{"id":2053,"date":"2020-07-17T12:15:10","date_gmt":"2020-07-17T10:15:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2053"},"modified":"2020-07-17T12:15:10","modified_gmt":"2020-07-17T10:15:10","slug":"viva-limpressionismo-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/viva-limpressionismo-tedesco\/","title":{"rendered":"Viva l&#8217;Impressionismo tedesco!"},"content":{"rendered":"<p>Confesso che questa mostra sugli Impressionisti Tedeschi avrei voluto curarla io, e ci ero andato vicino, in quanto era stata offerta al dittatore culturale di Bologna, Fabio Roversi Monaco, per la sua sede principale di Palazzo Fava, ma lui aveva temuto che riuscisse ingrata al pubblico felsineo, preferendo offrigli un prodotto pi\u00f9 consacrato alle nostre tradizioni quale il Polittico Griffoni, di tutt\u2019altra stagione.  Perch\u00e9 gli Impressionisti Tedeschi? Rientra nelle mie profonde convinzioni che l\u2019Europa, assai prima che nascesse l\u2019UE, nei secoli \u00e8 stata molto unita, per quanto riguarda la cultura e in particolate le arti visive, fino a includere quella che a lungo ne \u00e8 stata solo un\u2019appendice, per poi rovesciare i ruoli, cio\u00e8 l\u2019America, soprattutto del Nord. E dunque, \u00e8 mio dogma che gli \u201cismi\u201d, pur nati in qualche regione europea, siano stati condivisi da ogni altro Paese, quale pi\u00f9 quale meno. A questa regola non ha fatto per nulla eccezione l\u2019Impressionismo, con buona pace per chi crede che invece no, per questo movimento si debba riservare una specie di riservato dominio per la sola Francia, e in particolare per la sola Parigi e dintorni. A questo scopo, a cavallo di due anni inziali del nuovo secolo,  2001-2, avevo condotto a Brescia, Palazzo Martinengo, la mostra \u201cImpressionismi in Europa\u201d, con un sottotitolo ben pi\u00f9 eloquente, \u201cNon solo Francia\u201d, dove appunto la colonia tedesca era la pi\u00f9 nutrita, con momentanea esclusione dei nostri artisti, cui poi avevo dedicato nella medesima sede un \u201cImpressionismo in Italia\u201d. Che cosa osta a un simile allargamento d\u2019orizzonte? Il ruolo eccessivo che si riserva al solo Claude Monet, fino a degenerare in \u201cmonettismo\u201d a senso unico, con uno strano ribaltamento di valori. Quando, nei lontani \u201950, ero un apprendista della critica  si usava escludere l\u2019autore delle Ninfee dal novero delle avanguardie, ritenendolo confinato nell\u2019Ottocento, come \u00e8 giusto che sia. Oggi invece, in clima recessivo, si \u00e8 capovolto il giudizio, fino a innalzare proprio l\u2019autore delle Ninfee a un ruolo massimo. Ci ha pensato, come \u00e8 noto, il curatore Marco Goldin, che ha dedicato al Francese un culto esclusivo e parossistico, titillando gli umori pi\u00f9 facili del vasto pubblico Che male c\u2019\u00e8, nel seguire una simile tendenza? Che sembra scaturirne un codicillo per cui un impressionista autentico, un \u201cmonettiano\u201d, non tratta troppo la figura umana, anzi la evita del tutto. Proprio in quella mostra ormai lontana io avevo coniato uno slogan che ritengo efficace, che cio\u00e8 nelle tele monettiane suona un allarme atomico, e dunque i membri del consorzio umano scappano via spaventati, lasciando solo un panorama di prati, covoni, marine, falaises eccetera. Ma questo dipende solo da una imperizia, o allergia del pittore francese a trattare ritratti e simili. Se si facesse un dogma di questa esclusione, dovremmo espellere dall\u2019Impressionismo, da quello considerato \u201cbuono\u201d di marca monettiana, i Manet e  i Degas, e anche i Renoir, e pure uno come Guillaume Caillebotte, che pur essendo finanziatore di Monet, dipinge una specie di monumento dedicato al lavoro umano, nei suoi \u201cConfezionatori di parquet\u201d. E il discorso si allarga anche ai cugini d\u2019oltre Oceano, sono lieto che i dossier Giunti mi abbiano permesso di celebrare quei colossi yankee che si chiamano Winslow Homer, Thomas Eakins, e un \u201ceroe dei due mondi\u201d quale Whistler, Aggiungo ancora che, mosso da umori del genere, avevo deprecato che il Consiglio d\u2019Europa avesse cessato di organizzare mostre onni-inclusive proprio sui movimenti che avevano garantito la nostra unit\u00e0, come una rassegna sul Neoclassicismo che ne aveva assicurato il rilancio. Ora che c\u2019\u00e8 l\u2019UE, di mostre del genere non se ne fanno pi\u00f9, mentre ci vorrebbe proprio una escussione sistematica di tutti gli Impressionismi. Ma al momento accontentiamoci di questa selezione, senza dubbio parziale, dato che viene da un solo museo, per\u00f2 ricca di validi campioni, soprattutto della nota fondamentale che caratterizza tutti gli Impressionismi europei \u201cnon monettiani\u201d, cio\u00e8 una brillante, consistente presenza degli esseri umani, rivolti a tutte le incombenze: il lavoro, la fatica, ma anche i momenti di distensione in osteria, della festa, dell\u2019assistenza agli anziani. In tal modo ho caratterizzato la tematica del numero uno di una simile situazione, Max Liebermann, che nasce anche \u201cgiusto\u201d, nel 1847, a poca distanza dal parametro che magari, quello s\u00ec,  si pu\u00f2 ancora mantenere, il 1840 della nascita di Monet. Rispetto al quale nascono \u201cgiusti\u201d un Franz Lenbach, 1836 e un Hans Thoma, 1839, come si vede dai loro freschi paesaggi, pur sempre animati da qualche presenza umana, E\u2019 assente un antesignano (1815!) come Adolf Menzel, cui invece nella mostra bresciana avevo innalzato un monumento, tanto che un recensore maligno mi aveva preso per i fondelli osservando che secondo la mia tesi l\u2019Impressionismo sarebbe nato a Berlino, e non a Parigi. Poi, se si vuole, le acque si confondono, le generazioni si incrociano, e dunque i casi emergenti, in mostra e anche nella valutazione critica, di Lovis Corinth (1858) e soprattutto di Max Slevogt (1868) si caricano di riflessi quasi-simbolisti, o navigano gi\u00e0 verso la tappa successiva della grandezza tedesca, l\u2019Espressionismo. Comunque domina sempre la figura umana, servita in salse impetuose, rutilanti, emotive al  massimo.<br \/>\nImpressionisti  Tedeschi dal Landesmuseum di Hannover, a cura di Thomas Andratschke e Doris Jorioz, Aosta, Museo archeologico, fino al 25 ottobre. Cat. Silvana Editoriale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Confesso che questa mostra sugli Impressionisti Tedeschi avrei voluto curarla io, e ci ero andato vicino, in quanto era stata offerta al dittatore culturale di Bologna, Fabio Roversi Monaco, per la sua sede principale di Palazzo Fava, ma lui aveva temuto che riuscisse ingrata al pubblico felsineo, preferendo offrigli un prodotto pi\u00f9 consacrato alle nostre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-2053","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2053","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2053"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2053\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2054,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2053\/revisions\/2054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2053"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2053"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2053"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}