{"id":2202,"date":"2020-12-26T09:26:47","date_gmt":"2020-12-26T08:26:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2202"},"modified":"2020-12-26T09:26:47","modified_gmt":"2020-12-26T08:26:47","slug":"la-madonna-sistina-capolavoro-assoluto-di-raffaello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/la-madonna-sistina-capolavoro-assoluto-di-raffaello\/","title":{"rendered":"La  Madonna Sistina, capolavoro assoluto di Raffaello"},"content":{"rendered":"<p>   Il mio suggeritore di queste tornate, Artribune, annuncia che proprio oggi, sabato 26 dicembre, su Sky arte comparir\u00e0 un documentario dedicato alla Madonna Sistina di Raffaello. Preferisco giocare d\u2019anticipo parlando di mia iniziativa di questo capolavoro, una delle opere pi\u00f9 intense del divino artefice, che ha la particolarit\u00e0 di essere dipinta su tela, cosa rara per quei tempi, ma certo il materiale \u201ctenero\u201d contribuisce alla sofficit\u00e0 del dipinto, mentre dipingendo su tavola, come era abitudine per quei tempi, Raffaello doveva sostenere una battaglia con la durezza del materiale di base.  Intanto, ritengo anch\u2019io che il Sisto invocato nel titolo non abbia nulla a che fare con i papi Della Rovere, anche se \u00e8 probabile che proprio S. Sisto sia ispirato da Giulio II, come indica la tipica barba del personaggio. Pare dunque che siano stati proprio degli ecclesiastici di Piacenza a commissionare il dipinto, poi finito nelle mani del Granduca di Sassonia e da lui appoggiato a Dresda, dove tuttora risiede e risplende. Fra le numerose Madonne e Bambino uscite dalle mani dell\u2019Urbinate questa \u00e8 forse la pi\u00f9 dolce, pi\u00f9 trepidante, commovente, anche se praticamente immobile, o forse proprio per questo, per una enorme concentrazione espressiva.  I due Santi ai lati sono prodigi di disinvoltura, con quelle pose che fanno coro alla scioltezza dell\u2019immagine centrale. S. Sisto \u00e8 di tre quarti, S. Barbara piega con perfetta naturalezza la testa verso di noi, mentre il corpo \u00e8 rivolto alla coppia centrale. La scena, insomma, \u00e8 pi\u00f9 sottilmente animata di quanto non sia un altro capolavoro che si ritiene della medesima data, del secondo decennio romano dell\u2019Urbinate, la S. Cecilia di Bologna, dove i vari personaggi non sfuggono a una certa rigidit\u00e0 nella loro ostentata verticale. Qui \u00e8 pure da notare la sottigliezza dell\u2019\u201daere perso\u201d che avvolge, accarezza, ammorbidisce le poche figure ammesse. C\u2019\u00e8  quasi da rallegrarsi che l\u2019artista non sia ricorso a quell\u2019oscuramento forzato che stava prevalendo, soprattutto nei ritratti, anche se si trattava di una mossa vincente, di un enorme lascito a favore di tutti i futuri protagonisti della \u201cmodernit\u00e0\u201d, da Caravaggio a Rubens a Rembrandt. In proposito mi piace replicare una osservazione da me gi\u00e0 pi\u00f9 volte avanzata, ma nella trascuranza assoluta dei pretesi intenditori dell\u2019arte raffaellesca. Un capolavoro del precedente periodo fiorentino quale La Madonna del Granduca era nato \u201cin chiaro\u201d, e solo portandoselo dietro a Roma Raffaello aveva fatto il salto rivoluzionario di dargli uno sfondo scuro. Ma qui per fortuna l\u2019aria \u00e8 trepidante, respirante, osmotica come il cielo della Disputa del Sacramento, nella prima delle Stanze, anzi, sembra che queste apparizioni ridotte ne siano appena scese, mantenendo in pieno il medesimo palpito e respiro. Un dettaglio da notare sono i due angioletti in basso, dipinti con la stessa grazia, scioltezza, mobilit\u00e0, ma perfino in misura eccessiva. Un pittore troppo padrone del suoi mezzi in quel caso si era compiaciuto di esibirli allo scoperto, fino a sfiorare un effetto lezioso, quasi un campanello di pericolo, fino a che punto di aneddotismo libero e sciolto il maestro sarebbe giunto, continuando per quella strada? Forse proprio tanta disinvoltura stava agendo sui discepoli, e in primo luogo sull\u2019erede designato, Giulio Romano, fino a fargli intendere che conveniva seguire altro cammino e preparare la svolta manierista. Ovvero, il Cinquecento doveva inserire un motivo di pausa e di diversione rispetto a tanta maturit\u00e0, che minacciava di invadere le terre del Seicento molto prima del tempo. Ci voleva una gelata per fermare quella primavera, o addirittura estate, troppo precoce. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio suggeritore di queste tornate, Artribune, annuncia che proprio oggi, sabato 26 dicembre, su Sky arte comparir\u00e0 un documentario dedicato alla Madonna Sistina di Raffaello. 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