{"id":1930,"date":"2020-03-08T10:54:11","date_gmt":"2020-03-08T09:54:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=1930"},"modified":"2020-03-08T10:54:11","modified_gmt":"2020-03-08T09:54:11","slug":"un-raffaello-a-testa-ingiu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-raffaello-a-testa-ingiu\/","title":{"rendered":"Un Raffaello a testa ingi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>   Da un lato mi rallegra il fatto che per la grande mostra dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello siano stati chiamati a collaborare sia il Direttore degli Uffizi, Elke Schmidt, da me sempre giudicato il migliore tra i direttori stranieri pescati a suo tempo da Franceschini, sia, e soprattutto, la sua brava collaboratrice al Gabinetto dei disegni Marzia Faietti. Ma mi stupisce, e ritengo balorda, l\u2019idea di esporre Raffaello a testa in gi\u00f9, partendo cio\u00e8 dalle ultime prove e risalendo faticosamente verso le prime. Voglio sperare che una trovata cos\u00ec incongrua venga da un collaboratore alla mostra, tale Francesco Di Teodoro, di cui mi sfuggono i titoli di eccellenza per un ruolo del genere.  Questo pinco pallino, secondo i miei senza dubbio sprovveduti criteri, per\u00f2 ha osato difendere una simile trovata domenica scorsa sul supplemento del \u201cSole 24ore\u201d, sostenendo che tale \u00e8 il metodo per scoprire se un\u2019opera \u00e8 un falso. Forse, per questo verso, ha ragione lui, \u00e8 certo un modo per scoprire goffaggini, incertezze di mano, ma, per carit\u00e0, nella pratica di tutti i critici e intenditori d\u2019arte i dipinti vanno giudicati a testa ins\u00f9, tanto \u00e8 vero che un famoso eversore di questa regola elementare, Georg Baselitz, impicca alla rovescio le sue opere proprio a scopo di provocazione, ben consapevole cio\u00e8 di battere di proposito una via insolita.  Speriamo che una procedura cos\u00ec contro natura non si diffonda, alla maniera come, ahim\u00e9, ha fatto scuola il vezzo, introdotto dalla Tate Modern di Londra, di accorpare le opere non secondo le tendenze stilistiche bens\u00ec affidandosi al criterio estrinseco dei temi. E\u2019 stata un\u2019idea di un \u201ccurator\u201d di turno, Vicente Todoli, cui subito si sono aggregati i tanti, non \u201cegregi\u201d,  suoi compagni di strada.<br \/>\n   Questa decisione di \u201cimpiccare\u201d all\u2019ingi\u00f9 un artista \u00e8 particolarmente sbagliata per chi, come Raffaello, risulta essere sempre stato \u201cin progress\u201d, autore di mutamenti stilistici continui, tanto che, nelle mie lezioni,  mi divertivo a dire che forse, una volta scomparsi certi dati filologici, qualche futuro interprete smarrito avrebbe potuto attribuire ad autori diversi quanto \u00e8 appartenuto alle sue maniere, in corso di continua modifica, man mano che la sua genialit\u00e0 prensile si impadroniva di soluzioni pi\u00f9 avanzate, abbandonando quelle seguite fino al giorno prima. Oppure \u00e8 come pretendere che un lettore di \u201cgialli\u201d si trovi subito squadernato il colpevole nelle prime pagine. Viceversa, da parte del divino Urbinate, giungere a una piena \u201cmaniera moderna\u201d, quali sono senza dubbio, ben documentati in mostra, i capolavori del secondo decennio, i ritratti di Leone X  e di Baldassar Castiglione, nonch\u00e9 i celeberrimi volti femminili della Fornarina e della Velata, \u00e8 stato il frutto di una faticosa marcia ad acquisire impasti morbidi,  immersi nell\u2019atmosfera, con un quasi secolo di vantaggio rispetto ai Rubens e Caravaggio e Rembrandt. Fra l\u2019altro, si aggiunge il tratto caratteristico dell\u2019immersione nelle tenebre cosmiche, un accorgimento che il Sanzio aveva appreso da Leonardo, e applicato con convinzione, ma solo a partire dalla sua fase romana. Nei miei azzardi in una materia per me forse impropria ho condannato a piene lettere un sfondone che pure viene ripetuto pari pari da fior di storici e filologhi con le carte in regola. Si prenda un dipinto-ponte come la \u201cMadonna del Granduca\u201d. C\u2019\u00e8 da giurare che quando Raffaello  lo esegue, ancora a Firenze, la figura \u00e8 su sfondo chiaro, e solo quando egli arriva a Roma capisce che i tempi \u201cmoderni\u201d chiedono un totale cambiamento di pedale, e dunque lo sfondo viene tinteggiato con colore scuro.<br \/>\n   Questo dannoso sistema di procedere a ritroso condanna soprattutto il \u201cprimo\u201d Raffaello, quando \u00e8 ancora in linea di massima prigioniero dei maestri urbinati, e del Perugino, con sfondi tersi, limpidi, e figure attentamente delineate, ma che gi\u00e0 sanno acquisire ritmi di eccezionale eleganza, come avviene nel primissimo \u201cSogno del cavaliere\u201d, giuntoci da Chantilly, anche se non accompagnato dalle ancor pi\u00f9 sinuose, serpentinate \u201cTre grazie\u201d. E forse ci sarebbe stato bene un maggior numero di Madonne con Bambino, e a fianco un San Giovannino, squisite architetture di braccia,  gambette, piedini, a lanciare lacci nello spazio, alla conquista di un movimento che era ancora fermo in una specie di \u201dsurplace\u201d, ma gi\u00e0 teso, pieno  di energia potenziale pronta a scatenarsi.<br \/>\n   Magari ci sta pure la riflessione che per un appuntamento cos\u00ec importante valeva la pena di servirsi di altri spazi, magari di chiedere al Palaexpo di imprestare qualche sua stanza, posponendo la pur magnifica mostra di Jim Dine. O perch\u00e9 non rivolgersi anche a Palazzo Venezia? In fondo, l\u2019aver compresso nelle poche stanze delle Scuderie una sintesi di \u201ctutto\u201d Raffaello, compresi l\u2019architetto, l\u2019estensore di cartoni per enormi arazzi, e soprattutto l\u2019indefesso disegnatore, hanno certo il vantaggio della visione sinottica, ma anche il rischio di diluirla a maglie forse un po\u2019 troppo rade.<br \/>\nRaffaello 1520-1483, a cura di M. Faietti e M. Lanfranconi, con F. P. Di Teodoro, V. Farinella. Roma, Scuderie del Quirinale, fino al 2 giugno. Cat. Skira.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un lato mi rallegra il fatto che per la grande mostra dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello siano stati chiamati a collaborare sia il Direttore degli Uffizi, Elke Schmidt, da me sempre giudicato il migliore tra i direttori stranieri pescati a suo tempo da Franceschini, sia, e soprattutto, la sua brava collaboratrice al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-1930","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1930"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1930\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1931,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1930\/revisions\/1931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}