{"id":2476,"date":"2021-10-01T10:19:04","date_gmt":"2021-10-01T08:19:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2476"},"modified":"2021-10-01T10:19:04","modified_gmt":"2021-10-01T08:19:04","slug":"piperno-la-colpa-non-e-di-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/piperno-la-colpa-non-e-di-nessuno\/","title":{"rendered":"Piperno, la colpa non \u00e8 di nessuno"},"content":{"rendered":"<p>   Sono intervenuto pi\u00f9 volte, e con giudizio positivo, sui romanzi di Alessandro Piperno, dal primo che lo ha fatto conoscere, \u201cCon le peggiori intenzioni, a \u201c\u201dDove la storia finisce\u201d, del 2016, ora mi pronuncio su questo recente \u201cDi chi \u00e8 la colpa\u201d. E non ho neppure ignorato i suoi interventi saggistici consegnati alla \u201cLettura\u201d del Corriere, e propiziati dalla sua collocazione di docente di letteratura francese all\u2019Universit\u00e0 2 di Roma, Tor Vergata. Non so se abbia mantenuto questo ufficio, o se si sia interamente dedicato a un pi\u00f9 prestigioso compito attuale di direttore dei \u201cMeridiani\u201d Mondadori. In linea di massima, diciamo che Piperno \u00e8 uno dei migliori esponent di un \u201cmain stream\u201d ora frequentato da tanti altri suoi colleghi e colleghe. Sul fronte femminile penso alla  Ciabatti, cui non \u00e8 mai andato il mio consenso, o a una Caminito, emersa all\u2019ultimo Campiello, o a una Di Pietrantonio. Proprio per questa buona adesione a un canone di vita mediano, lontano dagli estremi, mi sembra che il titolo dell\u2019 ultima prova di Piperno sia sbagliato. E\u2019 proprio di questo stesso modo di condurre i giochi della nostra esistenza che non sia possibile chiedersi \u201cDi chi \u00e8  la colpa\u201d. Molto pi\u00f9 pertinente la citazione  recuperata addirittura da Tolstoi, non so da quale sua opera, \u201cDove si giudica non c\u2019\u00e8 giustizia\u201d, e azzeccata anche la riflessione che compare nel quarto di copertina, \u201cE\u2019 difficile accettare il pensiero di essere i soli protagonisti della propria vita\u201d, una massima che consacra proprio il procedere mediano, ben bilanciato di cui questo romanzo d\u00e0 continua prova, con un protagonista che ignora a lungo di provenire da una famiglia ebraica non priva di potere economico, di cui per\u00f2 egli scopre solo in ritardo i relativi vantaggi. Ma intanto avvengono i soliti drammi che turbano il diversamente pigro scorrere delle esistenze. Nasce un conflitto tra i genitori, con morte sospetta della madre, e accusa al marito  di essere colpevole di uxoricidio, fino alla condanna e all\u2019incarceramento, il che, in sostanza,  provoca una sua totale assenza a fianco del figlio. Il giovane per\u00f2 trova un valido surrogato, una sorta di padre putativo in uno zio, fratello della madre, che forse \u00e8 la figura meglio riuscita del romanzo col suo misto di pigrizia e di intraprendenza, una specie di avanti-indietro, di spingere sull\u2019acceleratore o invece frenare, il che ha un effetto positivo sul nipote, talora incitato a compiere degli affondi, cui per\u00f2 seguono delle frenate, dei passi indietro. Tipico in questo senso un periodo consumato nella Citt\u00e0 della Mela, tra sistemazioni fittizie, degne di una boh\u00e8me scolastica o di primo apprendistato, e invece le possibilit\u00e0 pi\u00f9 ricche, consentite da quello zio stravagante, procedente a velocit\u00e0 alterna, comunicando al pupillo degli stimoli che di conseguenza sono anch\u2019essi di segno variabile. Una situazione  di instabilit\u00e0 e di incertezza che per\u00f2 rende attraente la scena, rendendola folta di vicende, di ribaltamenti di situazione, dal positivo al negativo o viceversa. Tutto ci\u00f2 si  traduce fedelmente a livello di educazione sentimentale, attraverso rapporti, di nuovo, scoperti e nutriti in seno a una famiglia allargata, ma mai portati a termine, mai approdanti a una qualche conclusione. Quasi che il nostro docente di letteratura francese volesse davvero rendere omaggio all\u2019\u201dEducation sentimentale\u201d di Flaubert, cercando di attualizzarla, di farla scorrere in accordo con riti, modalit\u00e0, circostanze quali si convengono al nostro costume attuale. Naturalmente ne viene una situazione di totale sospensione, col problema di come uscirne, di come dare un finale  a questa trama dagli esiti molteplici e controversi. Nel romanzo precedente  Piperno aveva deciso di tagliare corto, come del resto annunciava il titolo, \u201cDove la storia finisce\u201d, ricorrendo a un attacco estremista che sopprime alcuni protagonisti riducendo cos\u00ec il numero delle incognite, dei casi ancora aperti. Questa volta l\u2019autore rinuncia al ricorso a un qualche deus ex machina, i vari protagonisti vengono lasciati a loro stessi, il che senza dubbio contribuisce a dare pi\u00f9 naturalezza alla vicenda, anche nel rispetto del modello flaubertiano, che gi\u00e0 anticipava uno dei detti aurei che sarebbero poi stati enunciati dal nostro Pirandello, \u201cLa vita non conclude\u201d, Questo in definitiva poteva essere un valido titolo per la recente prova del nostro autore.<br \/>\nAlessandro Piperno, Di chi \u00e8 la colpa, Mondadori, pp.434, euro 20-<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono intervenuto pi\u00f9 volte, e con giudizio positivo, sui romanzi di Alessandro Piperno, dal primo che lo ha fatto conoscere, \u201cCon le peggiori intenzioni, a \u201c\u201dDove la storia finisce\u201d, del 2016, ora mi pronuncio su questo recente \u201cDi chi \u00e8 la colpa\u201d. 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