{"id":2130,"date":"2020-10-08T13:57:03","date_gmt":"2020-10-08T11:57:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2130"},"modified":"2020-10-08T13:57:03","modified_gmt":"2020-10-08T11:57:03","slug":"la-rivoluzione-chiarista-di-luca-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/la-rivoluzione-chiarista-di-luca-giordano\/","title":{"rendered":"La rivoluzione chiarista di Luca Giordano"},"content":{"rendered":"<p>   La mia ormai consueta visita virtuale, con l\u2019aiuto dei media, questa volta si rivolge a una sede di massima eccellenza, al napoletano Museo di Capodimonte, e a un protagonista di uguale eccellenza quale Luca Giordano (1634-1705). Peccato che una mostra cos\u00ec importante e necessaria si celi sotto un titolo improbabile, \u201cDalla natura alla pittura\u201d, non si vede proprio in che modo la natura entri nel repertorio di un artista compiaciuto nel coltivare una scoperta, proclamata artificiosit\u00e0. Forse quella evocazione della natura \u00e8 il malo riflesso discendente da certi precedenti cui i curatori della mostra legano l\u2019emergenza di Luca,  Jusepe Ribera (1591-1652) e Mattia Preti (1613-1699). Non \u00e8 solo questione di distanze cronologiche, generazionali, quanto di tonalit\u00e0.  I due appena menzionati condividono il tenebrismo caravaggesco, che il Ribera coltiva con bella disinvoltura, mentre il Preti, tardo frequentatore, ne resta schiacciato, trascinandoselo dietro come un peso faticoso. Invece, in merito, Luca Giordano introduce una rivoluzione, o quanto meno una riforma decisiva, abbandona appunto il fare oscuro per un chiarismo terso, luminoso, aprendo la strada a Giambattista Tiepolo, che si comprende solo alla luce di questo predecessore. Non so se una svolta del genere si debba assegnare ai cosiddetti barocchetto e rococ\u00f2, ma certo \u00e8 avvenuta, e ha dato il tono all\u2019intero Settecento, male ha fatto chi non ne ha inteso la portata adeguandovisi. E\u2019 il torto che si pu\u00f2 imputare al Piazzetta (1682-1754), che da quella soma non sa liberarsi, e anzi, se possibile, la infittisce, agendo in senso inverso appunto rispetto al Tiepolo, che lo segue a ruota ma capisce a volo il senso, la direzione della svolta di Luca, schiarendo immediatamente la sua tavolozza, rendendola liquida, aerea, gioiosamente pronta a espandersi. Del resto questa accettazione di un tramando, se non legata ai luoghi d\u2019origine, la Napoli di Luca non ha molto a che fare con la Venezia tiepolesca, si concreta per\u00f2 in altre sedi, prima fra tutte quella Madird che per entrambi gli artisti \u00e8 un banco finale di prova, una terra di conquista.  C\u2019entra meno Firenze che per\u00f2 per Giordano \u00e8 una prima sede di emergenza, quando dipinge la volta al piano nobile del Palazzo Medici Riccardi, fornendovi una specie di prova generale di tutti gli industriosi soffitti cui poi l\u2019erede Giambattista attender\u00e0 senza posa. Chiss\u00e0, forse questo fare schiarito, terso, luminoso \u00e8 anche una giustificazione della rapidit\u00e0 di esecuzione che come ben si sa connota a fondo il \u201cLuca fa pesto\u201d. Si procede pi\u00f9 rapidamente se non ci si deve trascinare dietro la zavorra di ombre spesse, di fondi fangosi, invasi dalle tenebre. Certo \u00e8 che proprio per merito di Luca, e del suo erede legittimo Giambattista, il fare scuro uscir\u00e0 dal codice cromatico del Settecento, non ve ne troveremo pi\u00f9 tracce. Inutile per\u00f2 cercare in entrambi le tracce di un procedimento concorrente, il fare in piccolo, il che ovviamente non era compatibile con la loro tematica, rivolta al grandioso, ai fasti della storia e del mito, giocata per\u00f2 su toni attenuati, di cristallina trasparenza e levit\u00e0.<br \/>\nLuca Giordano, Dalla natura alla pittura, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitelli. Napoli, Museo di Capodimonte, fino al 10 gennaio. Catalogo Electa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia ormai consueta visita virtuale, con l\u2019aiuto dei media, questa volta si rivolge a una sede di massima eccellenza, al napoletano Museo di Capodimonte, e a un protagonista di uguale eccellenza quale Luca Giordano (1634-1705). 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