{"id":2188,"date":"2020-12-12T11:57:16","date_gmt":"2020-12-12T10:57:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2188"},"modified":"2020-12-12T11:57:16","modified_gmt":"2020-12-12T10:57:16","slug":"avallone-un-gioco-combinatorio-che-mostra-la-corda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/avallone-un-gioco-combinatorio-che-mostra-la-corda\/","title":{"rendered":"Avallone: un gioco combinatorio che mostra la corda"},"content":{"rendered":"<p>Continua la mia bocciatura verso narratori che pure vivono a Bologna, ma che  non riescano a esercitare su di me una sufficiente \u201ccaptatio benevolentiae\u201d per attirare un parere favorevole (di cui del resto sono perfettamente in grado di infischiarsene, data la mia  presente nullit\u00e0). Il  pi\u00f9 censurato da me \u00e8 Marcello Fois, che del resto, siamo sinceri, da Bologna \u00e8 renitente a ricavare qualche frutto, preferendo saccheggiare la sua nativa Sardegna. Nei confronti dei Wu Ming sono altalenante,  Paolo Nori mi irrita per il suo compiacimento  a trattare il vuoto spinto. Forse i gialli di Lucarelli, quando appunto ambientati in una Felsina corrucciata e invernale, qualche simpatia me la attirano. E poi, beninteso, c\u2019\u00e8  il consenso quasi sempre rinnovato per la felice pattuglia dei tempi di RicercaRe, Brizzi, Vinci, Verasani. Silvia Avallone appartiene alla prima categoria, degli sfruttatori abusivi della citt\u00e0 in cui, a quanto pare, risiede,  e dove produce i suoi romanzoni, quasi una serie combinatoria, dove in genere compaiono gli stessi motivi, ma con arrangiamenti variabili. Male il suo esordio con \u201cAcciaio\u201d, di due ragazzine condannate a vivere in un triste ambiente proletario,  da ricordare gli sfondi pauperisti gi\u00f9 cari a Pasolini e Testori. Invece nella seconda opera, \u201cMarina Bellezza\u201d, si era avuto l\u2019inserimento di un aspetto nuovo, una di queste creature \u201cfiori del fango\u201d, appunto la Bellezza eponima, aveva fatto carriera, come lo si pu\u00f2 fare ai nostri giorni, diventando cantante di grido, cos\u00ec da creare un divario di fortuna col ragazzo del cuore, cui in definitiva, in quell\u2019opera, ne era anche affidato il salvataggio, per il suo legame abbastanza autentico con a un Piemonte rustico e selvaggio. Infatti una ragione che potrebbe costituire il lato valido della Nostra non sta nei soggiorni bolognesi,  con relative frequentazioni universitarie, in cui tenta di rubare la battuta a Silvia Ballestra, mancando per\u00f2 totalmente della sua leggerezza di  mano. In realt\u00e0 l\u2019intero suo repertorio sta in sospensione tra i legami per un verso con Biella, e in genere col Piemonte,  e per un altro verso con una localit\u00e0 molto pi\u00f9 a Sud, forse la Piombino degli inizi. E ritornano le due fanciulle, anche questa volta legate da un\u2019amicizia tanto forte da dare il titolo all\u2019intera impresa. Una delle due, Elisa, \u00e8 di basso profilo, sbalzata fuori da una Biella  intesa proprio come \u201cnatio borgo selvaggio\u201d, costretta ad ambientarsi in un paese pi\u00f9 caldo e accogliente. L\u00e0 si incontra con Beatrice, che viene fuori pari pari da Marina Bellezza. O meglio, mentre Elisa si attiene al suo modesto profilo. l\u2019altra, quasi per miracolo, per colpo di bacchetta magica, senza che l\u2019autrice spieghi bene in quale modo, e senza che neppure l\u2019amica del cuore se ne accorga, diventa una diva dello spettacolo, sale nel cielo del successo mediatico, quasi scordandosi della compagna di un tempo, con cui ha condiviso anni quasi di boh\u00e8me appunto  a Bologna, dove fra l\u2019altro le ha rubato il fidanzato. Chiss\u00e0, la nostra Avallone avrebbe potuto slanciarsi fuori dalle acque basse di un neorealismo pi\u00f9 o meno rinnovato, attingere alle rive del mistero, del giallo. Infatti ovviamente i media si interrogano sulla misteriosa scomparsa di quella diva dell\u2019ultima ora. Se la Avallone se avesse letto per esempio  \u201cAllegoria di novembre\u201d, del  grande Palazzeschi, avrebbe avuto la giusta imbeccata per fare il salto di categoria, per passare nel regno del mistero. Invece, dopo il periodo di latitanza, Beatrice si fa viva di nuovo, come se niente fosse successo, e d\u00e0 all\u2019amica ritrovata un appuntamento con cui si ritorna al clima casereccio e provinciale di partenza. Le due si rivedono, tutto come prima, la nostra coppia \u00e8 pronta a ripartire per qualche nuova avventura, ma dal sapore risaputo e ripetitivo.<br \/>\nSilvia Avallone, Un\u2019amicizia, Rizzoli, pp.  454, euro 19.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua la mia bocciatura verso narratori che pure vivono a Bologna, ma che non riescano a esercitare su di me una sufficiente \u201ccaptatio benevolentiae\u201d per attirare un parere favorevole (di cui del resto sono perfettamente in grado di infischiarsene, data la mia presente nullit\u00e0). 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