istanze dominanti dei nostri giorni. Quanto a Moreschini, ancora prima egli entrava nella mia Officina iniziale, quella del \u201897, dedicata a protagonisti italiani, quando a dire il vero questo rivolo di decorativismo appariva alquanto acerbo, quasi invisibile, ma l\u2019artista bolognese ne ricavava come un pulviscolo, una preziosa limatura di ferro, di cui aspergeva abbondantemente gli utensili del nostro cosmo domestico, dotandoli quindi di una luminescenza, di un potere irradiante, che \u00e8 poi l\u2019operazione che continua a svolgere anche in questa sua comparsa a Vignola, in cui, in inconsapevole, suppongo, accordo con l\u2019olandese \u201cvolante\u201d frequenta anche lui  con sicurezza una dimensione ambientale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le visite virtuali di questa domenica vanno a due artisti che peraltro ho frequentato de visu ed esposto in passato. Sono l\u2019olandese Lily van der Stokker (1954) e il nostrano Alessandro Moreschini (1966). 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