{"id":226,"date":"2015-05-04T10:38:32","date_gmt":"2015-05-04T08:38:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=226"},"modified":"2015-05-04T17:06:48","modified_gmt":"2015-05-04T15:06:48","slug":"una-mostra-in-regola-con-lo-star-system","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/una-mostra-in-regola-con-lo-star-system\/","title":{"rendered":"Una mostra in regola con lo star system"},"content":{"rendered":"<p>   La mostra Arts &#038; Foods che riempie trionfalmente di s\u00e9 gli ampi spazi della Triennale di Milano risponde ovviamente al filone delle esposizioni di circostanza, in questo caso costituita dall\u2019Expo sorgente a poca distanza, come in altri avrebbe potuto venir stimolato da un Arts &#038; Landcape, &#038; Portrait, &#038; Sill life ecc. Questo non toglie che si debba riconoscere a Germano Celant di averla eseguita in misura perfetta, da quell\u2019eccellente, non critico o storico dell\u2019arte, ma general manager, amministratore delegato della premiata Arte povera spa, insomma da vero e proprio Marchionne della situazione. <!--more-->E devo anche ammettere che di fronte al risultato cessano le polemiche sul grosso finanziamento ricevuto per condurre in porto questa sua prestazione, si vede bene dove siano finiti i soldi, nessuno  avrebbe potuto procedere con costi minori. Detto questo, consiglio un visitatore di affidarsi direttamente alla chiara scansione spaziale, distribuita in tre settori dell\u2019enorme spazio, due a pianterreno e uno finale al primo piano. Invece, se si consulta il monumentale catalogo Electa, pur ben condotto, ed efficace se consultato a posteriori, vi si scopre una ridda di settori e articolazioni che, pi\u00f9 che rispettare un sano copione di storia dell\u2019arte, sembrano rispondere proprio a un intento da general manager, di associare all\u2019impresa un gran numero di membri eccellenti e rinomati, invitandoli in qualche modo a sparare con lui nel cadavere e a coprirgli le spalle. Sono insomma pi\u00f9 gli inclusi che gli esclusi, e questi ultimi, tapini, avranno vita dura a pretendere di sollevare dubbi e perplessit\u00e0.<br \/>\n   Si comincia con un\u2019ampia sezione dedicata al confronto indicato dal tema come lo si pu\u00f2 essere esaminare frugando tra la fine dell\u2019Ottocento e gli anni ruggenti del secolo scorso. In questo caso Celant, compreso dell\u2019alto compito assegnatogli, ha assunto i panni di un pensoso antropologo culturale o apostolo della cultura materiale, deciso cio\u00e8 a dare la precedenza a cucine, utensili, posate, servizi, banconi di bar o ristoranti famosi del tempo, il tutto accompagnato da una rigorosa e sempre efficace documentazione fotografica, nonch\u00e9 da precisi inserti, finalmente, di dipinti d\u2019epoca, dovuti agli artisti \u201cgrandi firme\u201d, e questi ci sono tutti, nulla da dire, ma costretti, nell\u2019occasione, a un ruolo ancillare, di complemento, che li costringe a nascondendosi negli angoli riposti, schiacciati dalla massiccia e incombente presenza delle varie testimonianze preponderanti della cultura materiale. Insomma, si tratta di una sezione che meriterebbe di essere trasportata pari pari nell\u2019appena inaugurato, dal Comune ambrosiano, Museo delle culture, MUDEC.<br \/>\n   Le cose vanno meglio, l\u00ec accanto, quando si passa alla seconda sezione, dedicata al secondo dopoguerra, dove domina una sontuosa documentazione della Pop statunitense, presente al gran completo, con magnifici pezzi dei sacri nomi, Oldenburg, Lichtenstein, Warhol and Company. Inoltre, davanti alla radiosa epifania delle opere d\u2019arte, si restringono i margini concessi a design, furniture, tools ecc, o quanto meno questi si pongono in un giustificato rapporto di sinergia, come \u00e8 ben noto in quel frangente arte e mass media si nutrono reciprocamente, il che trova qui una documentazione perfetta. Caso mai, appare alquanto in sofferenza un Celant che volesse indossare i panni dello storico dell\u2019arte recente. Perch\u00e9 per esempio sopprimere un giusto riconoscimento al Nouveau R\u00e9alisme di Restany, di cui pure ci sono quasi tutti i campioni, compreso il nostro Rotella, e il caso analogo di Manzoni, preferendo porli tutti all\u2019insegna di Fluxus? Forse \u00e8 stato un modo per far fuori uno scomodo pretendente a un\u2019egemonia critica sugli anni Sessanta, in cui peraltro Germano era appena nato.<br \/>\n   Ma certo la sezione migliore e pi\u00f9 godibile \u00e8 quella posta al primo piano e dedicata all\u2019arte pi\u00f9 recente, a patto che non si pretenda di verificarla col catalogo alla mano, irto di suddivisioni senza fine, alquanto pretestuose, per es. \u201cArtista come contadino\u201d, \u201cCitt\u00e0 buona da mangiare\u201d, \u201cTutto ci\u00f2 che vive si nutre\u201d, appunto una ragnatela di sottotitoli fatti pi\u00f9 per affidarne la curatela a qualche consociato di valore che per riuscire a rispettarli, tanto \u00e8 vero che ci sono artisti che saltabeccano da una sezione all\u2019altra. Del resto, niente paura, le opere, in genere ben scelte, si distribuiscono a loro pieno agio nel vasto spazio e parlano da s\u00e9. Ovvero, sia ben chiaro, parlano di un generale Art  International System, di cui Celant, come detto in apertura, oggi \u00e8 forse il pi\u00f9 autorevole amministratore, che non sbaglia una virgola nelle inserzioni, ci sono tutti gli aventi diritto, e nulla pi\u00f9,  secondo un criterio che tra l\u2019altro condanna la partecipazione italiana. Sono in mostra tutti i nostri artisti che un posto, in questa repertorio di vincitori, se lo sono procurati, tutti gli altri possono aspettare. Si conquistino prima un posticino nelle classifiche ufficiali, e se ne potr\u00e0 riparlare. Qualcuno dica se Celant, dopo la scommessa vincente sull\u2019Arte povera, ha mai scoperto e lanciato un qualche artista italiano che non abbia avuto la ventura di entrare in un repertorio ufficiale, quello che i \u201ccurators\u201d, di cui Celant \u00e8 massimo esponente, si passano dall\u2019uno all\u2019altro, avendo attenta cura di non uscirne fuori.<br \/>\nArts &#038; Foods, a cura di G. Celant, Milano, Triennale, fino al 31 ottobre, cat. Electa. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra Arts &#038; Foods che riempie trionfalmente di s\u00e9 gli ampi spazi della Triennale di Milano risponde ovviamente al filone delle esposizioni di circostanza, in questo caso costituita dall\u2019Expo sorgente a poca distanza, come in altri avrebbe potuto venir stimolato da un Arts &#038; Landcape, &#038; Portrait, &#038; Sill life ecc. Questo non toglie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-226","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/226","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=226"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/226\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":228,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/226\/revisions\/228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=226"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=226"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=226"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}